di Stephanie Barone in ,

Sequestro Aldo Moro: i 55 giorni più bui dell’Italia


 

Era il 16 marzo 1978 quando il presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro venne rapito da un nucleo delle Brigate Rosse: quelli furono i 55 giorni più bui della storia repubblicana.

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Era il 16 marzo 1978 quando l’Italia visse uno dei momenti più bui della propria storia repubblicana. La mattina di quel giorno infatti, mentre in Parlamento il nuovo Governo a firma di Giulio Andreotti doveva chiedere la fiducia, l’ex Presidente del Consiglio Aldo Moro venne rapito da un nucleo delle Brigate Rosse in via Fani a Roma. Sul luogo vennero trucidati i cinque uomini della scorta di Aldo Moro mentre lui veniva portato via: nei 55 giorni successivi nessuno più in grado di trovarlo. Nel giro di poche ore il caso Moro divenne il fulcro di ogni mossa politica e mediatica: i giornali uscirono con edizioni speciali sul sequestro, i lavoratori scesero in piazza a scioperare per dissociarsi dal terrorismo delle Brigate Rosse mentre i politici e le forse dell’ordine cercavano di studiare un piano per trovare il presidente rapito.

Solo due giorni dopo l’agguato, mentre in San Lorenzo al Verano si celebravano i funerali degli uomini della scorta, venne fatto ritrovare il primo dei nove comunicati che le Brigate Rosse inviarono durante i 55 giorni del sequestro di Aldo Moro con la spiegazione delle loro richieste. “Giovedì 16 marzo, un nucleo armato delle Brigate rosse ha catturato e rinchiuso in un carcere del popolo Aldo Moro, presidente della Democrazia Cristiana. La sua scorta armata, composta da cinque agenti dei famigerati corpi speciali, è stata completamente annientata. Chi è Aldo Moro è presto detto: dopo il suo degno compare De Gasperi, è stato fino a oggi il gerarca più autorevole, il teorico e lo stratega indiscusso di questo regime democristiano che da trenta anni opprime il popolo italiano. Ogni tappa che ha scandito la controrivoluzione imperialista di cui la Dc è stata artefice nel nostro Paese – dalle politiche sanguinarie degli anni Cinquanta alla svolta del centrosinistra fino ai giorni nostri con l’accordo a sei – ha avuto in Aldo Moro il padrino politico e l’esecutore più fedele delle direttive impartite dalle centrali imperialiste”.

A ogni modo nei giorni successivi le Brigate Rosse fecero intendere che avrebbero restituito vivo il presidente della Democrazia Cristiana in cambio del rilascio di alcuni terroristi tenuti in carcere ma dallo Stato non arrivò mai l’intenzione a collaborare da questo punto di vista malgrado i fronti, tra chi voleva una linea collaborativa e chi una intransigente, continuarono a scontrarsi. Nel frattempo oltre ai comunicati delle Brigate Rosse, arrivavano anche le lettere di Aldo Moro alla famiglia e ai colleghi, anche se in molti credevano che quelle fossero dettate degli stessi brigatisti.

“Per quanto riguarda la nostra proposta di uno scambio di prigionieri politici perché venisse sospesa la condanna e Aldo Moro venisse rilasciato, dobbiamo soltanto registrare il chiaro rifiuto della DC. Concludiamo quindi la battaglia iniziata il 16 marzo, eseguendo la sentenza a cui Aldo Moro è stato condannato”. E le cose andarono effettivamente così. I brigatisti attuarono quindi la sentenza del cosiddetto Tribunale del Popolo e il corpo senza vita del presidente Aldo Moro venne fatto ritrovare il 9 maggio 1978 in una Renault 4 rossa in via Caetani, in pieno centro di Roma.

Foto in copertina: Giulio Andreotti e Aldo Moro / Wikimedia Commons

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