di Alessandro Cirinei

Sergio Marchionne: da profeta a capro espiatorio?


 

Una cosa è certa, il mercato delle quattro ruote è in forte contrazione in tutta Europa. I Dati dell’European Free Trade Association parlano di una descrescita delle immatricolazioni  dell’11% a Settembre mentre da Gennaio a Settembre il calo è stato del 7,2%. In Italia va pure peggio, e Marchionne che fa?

Fiat Agnelli vende a Wolkswagen

Il guru di questo mercato, che per anni è stato eretto a paladino della resurrezione della Fiat, è oggi alle prese con il nervosismo dei sindacati, che proprio ieri sono stati rassicurati sul fatto che gli stabilimenti in Italia non chiuderanno e entro la fine del mese ci sarà pronto il nuovo piano industriale. Notizia che non convince Susanna Camusso, leader della CGIL, nè tantomeno il combattivo capo di Confindustria Giorgio Squinzi che punzecchia Marchionne sulla fine che hanno fatti gli investimenti da 20 miliardi di euro annunciati precedentemente per il piano “Fabbrica Italia”.

Dopo un quadrienno esaltante, iniziato con la sua nomina del 2004 e con i grandi successi della nuova 500, della Grande Punto e del capolavoro Chrysler la sua popolarità era alle stelle. Il suo modo compassato e schietto di porsi era diventato quasi trendy, mentre le azioni della FIAT si impennavano dai 4 euro del 2005 ai 23 euro del 2007.
Dopo 3 anni come AD della Fiat, e successivamente anche come CEO di Chrysler, Marchionne ed i suoi maglioni era un caso mediatico, una vera icona di “manager perfetto”.
I problemi del mercato automotive però sono una vera onda anomala che in Italia si è sentita anche più che all’estero.

Nonostante gli aiuti ricevuti, nemmeno il saggio Marchionne ha potuto nascondersi dietro ad una crisi pesantissima che risparmia solo poche case automobilistiche la cui è efficienza è rodata.
Di recente, nella sua lunga intervista concessa a “La Repubblica”, Marchionne ha chiarito che non c’è nessuna intenzione di fuggire dall’Italia, di attivare dolorosi piani di ristrutturazione o di chiudere siti produttivi.
Per Marchionne chiedere aiuto al governo Italiano, e quindi agli Italiani, è nella normale natura delle cose. In una situazione di mercato drammatica, bisogna dare supporto ad un’azienda che rappresenta l’Italia e che può incidere come nessuno sul benessere del paese.
Marchionne sottolinea che la Fiat ha già messo insieme perdite superiori ai 700 milioni di euro in Europa mentre riesce a restare a galla all’estero. Inutile nascondersi dietro un dito, le condizioni che davano un senso al piano “fabbrica Italia” non ci sono più, se l’è portate via la crisi in cambio di oltre 70 cause dalla FIOM.
Marchionne non vede soluzioni viabili nemmeno con il lancio di nuovi modelli. La nuova Panda, conclude l’Amministratore Delegato del Lingotto, è stata lanciata con un budget 800 milioni. Soldi buttati al vento perchè non esiste un mercato per questa tipologie di auto, nonostante l’assoluta eccellenza con cui è stata prodotta. Che senso ha investire nel 2012 se non ci sono segnali di ripresa da qui al 2014?

Al di là delle schermaglie con Della Valle e dei dissidi con politici e istituzioni, sergio Marchionne ha perso il suo appeal così come il successo della Fiat è stato fortemente ridimensionato. Come afferma anche il diretto interessato, Marchionne non è “l’uomo nero” ma certamente è nervoso e per la prima volta mostra segni di debolezza. Un manager capace, innovativo e coraggioso che è un pò scarico davanti ad una crisi senza precedenti.

Se sarà in grado di superare anche questi ostacoli allora sarà vera gloria, per adesso si può solo parlare di gloria “a metà”.

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