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Severino Antinori è stato condannato a 7 anni e 2 mesi di carcere: ci fu prelievo forzato di ovuli

Severino Antinori è stato condannato a 7 anni e 2 mesi di carcere nel processo milanese sul presunto prelievo forzato di otto ovociti ai danni di una giovane infermiera spagnola avvenuto il 5 aprile 2016 alla clinica Matris di Milano. Il noto ginecologo è stato dunque riconosciuto colpevole del reato, lo ha deciso oggi, giovedì 15 febbraio, l’ottava sezione penale, presieduta da Luisa Ponti, condannando anche altri 4 imputati a pene fino a 5 anni e 2 mesi.

L’inchiesta, partita con la denuncia della vittima, aveva portato ai domiciliari Antinori. Il ginecologo è stato anche “interdetto dall’esercizio della professione medica” per “5 anni e 6 mesi”. Antinori dovrà anche pagare una multa di 3.500 euro; i giudici di Milano hanno disposto inoltre la confisca degli embrioni ancora sotto sequestro e deciso che la clinica milanese Matris, dove operava il ginecologo all’epoca dei fatti, debba rimanere sotto sequestro fino a sentenza definitiva. Cancellate le imputazioni di rapina del telefono della giovane e un’altra accusa di sequestro.

Antinori si dichiara innocente

L’imputato Antinori si è sempre professato innocente e completamente estraneo ai fatti contestati. “Una sentenza oltremodo eccessiva che stravolge la verità dei fatti. Siamo convinti dell’innocenza del professore Antinori e soprattutto della sua scienza” – queste le parole dell’avvocato Gabriele Maria Vitiello, difensore di Antinori insieme ai colleghi Carlo Taormina e Tommaso Pietrocarlo – “Il medico oggi non è qui perché non sta bene, questa vicenda gli ha stravolto la vita. Attendiamo le motivazioni”. In merito alla interdizione dall’esercizio della professione medica stabilito dai giudici, la difesa ha detto: “Il professore ha più di settant’anni, con l’interdizione e quanto gli è stato contestato avrà delle difficoltà, ma è forte, si rialzerà. Continueremo la battaglia”.

Severino Antinori: le accuse contro di lui

La 23enne infermiera spagnola, di origini marocchine, che accusò il ginecologo raccontò di essere stata immobilizzata, sedata e poi costretta a subire l’intervento. Durante la sua deposizione in un’aula protetta, precisò inoltre che inizialmente accettò di donare i suoi ovuli in cambio di 7mila euro, ma di essersi infine rifiutata perché “vietato dalla religione musulmana”. Fu allora che, sempre secondo la sua versione dei fatti, Antinori e la segretaria Bruna Balduzzi l’avrebbero “afferrata con la forza e portata in sala operatoria” dove le sarebbe stato “messo un braccialetto verde al polso” per poi procedere con l’anestesia. La vittima avrebbe cercato in ogni modo di sottrarsi all’intervento,  al punto da aver “urlato ad Antinori e alla Balduzzi di lasciarmi ma poi Marcianò mi ha fatto una puntura. Da quel momento in poi non ricordo più nulla”.

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