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Sgozzata dalla madre a Cecchina: l’inquietante messaggio all’amica prima di essere uccisa

Cecchina: la ragazzina sgozzata dalla madre che poi si è suicidata lanciandosi dalla terrazza della palazzina in cui abitavano, prima di morire aveva mandato un messaggio vocale su WhatsApp ad un’amica che, considerato oggi alla luce dei tragici fatti avvenuti, suona come una sinistra premonizione“Mamma non mi dice la verità su molte cose, mi rende la vita impossibile, vivo come nell’inferno di Dante”, queste le parole pronunciate da Yasmine Seffahi, la diciottenne uccisa lunedì 28 maggio, in un messaggio vocale inviato su WhatsApp a una compagna di classe del liceo scientifico Vailati di Genzano che la ragazza frequentava con ottimo profitto.

La vittima 18enne era una studentessa modello, dalla condotta impeccabile, amante del sapere e dello studio, che a casa però viveva un dramma sfociato, come sappiamo, in tragedia. “Eppure Yasmine, come ha detto alle amiche, era in un inferno dantesco, schiacciata tra la voglia di essere occidentale e le radici marocchine, la cultura musulmana e il Corano che lei leggeva da sola in casa: curiosa e studiosa com’era anche la sua religione andava approfondita”, scrive Il Mattino. La ragazza era nata a Biella e il padre l’aveva lasciata da neonata sola con la madre, Saliha Marsli, di 43 anni. Mamma e figlia si erano poi trasferite nel Lazio, prima a Genzano e poi a Cecchina, in via Francia 33, dove si è consumato l’omicidio-suicido.

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Forse proprio siffatte divergenza di carattere culturale sono state alla base dei frequenti litigi tra le due. Yasmine “era integrata. Bella, allegra, sorridente ma da venti giorni era diventata cupa e pensierosa, ce l’aveva con la mamma che la limitava e voleva che stesse di più a casa”, hanno riferito amici e compagni di classe ai carabinieri che stanno indagando sul caso. La ragazza aveva loro confidato di avere paura di dover lasciare l’Italia per raggiungere la sorella maggiore, in Francia. La madre lavorava come colf e come badante, ma ciò non era sufficiente a farle vivere in tranquillità economica. Un clima di difficoltà ed esasperazione, quello in cui è maturato il dramma: “Forse, in condizioni di forte stress psicologico, la donna all’ennesimo litigio con la figlia, proprio per il suo modo di essere, domenica alle 20:30 è stata colta da raptus, ha impugnato un coltello da cucina e ha tagliato la gola alla figlia, poi ha dato fuoco alla casa e, con una scala e il coltello sanguinante in mano, è salita sul tetto e si è gettata dal lucernaio del quarto piano, precipitando nel giardino di un’abitazione al pian terreno”.

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