di Gianluca Capiraso

Sigaretta elettronica, boom in Italia: ma fa male?


 

Ecco la nuova moda dei fumatori italiani che cercano di smettere. Aperti in pochi mesi migliaia di negozi in tutta Italia, ma sono un paio le catene che detengono il monopolio del settore nel nostro Paese. Tutti a chiedersi se fanno male: rispondono gli esperti

Negozianti improvvisati che hanno fiutato l’affare dell’anno: migliaia, in tutta Italia, senza grosse distinzioni tra Nord e Sud, i punti vendita aperti negli ultimi mesi. Sono spuntati come funghi. Nella sola città di Milano se ne contano oltre una cinquantina, sia in centro che in periferia. Ed ogni giorno si assiste, puntualmente, ad una nuova inaugurazione in qualche zona della città.

E’ la nuova moda degli italiani, come al solito affascinati da tutto ciò che rappresenta il nuovo, la novità, salvo poi fare dietrofront perché quello italiano resta alla fine un popolo conservatore e tradizionalista.

Ma stavolta in ballo c’è la salute e – al di là del business fiorente – l’acquisto della sigaretta elettronica potrebbe rivelarsi una scelta vincente per smettere di fumare (o quanto meno diminuire).

Tutti a chiedersi, però, se questo supporto (che può essere simile ad una penna o alla vera sigaretta) faccia male, se sia nocivo alla salute. Sul web, non a caso, si susseguono domande e quesiti di questo tipo da chi ha intenzione di acquistarla o, magari, già l’ha fatto. Giusto documentarsi, ma il rischio è quello di ascoltare consigli di esperti improvvisati che, come al solito, abbondano, soprattutto su internet.

negozi sigarette elettroniche

Per il momento, stando all’ultima news pubblicata sull’argomento da Corriere.it, mancano ancora degli studi che dicano sono nocive o innocue alla salute. Impossibile, per il momento, stabilire anche se l’e-cig (abbreviazione dall’inglese e-cigarettes) sia effettivamente utile al fumatore per smettere e gettare l’ultimo pacchetto.

L’unica raccomandazione, per il momento, è quella di accertarsi della presenza del marchio comunitario CE, che dovrebbe quanto meno essere una garanzia sulla conformità del prodotto secondo gli standard previsti dalla Comunità Europea.

Legittimo chiedersi come sia possibile assistere a tutte queste nuove aperture e al proliferare di catene del settore (di cui un paio hanno già il “monopolio”) senza avere la certezza che i prodotti commercializzati non siano nocivi alla salute.

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