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Simona Floridia scomparsa nel 1992, inizia il processo ‘senza cadavere’: “Sono stato io”

Caltagirone scomparsa Simona Floridia: inizia il processo relativo al caso della misteriosa sparizione, il 16 settembre 1992 a Caltagirone (Catania), della 17enne siciliaan. Dopo 26 anni la clamorosa svolta nelle indagini con il rinvio a giudizio di Andrea Bellia, oggi 45enne, accusato di omicidio volontario premeditato ai danni dell’allora minorenne il cui corpo non è mai stato ritrovato. L’inchiesta era stata riaperta grazie all’avvocato della famiglia Floridia, che aveva scoperto la registrazione di una telefonata in cui l’imputato confessava il delitto. Adesso il procuratore di Caltagirone, Giuseppe Verzera, contesta a Bellia l’omicidio volontario premeditato. Tra le prove citate dall’accusa la succitata confessione ad un amico (“Sono stato io”), confermata dal teste in sede di incidente probatorio ma sempre smentita dall’imputato.

scomparsa a caltagirone nel 1992

Simona Floridia: quando è scomparsa, la ricostruzione dell’accusa

Bellia è indagato a piede libero e assistito dall’avvocato Fabiana Michela Distefano. Da sempre si proclama estraneo ai fatti contestati. La prossima udienza del processo si terrà il 29 novembre 2018. Simona Floridia scomparve la sera del 16 settembre del 1992 da Caltagirone. Era uscita con degli amici e poi, prima di rientrare a casa, secondo la loro ricostruzione fece un giro in Vespa con Bellia, che all’epoca aveva 19 anni. Secondo la ricostruzione dell’accusa i due fecero un giro sul Monte San Giorgio dove avrebbero avuto una lite al culmine della quale Bellia l’avrebbe gettata da un dirupo. La difesa dell’umo sostiene invece che dopo un giro fatto insieme, Bellia con la Vespa avrebbe riaccompagnato Simona al centro, lasciandola viva vicino a un bar. Da allora non l’avrebbe più vista.

La confessione di Andrea Bellia

Nella precedente inchiesta l’indagine si era conclusa con un’archiviazione del fascicolo. E’ stato il legale della famiglia Floridia, l’avvocato Giuseppe Fiorito, a scoprire l’esistenza della succitata registrazione grazie a delle sue indagini. Bellia avrebbe confessato il delitto ad un amico dopo un incidente, dal quale pensava non sarebbe sopravvissuto. Durante l’incidente probatorio ha però sempre negato siffatta circostanza ribadendo la sua innocenza.

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