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Siria, Trump: «Pronti ad usare i missili». Mosca: «Vuol distruggere le prove degli attacchi chimici»

Un botta e risposta velenoso quello andato in scena oggi tra Washington e Mosca. Protagonisti, da una parte, il Presidente Donald Trump in prima persona, dall’altro il Ministero degli Esteri russo. Dopo il sorvolo del cacciatorpediniere USS Donald Cook da parte di caccia russi, la tensione continua a salire. Il Cook sarebbe pronto a lanciare i suoi missili Tomahawk contro gli arsenali chimici del regime di Assad, definito dal presidente Trump un “gas killing animal”. «La Russia dice che abbatterà tutti i missili lanciati contro la Siria. Preparati Russia, perché arriveranno, belli e nuovi e ‘intelligenti’. Non dovresti essere partner di un Gas Killing Animal che uccide la sua gente e si diverte!», ha scritto oggi su Twitter il presidente USA.

A stretto giro di posta è arrivata oggi la risposta del Cremlino, per bocca dela portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova. Mosca ha replicato al tweet di Trump osservando che se le armi statunitensi fossero davvero intelligenti avrebbero già da tempo colpito i terroristi che da anni spargono sangue innocente in Siria. «I missili intelligenti – ha dichiarato Zakharova – dovrebbero essere lanciati verso i terroristi, non contro il governo legittimo della Siria, che ha passato diversi anni a combattere il terrorismo internazionale sul suo territorio». Inoltre la portavoce del Ministero degli Esteri russo osserva, ironicamente, se qualcuno ha «avvertito gli esperti dell’Opac che ora missili intelligenti possono distruggere tutte le prove di uso di armi chimiche sul terreno». Prove che potrebbero mostrare come a Douma sia stata inscenata una provocazione volta a scatenare una rappresaglia delle potenze occidentali contro Damasco. Insomma le fake news sugli attacchi chimici come nuovo casus belli per farla finita con il regime di Assad.

assad putin armi chimiche siria

“Lo scenario che si sta delineando in queste ore nel conflitto siriano ricorda da vicino la “pistola fumante” delle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein con cui gli Usa giustificarono agli occhi del mondo l’invasione dell’Iraq nel 2003”, osserva Gianandrea Gaiani su Analisidifesa.it, trovandoci completamente d’accordo. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha gettato acqua sul fuoco dichiarando che la Russia «spera che tutte le parti coinvolte in Siria evitino qualsiasi iniziativa che possa “destabilizzare significativamente” una situazione già “fragile”». Con un secondo tweet Trump ha poi provato a smorzare la tensione, osservando che non c’è «alcuna ragione» per il peggioramento delle relazioni USA con la Russia e che «abbiamo bisogno che tutte le nazioni lavorino insieme. Stop alla corsa agli armamenti?». La tensione resta comunque altissima e i missili Tomahawk puntati verso la Siria.

Written by Andrea Monaci

46 anni, fondatore e direttore editoriale di Urbanpost.it Ha iniziato la sua carriera con la cronaca locale, ma negli ultimi 20 anni si è occupato principalmente di lavoro, economia e politica. Ha scritto, tra gli altri, per il "Secolo XIX" e "Lavoro e Carriere". Quando non lavora le sue passioni sono la musica rock, i cani, le vecchie auto e la buona cucina.

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