di Enzo Ranaudo in , ,

SPECIALE – Collasso Ilva Taranto Sette arresti e sospetti su Vendola


 

Tutta la ricostruzione della vicenda che ha portato a 7 arresti con accuse di associazione per delinquere, disastro ambientale e concussione. L’azienda ritira i badge ai dipendenti: la chiusura dello stabilimento Ilva di Taranto è già un fatto. A rischio anche l’attività a Genova, Novi Ligure, Racconigi, Marghera e Patrica. Vendola: ipotesi di pressioni su Direttore Arpa Puglia

Chiusura Ilva Taranto Ricostruzione Indagine Magistratura

E’ arrivata come un fulmine a ciel sereno. O quasi. Ieri in giornata la notizia: nell’ambito di un altro filone dell’inchiesta sull’Ilva di Taranto sono sette gli arresti, tre in carcere e quattro ai domiciliari. Per loro le accuse di associazione per delinquere, disastro ambientale e per alcuni concussione, non corruzione come si era appreso in un primo momento. Inoltre la Guardia di finanza di Taranto ha effettuato sequestri di prodotti finiti e semi lavorati. Poi una rapida escalation che ha portato all’annuncio della chiusura dello stabilimento di Taranto, alla proclamazione dello sciopero dei circa 5 mila, alla convocazione di un tavolo da parte del Governo con tutti i ministri interessati e tutte le parti sociali.

Tutto è partito da una presunta concussione che avrebbe riguardato anche un ex assessore della Provincia di Taranto. Da questa indagine è nato un altro troncone che riguarda l’episodio di un presunto caso di corruzione in atti giudiziari addebitato dagli altri a un ex consulente (Ctu) del pubblico ministero ma anche l’ex responsabile delle pubbliche relazioni dell’Ilva. Nel primo caso le due persone arrestate e sottoposte ai domiciliari sono l’ex assessore all’Ambiente Michele Conserva e il rappresentante legale di una società privata, la Promed Engineering, Carmelo Dellisanti. Nel secondo caso sono stati sottoposti ai domiciliari l’ex presidente dell’Ilva e attuale presidente del Cda di ‘Riva Fire’, Emilio Riva, e l’ex consulente della Procura Lorenzo Liberti. Un provvedimento invece che prevede la custodia in carcere ha riguardato Fabio Riva, già vicepresidente dell’Ilva e attualmente vicepresidente di ‘Riva Fire’, Luigi Capogrosso, ex direttore tecnico dello stabilimento siderurgico di Taranto e Girolamo Archinà, ex responsabile delle relazioni esterne dell’Ilva.

Sia Emilio Riva che Luigi Capogrosso erano già sottoposti ad un provvedimento di arresti domiciliari. Nei confronti di un secondo figlio di Emilio Riva, Nicola, già presidente dell’Ilva, la richiesta di arresti è stata rigettata. E dall’operazione denominata “Environment sold out” della Gdf, è emerso anche che sono indagati l’attuale presidente Bruno Ferrante e l’attuale direttore tecnico dello stabilimento siderurgico Ilva di Taranto Adolfo Buffo.
A quanto riferito dalla Guardia di finanza del capoluogo ionico si tratterebbe de “la costituzione di un’associazione a delinquere finalizzata alla perpetrazione dei reati di disastro ambientale aggravato; omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro; avvelenamento di acque e sostanze alimentari; concussione e corruzione in atti giudiziari. Le condotte illecite poste avrebbero causato l’emissione nell’aria e negli ambienti vicini allo stabilimento di sostanze nocive quali benzo(a)pirene, diossine, metalli ed altri polveri nocive, cagionando gravissimo pericolo per la salute pubblica e dei lavoratori dello stabilimento medesimo, contaminazione di terreni ed acque ove insistono numerose aziende agricole locali, con la conseguente necessità di procedere all’abbattimento di numerosi capi di bestiame destinati al consumo umano.Nichi Vendola Ilva Taranto

Per tutto ciò l’amministratore delegato, l’ex direttore e l’ex responsabile delle relazioni esterne dell’Ilva sono stati tratti in arresto e condotti presso la casa circondariale di Taranto, mentre il presidente della holding che controlla la predetta società ed il citato professore universitario sono stati sottoposti agli arresti domiciliari”. Inoltre ci sarebbe “l’attenta regia del presidente Nichi Vendola e del suo capo di gabinetto, avvocato Manna, ‘pressioni’ per ‘far fuori’ il direttore generale dell’Arpa Puglia, Giorgio Assennato”, autore della relazione sulle emissioni inquinanti prodotte dall’Ilva. A scriverlo è il gip di Taranto, Patrizia Todisco, nell’ordinanza d’arresto per i vertici dell’azienda, riportando una telefonata del 30 giugno 2010 tra Archinà e il segretario provinciale della Cisl di Taranto, Daniela Fumarola, nella quale l’ex funzionario dell’Ilva afferma di come “l’avvocato Manna (allora capo di gabinetto del presidente della Regione, ndr) e l’assessore Fratoianni fossero stati incaricati dal presidente Vendola di ‘frantumare Assennato’”. In un’altra telefonata, del 2 luglio del 2010, a parlare sono, invece, l’ex direttore dello stabilimento di Taranto Luigi Capogrosso e uno degli avvocati dell’Ilva. Quest’ultimo, annota la Guardia di finanza, riferisce che “Archinà ha avuto contatti con il capo di gabinetto di Vendola il quale ha riferito che sono contro Assennato e che cercheranno di farlo fuori”.

Questo il quadro complessivo emerso dalla presentazione delle indagini. Il tutto ha portato il Procuratore capo della Repubblica del tribunale di Taranto, Franco Sebastio, ad assumere l’importante decisione di far valere il diritto alla salute a quello del lavoro: “Il diritto che non accetta contemperamenti o compressioni di sorta è il diritto alla vita e quindi alla salute perché, come dice il giudice mutuando quello che noi diciamo da sempre, di fronte a un fondamentale diritto tutti gli altri devono cedere il passo anche il diritto al lavoro”. E’ quanto ha riferito nel corso della conferenza stampa sugli arresti, aggiungendo che “questa non è solamente un’indagine tecnica ma c’è qualcosa di più: alla base ci sono dei principi di civiltà che è bene ribadire una volta per tutte. Nel provvedimento del gip si accoglie in pieno una tesi che il mio ufficio e io sosteniamo da sempre e cioè che la salute e la vita umana sono beni primari dell’individuo la cui salvaguardia va assicurata in tutti i modi possibili. Per cui non si potrà mai parlare di inesigibilità tecnica o economica quando è in gioco la tutela di beni di rilevanza costituzionale quale il diritto alla salute”.

Ilva Taranto Chiusura

L’Ilva di Taranto, dunque, avrebbe emesso “nell’aria e negli ambienti vicini allo stabilimento sostanze nocive, causando gravissimo pericolo per la salute pubblica e dei lavoratori dello stabilimento, contaminazione di terreni ed acque”. Ma tutto poi ha fruttato l’annuncio: “L’azienda ci ha appena comunicato la chiusura, pressoché immediata, di tutta l’area attualmente non sottoposta a sequestro e ciò riguarda oltre 5000 lavoratori cui si aggiungerebbero a cascata, in pochi giorni, i lavoratori di Genova, Novi Ligure, Racconigi, Marghera e Patrica”. L’allarme è stato lanciato dal segretario Fim Cisl Marco Bentivogli. Quindi la nota congiunta e l’annuncio dello sciopero generale da parte di Fim, Fiom, Uilm: “La situazione che si sta venendo a creare per tutto il gruppo Riva è gravissima e necessita di risposte chiare e immediate da parte del governo.

L’annuncio da parte dell’azienda che intende mettere in libertà tutti i lavoratori dell’area a freddo dello stabilimento di Taranto (circa 5.000 persone), che per lo stabilimento di Genova c’è materiale ancora solo per una settimana e per quello di Novi Ligure per due settimane, e a cascata Racconigi, Marghera e Patrica, rende necessario che il Governo, dopo l’approvazione dell’Aia, dica a chiare lettere se vuole salvaguardare un patrimonio industriale e occupazionale essenziale per il Paese”. Così le segreterie nazionali dei sindacati metalmeccanici che hanno avvertito: “Se non arriverà una convocazione presso la Presidenza del Consiglio nelle prossime ore, decideranno di proclamare uno sciopero nazionale di tutto il gruppo per giovedì 29 novembre con manifestazione sotto Palazzo Chigi a Roma”. Una situazione che è degenerata in poche ore e che ha subito messo in evidenza quanto sia rilevante per l’industria italiana.

Tanto è vero che ha suscitato immediatamente l’attenzione dei segretari generali dei sindacati, preoccupati di come possa conseguire la vicenda: “Prima che la situazione a Taranto diventi insostenibile e si trasformi in un problema di ordine pubblico, chiediamo al governo di intervenire presto affinché si trovi un punto di equilibrio tra il diritto alla salute dei cittadini e l’interesse dei lavoratori a non perdere l’unica fonte di reddito, in un contesto territoriale e generale già fortemente compromesso”. Questo l’appello del segretario generale dell’Ugl, Giovanni Centrella, per il quale “a pagare doppiamente il prezzo dei problemi connessi all’attività dell’Ilva a Taranto sono e saranno solamente i più indifesi, quelli che cioè hanno già pagato in termini di salute. Senza dimenticare che, lo stop dello stabilimento pugliese è in grado di creare una reazione a catena in altri stabilimenti nel resto d’Italia. Con la convocazione del governo – conclude Centrella – ci aspettiamo di affrontare non solo i problemi dell’Ilva di Taranto, ma di individuare insieme e con senso di responsabilità una strategia di politica economica con la quale stabilire una volta per tutte se l’Italia è realmente intenzionata a continuare a produrre acciaio oppure no”. Convocazione che è arrivata da Palazzo Chigi per il prossimo giovedì 29 novembre.

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