di Stephanie Barone in ,

Speciale Donne di oggi: Anna, psicologicamente distrutta da un narcisista


 

Per UrbanPost è arrivato il momento del secondo appuntamento con la rubrica “Donne di Oggi”, uno speciale che raccoglie testimonianze al femminile arrivate a noi grazie alla collaborazione di diverse associazioni sul territorio. La storia di Anna è quella di una donna vittima di violenza psicologica.

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La scorsa settimana, in occasione della Festa delle Donne, UrbanPost ha inaugurato lo speciale Donne di oggi che settimanalmente vi propone testimonianze dal mondo femminile. Per questo secondo appuntamento della rubrica vi proponiamo la testimonianza di Anna (un nome di fantasia per la tutela della privacy) che ci è stata resa disponibile grazie alla collaborazione di Global Humanitaria Italia Onlus, un’organizzazione non lucrativa di utilità sociale che nel 2015, grazie al supporto della criminologa Cinzia Mammoliti, ha fatto partire il progetto “La violenza psicologica uccide. Fermiamola ora!”. Non è infatti solo la violenza fisica ad uccidere le donne e chiunque ne sia vittima ma anche quella psicologica che comporta abuso, umiliazione, denigrazione, svilimento, derisione, prevaricazione, minaccia, ricatto, tortura. Ecco la storia di Anna, raccontata direttamente dalle sue parole.

La storia di Anna

Sono una donna separata con un figlio e inizio 7 anni fa una relazione con un mio collega durata quasi 6 anni. Era una storia fantastica, tutte le mie colleghe mi dicevano che ero fortunatissima, avevo trovato un uomo bello, affascinante ma soprattutto molto acculturato. Era un insegnate della scuola dove lavoravo e aveva anche un cattedra all’università, una persona veramente interessante sotto tutti gli aspetti. La nostra intesa era fantastica, mi ricopriva di mille attenzioni e mi faceva sentire bellissima. All’inizio io ero un po’ restia, perché ero una donna separata, avevo un figlio e volevo andarci piano mentre lui era innamoratissimo. Mi presenta a tutta la sua famiglia ed ai suoi amici.

Se guardavo una vetrina di un negozio, la sera mi faceva trovare quello che desideravo ed io pensavo a quanto ero fortunata ad avere un uomo così a cui fa piacere andare a fare compere insieme. Facevamo un sacco di progetti, volevamo comprare una casa a due piani, così ci poteva stare anche mio figlio. Io mi divido, tra casa mia e casa sua, dormivamo insieme quando mio figlio andava dal padre. Eravamo una coppia stupenda, camminavamo per la strada abbracciati, alberghi a 5 stelle, ristoranti di lusso, lui disponibile su tutto.

Piano piano però inizia a dirmi che non vuole che frequento più le mie amiche, sempre con molta gentilezza e in maniera molto tranquilla mi ha fatto tagliare i ponti con qualsiasi figura maschile: avevo un ginecologo uomo, ma secondo lui era meglio una donna perché ci potevamo capire di più, era una cosa molto intima, stessa cosa per il dentista. Io non me ne rendevo conto, per me era indifferente avere un ginecologo o un dentista uomo o donna e quindi per la pace comune ho accettato di cambiare.

I problemi iniziano anche all’interno del contesto scolastico dove lavoro. Desiderava che non parlassi con i padri degli alunni, ma solo con le madri, mi diceva di non rivolgere la parola ai colleghi maschi, io ero così innamorata che lo accontentavo su tutto. Mi chiedeva di non indossare i jeans, di indossare vestiti larghi non molto adatti alla mia corporatura. Ora che me ne rendo conto, mi chiedo come ho fatto ad accettare tutto questo. Mi diceva che mi vestivo male, che non capivo niente, che non avevo gusto e quindi dovevo fidarmi dei suoi consigli.

Nel frattempo io ero andata a vivere da lui e mio figlio, ormai maggiorenne, era rimasto da solo nella casa dove vivevamo prima. Non potevo sentirlo ed ero obbligata a telefonargli di nascosto, lui diceva che avevamo un rapporto incestuoso e quindi dovevamo staccarci e quando provavo a chiamarlo mi ribadiva che dovevo scegliere tra lui e mio figlio, che ormai era grande e dovevo farlo crescere da solo. In quel periodo io andavo a casa di mio figlio, gli cucinavo e poi tornavo dal mio compagno.
Lui si arrabbiava, mi strappava il telefono, poi quando mi vedeva sconvolta mi chiedeva scusa e mi riempiva di mille attenzioni, comunque il mio telefonino di notte rimaneva sul suo comodino. Io non potevo vedere mio figlio, lui aveva deciso che potevo vederlo solo una volta al mese. Io soffrivo tremendamente, ma nonostante tutto non riuscivo a reagire.

All’inizio frequentavamo la mia famiglia poi a poco a poco ha iniziato ad isolarmi anche da loro, non mi ha permesso neanche di andare al battesimo di mio nipote mettendomi sempre di fronte a delle scelte: “Chi preferisci? Me o loro?”. Non potevo parlare neanche con il salumiere, mi diceva che non dovevo dare confidenza a nessuno e che dovevo far parlare lui. Non potevo neanche andare dal meccanico.

Mi sminuiva, mi diceva che io non ero capace di fare niente, per lui non ero in grado di gestire neanche il mio stipendio per cui a mio figlio avrei dovuto passargli una quantità di soldi deciso da lui. Conclusione, ho dovuto consegnargli il mio bancomat perché si sarebbe occupato di tutto lui. Mi aveva detto che la sua ex fidanzata era pazza e che gli aveva portato via tutto e che quindi dovevano sistemare la casa, comprare il televisore, mobili . Pagava tutto con il mio bancomat, anche la spesa.

Mi ha chiesto anche di farmi un finanziamento per ristrutturare la nostra casa, fortunatamente non me l’hanno accettato. Teneva la sua macchina in garage ed usava sempre la mia, io invece andavo a piedi ed era lui che mi veniva a prendere al lavoro o che mi accompagnava per le commissioni. Quando io provavo a dire qualcosa sul fatto che lui usava sempre il mio bancomat mi diceva che non voleva sentire queste cose che ormai eravamo una famiglia e non c’era differenza tra soldi miei e soldi suoi. Mi diceva che io dovevo essere sottomessa. Io non potevo più decidere niente, se tornava a casa ed io stavo leggendo un libro me lo strappava dalle mani dicendo che era lui a dirmi cosa leggere e quando.

Il suo più grande desiderio era che lasciassi il lavoro, così poteva chiudermi letteralmente in casa. Era anche violento a letto ed ossessionato da questo aspetto, prendeva il viagra e mi obbligava a stare insieme 4/5 volte al giorno, poi quando esagerava si calmava e mi riempiva di attenzioni. Mi diceva che non gli piaceva che la donna lavorasse e che il suo compito era stare a casa ed occuparsi del suo uomo. Nell’ultimo viaggio che abbiamo fatto insieme ad Amsterdam mi ha costretta ad andare in una casa a luci rosse e a guardarlo mentre stava con una giovane prostituta.

Tornata da Amsterdam ho scoperto di avere un tumore al seno.

La svolta

Dovevo essere operata e lui si è interessato di tutto, questa mia condizione di malata lo rendeva euforico. Era felice perché ero del tutto inerte, mi ha preso una stanza privata ed ha allontanato tutti i miei parenti che mi venivano a trovare. Dopo l’operazione, ho riferito immediatamente a mio figlio che il medico mi aveva detto che non avevo più niente e che non avrei dovuto sottopormi alla chemioterapia. Quando lui è venuto a scoprire che l’avevo detto prima a mio figlio, mi ha gridato che mi odiava perché lui aveva fatto tanto per me e che dovevo solo strisciare ai suoi piedi. Sono stata poi un anno a casa dal lavoro per il post operazione per seguire le terapie, lui era felicissimo perché finalmente me ne stavo tutto il giorno rinchiusa in casa.

Il punto di svolta è avvenuto quando mio padre è stato colpito da un ictus e lui non mi ha permesso di andarlo a trovare. Quelle rare volte che ero andata a trovare i miei genitori prima dell’ictus, lui mi accompagnava in macchina a mi diceva che avevo tempo 10 minuti di orologio per salutarli. Nonostante i suoi divieti sono andata comunque a trovare mio padre e quando sono tornata lui era furioso, urlava dicendo che odiava me, mio figlio e tutta la mia famiglia.

Lui è una persona molto narcisista , aveva fatto 3 interventi di rinoplastica (i primi due non andati bene). Mi diceva “Ma non vedi quanto sono giovane e bello? Come ti senti a stare con un uomo bello come me? Dovresti baciarmi i piedi!” “Pensa all’amore che io ho per te, per stare con te ho rinunciato persino ad avere un figlio. Tu non puoi più averne, ormai con la menopausa non servi più.” 

Dopo l’episodio dell’ictus di mio padre, io ho preso le mie cose e me ne sono andata.
Per un po’ di tempo non l’ho più sentito, lui non mi ha cercata all’inizio, ma io tramite Facebook seguivo i suoi movimenti. Ha cercato la sua precedente fidanzata a Rimini e quando è tornato ha iniziato a telefonarmi dicendo che gli ero mancata e che era cambiato. Siamo tornati insieme, ma non sono tornata a vivere con lui. Ho scoperto poi che aveva già un’altra relazione. L’ultimo episodio è stato quando si era accesa una spia della macchina, gli ho detto che dovevamo andare dal meccanico e lui è impazzito iniziando a tirare calci e pugni all’interno della macchina, insultando mio figlio. L’ho cacciato dalla mia macchina e dopo una settimana lui frequentava già un’altra donna.

Mi chiedo come ho potuto fare tutto questo, ho sempre pensato di essere una donna forte, dopotutto mi sono separata ed ho cresciuto un figlio da sola. 

Da allora l’ho incontrato una sola volta per strada in compagnia di una donna. Lui, quando mi ha vista, le ha detto di scappare via e lei terrorizzata è scappata. Chissà cosa le aveva raccontato di me, molto probabilmente le ha raccontato che ero pazza come aveva raccontato a suo tempo a me della sua ex. Sono molto arrabbiata, lui si è rifatto una vita ed io nonostante sia riuscita ad uscire da questa trappola sono psicologicamente distrutta. Sono furibonda con me stessa per avergli permesso di fare tutto ciò.

Grazie a Global Humanitaria Italia Onlus

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