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Speciale Donne di oggi: Maimei, dalla violenza del marito ai soprusi sul lavoro

Come di consueto su UrbanPost torna l’appuntamento con lo Speciale Donne di oggi. Si tratta di una rubrica che raccoglie testimonianze al femminile per raccontare cosa le donne devono subire nella società contemporanea. L’obiettivo è comprendere che è possibile uscire dal tunnel della violenza. Questa settimana il racconto ci è stato reso disponibile dall’Associazione Differenza Donna di Roma. Dal 1989 è sul territorio per aiutare le donne vittime di violenza. Ecco allora la storia di Maimei, donna di origini cinesi che ha dovuto combattere contro i soprusi del datore di lavoro e del marito.

La storia di Maimei

La storia di Maimei è la storia della prima donna cinese che in Italia ha denunciato il marito.
Maimei è venuta nel nostro Paese, a Brescia, per lavorare in una fabbrica di abiti con il marito Xiao, violento e ossessionato dal gioco d’azzardo. Dopo poco il visto turistico scade. Lei non ci dovrebbe essere in Italia, dunque deve comportarsi come se non ci fosse. Una manna per il padrone cinese della fabbrica che tiene segregati in un enorme capannone un centinaio fra uomini e donne. È una vita da topi a cui Maimei si rassegna. Il vero problema è il marito, che la perseguita, la picchia e la insulta davanti a quella folla silenziosa di colleghi.

Maimei scopre di essere incinta. Xiao la costringe ad andare prima a Milano e poi a Verona dove la sorella, arrivata dalla Cina, ha messo su una fabbrica. La violenza aumenta con il progredire della gravidanza. Nasce il bambino. La sua storia di violenza fisica e carnale, di soprusi morali, di sopraffazione e violazione di ogni diritto umano va avanti per anni, mentre nasce un’altra bambina. Ma arriva il giorno in cui anche Maimei, così docile, sottomessa e rassegnata pensa di dover scappare. La prima volta va via per un mese e poi torna credendo alle scuse del marito.

La seconda volta porta i bambini a Milano da una signora cinese che si impegna ad avere grande cura dei piccoli previo pagamento di 1.000 euro al mese; lei nel frattempo arriva a Roma, prende una camera e si tuffa nel lavoro. Il primo lavoro che le offre la comunità di cinesi che si trova a Roma è vendere foulards la mattina nella zona del Vaticano e la sera a piazza Navona. Per far quadrare i conti nei week end va anche sul litorale e offre massaggi sulla spiaggia alle signore. Ma le difficoltà sono in agguato.

Aumentano le difficoltà

Per i bambini che pure sono nati in Italia, serve il permesso di soggiorno per andare a scuola e Xiao che è riuscito ad ottenerne uno per sé, ma non ha mai chiesto un permesso di soggiorno per la moglie. Ora deve assolutamente chiederlo per i figli. Maimei, prudente, gli dà appuntamento con i bambini alla stazione di Firenze, non vuole che sappia in che città vive. Ma Xiao li spinge dentro una macchina presa a noleggio e li sequestra. Dopo due giorni di terrore Maimei cede. I bambini tornano dalla signora a Milano e lui si installa nella camera della moglie a Roma. L’unica attività di Xiao diviene quella di prelevare ogni sera i soldi guadagnati dalla moglie per spenderli durante la notte al gioco d’azzardo e tornare la mattina ubriaco e sconfitto.

Nel giro di pochi mesi Maimei finisce al Pronto Soccorso quattro volte. Lei continua a lavorare, ma è malridotta. Se ne accorge una giovane donna una sera a Piazza Navona che l’accompagna al Centro provinciale di Via di Villa Pamphili, gestito da Differenza Donna. Per mesi racconta atti di violenza terribili ma di denunciare il marito non se ne parla, per lei è impensabile. I bambini si sono ricongiunti alla mamma e sono stati iscritti a scuola, sono volenterosi, educati, anche affettuosi, ma lei non sa cosa fare della sua vita. Si sente sospesa, incapace di scelte e cambiamenti. Il grande lavoro delle operatrici sembra non dare risultati.

La svolta

Poi accade qualcosa: Xiao viene arrestato a Roma per resistenza e aggressione a pubblico ufficiale. Maimei ha una reazione inaspettata; d’incanto l’impegno delle operatrici acquista un senso, si trasforma in scelte e decisioni: nessuna dignità, il marito è ormai difendibile. Al processo, davanti ad un marito che recita il ruolo del padre e coniuge esemplare, che trasecola alle accuse della moglie, Maimei replica con implacabile lucidità. Elenca persone, luoghi, date, denuncia la violenza sui bambini, racconta della sua segregazione. La sentenza condanna Xiao a tre anni e quattro mesi di detenzione.

Per la piccola famiglia di cinesi trapiantati in Italia comincia una vita di serena normalità. Le operatrici di Differenza Donna ne fanno un obiettivo politico: restituire per intero a Maimei la sua libertà così a lungo negata. La inseriscono nel progetto “La Svolta”, realizzato con il finanziamento del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Finalmente andrà a scuola d’italiano, otterrà il permesso di soggiorno per motivi umanitari e un vero lavoro, cameriera ai piani in un elegante albergo del Centro.

Maimei coltiva ancora un desiderio fortissimo: far venire in Italia la sua prima figlia Asako, restata in Cina con i nonni. Asako è carica di risentimenti, dice di essere stata abbandonata dai genitori e non vuole avere nessun contatto con loro. Ma Maimei ha imparato a lottare e assicura che non smetterà di battersi finché non ritroverà la sua prima figlia.

Grazie a Differenza Donna

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