di Stephanie Barone in ,

Speciale Donne di oggi: Maria, da donna forte a bambola di un pervertito


 

Su UrbanPost un nuovo appuntamento con la rubrica “Donne di Oggi”, uno speciale che raccoglie testimonianze al femminile arrivate a noi grazie alla collaborazione di diverse associazioni sul territorio. La storia di Maria è quella di una donna vittima di violenza psicologica.

Violenza su minori

Su UrbanPost torna l’appuntamento con lo Speciale Donne di oggi, una rubrica resa possibile grazie alla collaborazione e alla disponibilità di diverse associazioni sul territorio. La nuova testimonianza di questa settimana ci è giunta da Global Humanitaria Italia Onlus, un’organizzazione non lucrativa di utilità sociale che nel 2015, grazie al supporto della criminologa Cinzia Mammoliti, ha fatto partire il progetto “La violenza psicologica uccide. Fermiamola ora!”. Il racconto, fatto in prima persona dalla protagonista, rende nota la storia di una donna sconvolta psicologicamente e fisicamente da un pervertito. Ecco la storia di Maria, vittima di violenza psicologica.

La storia di Maria

“Poco più che ventenne ho avuto una figlia, fortemente voluta da me, ma purtroppo solo riconosciuta dal padre. L’ho cresciuta da sola e, con enormi sforzi, l’ho portata fino al raggiungimento del diploma senza poterle offrire la possibilità di proseguire. Ho risparmiato molto e sono riuscita a comprare una casa, su cui sto pagando un mutuo, per darle un giorno qualcosa di suo, senza dover combattere come ho fatto io tutta la vita. Dopo qualche anno finalmente per me sembrava che la vita prendesse una svolta inaspettata. Ho conosciuto un uomo, bello, benestante, sempre disponibile e sorridente, che mi conquista con mille attenzioni e tanta tanta dolcezza, un po’ puerile rispetto a me, ma forse proprio per questo mi sono lasciata affascinare.

Nei primi mesi ho cercato di mantenere un po’ le distanze, non mi fidavo del tutto… ma poi lui insisteva, diceva che voleva stare con me, vivere con me, condividere tutto perché ero la donna della sua vita e per me era davvero il principe azzurro, un uomo stupendo! Lui lavorava nell’azienda di famiglia, la prima volta che mi presentò ai suoi genitori mi venne chiesto se fossi musulmana o tunisina. Capito che ero “terrona”, cominciarono le battute e le ingiurie. Oltretutto, a parte essere mora con gli occhi scuri, di meridionale non ho altro, nemmeno l’accento visto che vivo al nord da 40 anni. Comunque mi innamoro di lui sempre di più e dopo due anni ci siamo sposati. In viaggio di nozze però cominciarono i primi screzi; passavamo il tempo a litigare, lui mi diceva che io con il mio misero stipendio pagavo solo il mutuo di casa mia e che non collaboravo economicamente in niente. Faccio presente che all’epoca prendevo 1300 euro al mese e che 500 li pagavo di mutuo, il resto lo mettevo in spesa, viaggi, vestiti, lavanderia per le sue camice e i suoi abiti.

I rapporti intimi fra noi 3 volte all’anno, ma molte coccole e io mi accontentavo delle sue spiegazioni che si riferivano sempre all’enorme mole di lavoro e di viaggi. Lui sempre dolcissimo, quasi materno, a parte quando mi rinfacciava qualsiasi cosa riguardo al denaro. Dopo un anno comincia la trasformazione. Un giorno mi disse che non lo eccitavo più perché il suo desiderio nascosto era di veder la sua donna insieme ad altri uomini. Io mi sono sentita schifata ed umiliata dalla sua richiesta, ma non sono riuscita a reagire come avrei dovuto. Da quel momento ogni giorno mi denigrava e mi pressava perché lui avrebbe voluto portarmi nei club privè. A me tutto questo non faceva piacere, ma solo molta paura e schifo. Nel frattempo scoprii una mail dove lui si professava innamorato di una collega e che voleva lasciare la sua fidanzata (non diceva mai di essere sposato), facendo riferimento a incontri intimi avuti da tanti anni. Me ne sono andata, ma lui mi ha pregata di tornare, mi diceva che mi amava e che se lo accontentavo un po’ facendomi stando con altri uomini, lui mi avrebbe amata di più….

Io accettai. Contattò un massaggiatore e lo fece venire  a casa, lo fotografò mentre mi toccava sul lettino e io per “amore” feci quello che mi ordinava. Finita la serata mio marito appariva scontento perché diceva di non aver visto paura nei miei occhi e questo non gli piaceva, anzi lo infastidiva. Dopo innumerevoli litigi ed ulteriori umiliazioni, obbedii e andai con lui due volte nei privè, ma mi rifiutai di fare qualunque cosa. Ormai mi sentivo completamente in posizione di disagio e inferiorità; dove era finita la donna forte che si è comprata una casa da sola, che aveva cresciuto una figlia, che riparava caldaie e faceva tre lavori i primi tre anni di vita di sua figlia? Non esisteva più.

Poi cominciarono gli incubi. Da qualche tempo avevo cominciato ad avere la notte delle vere e proprie visioni nelle quali ero a letto stesa accanto a lui ed un volto incappucciato di nero si avvicinava  a me per strapparmi gli occhi. Io cominciavo a sudare e mi giravo coprendomi gli occhi con le mani per non farmeli portare via. Poco dopo mio marito partì per qualche giorno per lavoro ed io la sera non riuscivo a dormire perché c’era qualcosa che mi agitava. Scesa in cucina, accesi il computer e provai ad entrare nella sua casella di posta. Quello che trovai era terribile, rimasi muta. Da anni lui frequentava assiduamente siti di incontri sadomaso, frequentava trans e coppie che per giorni lo tenevano legato con collare e catene. Scoprii poi che aveva una compagna masochista con la quale, oltre ad andare nei privè, frequentava sette sataniche con un gruppo di gente incappucciata e questa donna, di cui si vede tutto fuorché il volto, era innamorata e si faceva fare qualsiasi cosa. Era la sua schiava”.

La lotta

“In preda al panico e nel totale pallone passai la nottata a scaricare il materiale e a stamparlo. Il giorno dopo al lavoro non parlai con nessuno, non avevo più voce né forze. Ero traumatizzata, andai da un’avvocatessa che in modo materno mi disse che mi avrebbe aiutata, che dovevo farmi forza, che quest’uomo andava punito, per danni materiali e morali. Io ero così stanca e vuota, volevo solo andarmene di casa. Andai via dopo aver avanzato richiesta di separazione, lui rifiutò, mi pregava di tornare, mi mandava messaggi che voleva uccidersi e mi chiese fra le righe di non far venire alla luce quanto avevo scoperto, soprattutto sul fatto che lui andasse a trans… ma io confido nella legge, nell’avvocato, penso che verrò tutelata.

E’ l’inizio di una guerra. Pagò una psicologa che fece un quadro di me senza avermi mai incontrata dicendo che la mia personalità di donna forte, matura, rispetto a lui cresciuto nella bambagia, lo aveva plasmato e che ero io che gli chiedevo di andare nei privè e che gli promettevo di fargli il gioco della bambina cattiva se mi avesse accontentato. Lui pagò testimoni, amici e familiari che dissero che andavo nei privè anche con dieci uomini alla volta. Lui portò in Tribunale le foto del famoso massaggio. Il giudice, una donna, dichiarò che io e lui eravamo uguali, che non avevo alcun diritto di ricevere nulla. Alla fine dopo quattro anni di lotta ero stremata; dopo aver cambiato avvocato, dopo aver speso tutto il mio salvadanaio, decisi di chiudere la cosa e rinunciare ai miei diritti perché essere insultata da lui era una cosa, esserlo in tribunale da un giudice donna era una cosa che non potevo sopportare. Io mi sono sempre mantenuta e non avevo richieste se non di riavere quanto mi spettava. Lui non mi ha mai riconsegnato neanche i vestiti. Si è tenuto tutto.

Sul documento della separazione è scritto che è avvenuta causa abitudini sessuali perverse del marito. Alla fine l’evidenza è stata scritta, però io ho subito un danno morale enorme. Non mi sento più donna, non mi stimo, ho avuto un danno materiale enorme… fatico ad arrivare a fine mese perché all’epoca persi anche il mio precedente lavoro causa esaurimento”. 

Grazie a Global Humanitaria

© Tutti i diritti riservati. Vietata ogni forma di riproduzione

Metti mi piace a UrbanDonna

Leggi anche

Commenta via Facebook