di Stephanie Barone in

Speciale Donne di oggi: Najim, da vittima del marito violento a imprenditrice di successo


 

UrbanPost vi propone un nuovo racconto in esclusiva per lo speciale “Donne di oggi”. La storia, arrivata a noi grazie alla collaborazione di Differenza Donna, racconta la storia di Najim, donna iraniana arrivata in Italia con un marito violento che ha avuto il suo riscatto.

Violenza su minori

Proseguono i racconti dello speciale Donne di oggi di UrbanPost. Anche questa settimana vi portiamo a scoprire una nuova storia di vita vera al femminile che abbiamo avuto la possibilità di raccontare grazie alla collaborazione dell’associazione Differenza Donna di Roma,  sul territorio per aiutare le donne vittime di violenza fin dal 1989. Ogni settimana infatti vi raccontiamo storie in esclusiva di donne che hanno cambiato la loro vita grazie al supporto di diverse associazioni sul territorio. Ecco quindi il racconto di Najim, madre e moglie iraniana, che arriva in Italia al seguito di un marito violento. In questo nuovo e sconosciuto Paese avrà la possibilità di salvarsi e di riscattarsi insieme a suo figlio.

La storia di Najim

“Io- racconta Najim – ero innamorata di mio marito perché era un bel ragazzo, un musicista e appariva anche coraggioso e con un suo pensiero autonomo. Ma all’apparenza non ha corrisposto la sostanza. La sua ira esplodeva improvvisa e inspiegabile e in Iran non è il caso di pensare ad una separazione: la società ti condanna e i figli sono affidati sempre al padre. Dopo un anno di matrimonio è nato mio figlio Emad, la gioia della mia vita e anche la ragione per cui ho tentato di resistere alle violenze di mio marito. Lui però era così violento e vigliacco in casa mentre faceva lo spavaldo con la sua banda. In un Paese in cui la musica è assolutamente vietata, perché ritenuta una forma di perdizione, mio marito non solo ha inciso un CD di musica Rock, ma ha fatto cantare un coro di donne!”

Poche ore dopo che il suo CD ha preso a circolare, il marito di Najim è dovuto entrare in clandestinità e in modo rocambolesco uscire dall’Iran. In Italia, dove ha chiesto lo stato di rifugiato politico, trova una sistemazione e qualche lavoro nel mondo della musica. Eppure fa fatica a vivere senza la sua vittima, e così le chiede di raggiungerlo in Italia giurando di essere cambiato. Najim e il bambino ottengono il ricongiungimento famigliare e arrivano a Roma ma appare subito chiaro che il marito è il violento di sempre.

“Potevo contare su una sola confidente, Mojcam, un’amica iraniana da molto tempo in Italia che aveva un bambino dell’età di mio figlio. Lei mi aveva offerto la sua solidarietà, ma io esitavo a confidarmi. Poi una sera esplose la tragedia. Emad era a giocare in casa della mia unica amica, mio marito è tornato a casa prima del solito, era ubriaco, voleva mangiare immediatamente ma la cena non era pronta. Lui si scagliò con violenza contro di me a pugni e calci. Io uscii sul pianerottolo, misi il piede sul primo gradino quando lui mi raggiunse, mi rifilò uno schiaffo e poi scagliò un violento calcio che mi fece precipitare giù per le scale; finii di rotolare quando sbattei con il viso contro un grande vaso. Sapevo di avere il viso distrutto, ma il primo pensiero fu che se mio marito avesse raggiunto Emad, non lo avrei rivisto mai più. Quindi mi alzai, sentivo le ferite e il sangue scorrere lungo il viso, ma fui fortunata: avevo il cellulare in tasca! Chiamai Mojcam, le raccontai l’accaduto e la pregai di non consegnare per nessun motivo Emad a mio marito”. 

La svolta

“Lei mi venne subito a prendere con il bambino e così fui costretta a raccontare ogni cosa a mio figlio. All’ospedale mi medicarono, il referto era di ventiquattro giorni. Avevo il volto devastato e la bocca orrendamente tumefatta e sanguinante. La mia amica mi spiegò che in Italia esistevano leggi e Centri di contrasto alla violenza. Su internet Mojcam individuò il Centro antiviolenza della Provincia di Roma gestito da Differenza Donna. E per me cambiò per sempre la vita e lo scenario. Il Centro ha modificato la prospettiva con cui guardo la mia vita e quella di mio figlio”.

Najim entra nel progetto “La Svolta”, realizzato da Differenza Donna con il finanziamento del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e, senza sosta, affronta ogni ostacolo. Il problema più grave è il suo permesso di soggiorno, per il quale non potrà più chiedere il rinnovo come ricongiungimento famigliare. L’unica speranza è ottenere un posto di lavoro con tanto di busta paga. E lo trova. Il suo contratto prevede la pulizia giornaliera di tre condomini di cinque piani l’uno! La sera Najim al Centro torna distrutta, ma le operatrici le danno il loro sostegno. Le spiegano che se vuole l’affido del figlio, deve dimostrare ai servizi sociali che è in grado di mantenerlo.

Najim otterrà il rinnovo del permesso di soggiorno per motivi di lavoro. Chiede la separazione giudiziale e finalmente comincia a pensare che i suoi sogni possono realizzarsi. Al Centro le hanno parlato dell’esistenza del microcredito e di come procedere per chiederlo. Differenza Donna è in rete con le organizzazioni che lo erogano, ma lei deve ideare e scrivere un progetto ed essere sufficientemente convincente nel proporlo.

“Il mio progetto ha ottenuto da Risorsa Donna il massimo del credito consentito: 35.000 euro, ma non bastavano. Ho cercato una socia e chiesto un prestito in banca; Risorsa Donna mi ha fatto da garante. Dovevo crederci, dovevo puntare tutto su di me, per osare tanto”. Nasce così “I sapori del mondo”, ristorante multietnico. “Ora devo solo lavorare con amore” dice Najim. Il procedimento di separazione e quello innanzi al Tribunale dei Minori sono stati ammessi al Gratuito Patrocinio. Grazie al sostegno legale delle avvocate di Differenza Donna, il marito di Najim è stato condannato.

Grazie a Differenza Donna

Credit Foto: Differenza Donna

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