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Speciale Donne di oggi: Tania, vittima della tratta e della prostituzione

Come di consueto su UrbanPost torna l’appuntamento con lo Speciale Donne di oggi. Si tratta di una rubrica che raccoglie testimonianze al femminile per raccontare cosa le donne devono subire nella società contemporanea. L’obiettivo è comprendere che è possibile uscire dal tunnel della violenza e dello sfruttamento. Questa settimana il racconto ci è stato reso disponibile dall’Associazione Differenza Donna di Roma. Dal 1989 è sul territorio per aiutare le donne vittime di violenza. Ecco allora la storia di Tania, vittima della tratta e della prostituzione.

La storia di Tania

A scuola ci sono andata, ho fatto ragioneria. Vivevo alla Casa degli studenti, ma non potevo frequentare la mensa. Usavo i libri vecchi perché erano gratis. Mia nonna, alla quale consumavo quel po’ di pensione che aveva, continuava a ripetermi che lei era contenta di sacrificarsi per me perché sapeva il valore della cultura.
La vita di mia nonna è stata difficilissima, il marito era un uomo molto violento. Non è stata fortunata con i suoi figli. Mia madre è un’alcolista. Di noi figlie non si è mai interessata. Io ho potuto vivere con mia nonna, ma mia sorella piccola ha conosciuto solo orfanotrofi. Mio zio, quando si è separato dalla moglie, è tornato a casa di mia nonna e ha cacciato me e mia madre.

Al secondo anno di ragioneria ho detto basta. Ho preso il primo lavoro che mi è stato offerto: vendere DVD clonati su una bancarella. Ma il mio datore di lavoro si è rifiutato di pagarmi, si è approfittato di me, della mia debolezza, della mia solitudine. Quando ho incontrato un uomo di quarant’anni che mi ha promesso una casa calda, il cibo e un lavoro a me è parso un miracolo. Ma due mesi dopo sono fuggita. Quella sera mi aveva schiaffeggiata violentemente senza che ne capissi il motivo. Quando sono scesa in strada erano le due di notte e non sapevo dove andare. Un taxi prende a seguirmi, poi mi sorpassa, poi torna indietro. Si ferma. Io mi avvicino in lacrime: “portami al mare” gli dico. Salgo e continuo a piangere, passo la notte sulla spiaggia a raccontargli la mia vita.

L’arrivo in Italia

All’alba andiamo a casa sua. Poche ore dopo telefona sua sorella Marina dall’Italia. Lui le parla di me e lei subito mi propone un lavoro da “hostess” ad Odessa. Ho accettato subito. Prendevo 50 dollari l’ora, ma pagati tutti i miei sfruttatori, me ne restavano 15. Incontravo anche venti uomini al giorno. Non avevo più il controllo sulla mia vita. Ricordo che ero magrissima e sempre ubriaca. Un giorno Marina mi telefona: ‘Perché non vieni in Italia? Il lavoro è quello, ma in condizioni molto, molto migliori. E poi si guadagna tantissimo e quando torni nessuno saprà di che lavoro si trattava’.

Ma in Italia è andata anche molto peggio. Segregata nella camera di un residence, in balia di un albanese che continuava con arroganza a impartirmi un’unica lezione: 30 euro, dieci minuti. Se restano di più ti devono dare altri soldi. Se ti prende la polizia devi dire che sei sola, e lo fai per tua libera scelta. Di quel periodo ricordo il freddo, le scarpe col tacco che dopo qualche ora erano una tortura, i buchi nelle calze che cercavo di bloccare con il sapone… e i preservativi: venticinque al giorno che mi davano contati per tenere il conto degli incontri.

Poi finalmente una sera mi hanno portato in Questura. Mi ha interrogato una giudice alla quale ho raccontato una montagna di balle. ‘Non credo una parola di quello che racconti’ – mi ha detto alla fine – ‘per il momento vai a Ponte Galeria, poi vedremo’. A Ponte Galeria le russe con le quali potevo parlare per via della lingua, mi avevano detto che c’erano delle donne che venivano a proteggerci. Un giorno ho visto due donne con il viso sereno e sorridente che parlavano con una ragazza cinese. Malgrado i loro abiti civili pensavo fossero suore, glielo ho chiesto, ma loro si sono messe a ridere. Quella risata mi ha dato coraggio.

La svolta

Ho dettato la mia denuncia. Poi la squadra mobile mi ha portato al Centro antiviolenza “Prendere il Volo” di Roma gestito da Differenza Donna. Appena entrata mi hanno mostrato il Centro, il mio letto, la cucina, mi è parso tutto carino, accogliente. Nei primi colloqui ho mentito, raccontavo di essere venuta in Italia ignara di quello che mi aspettava. Ma è arrivato un momento in cui non me la sono più sentita di mentire. Non mi sono preoccupata, ormai sapevo che c’era un’intera organizzazione che si interessava a me, e questa era la cosa che più contava.

Tania è entrata nel progetto “La Svolta”, realizzato da Differenza Donna con il finanziamento del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, e ha potuto sporgere denuncia-querela nei confronti dei suoi sfruttatori presso gli Uffici del C.I.E. di Ponte Galeria. Ha acceduto allo screening sanitario infettivologico presso l’ospedale Spallanzani e ha ricevuto consulenza legale da un’avvocata dell’associazione nominandola difensore di fiducia. Ha partecipato al gruppo di auto-aiuto per donne vittime di tratta, frequentato un corso d’italiano e è stata iscritta alla Scuola Media Statale “A. Gramsci”. Ha ottenuto infine il permesso di soggiorno e ha trovato un lavoro come cameriera presso un ristorante.

Grazie a Differenza Donna

Foto: Lara Cetti / Differenza Donna

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