di Michela Becciu in

Stalking: vi facciamo capire come riduce le persone con la testimonianza da brividi di Anna [Intervista]


 

Stalking: l’intervista esclusiva di UrbanPost ad Anna, 24enne da oltre due anni vittima di molestie da parte dell’ex fidanzato. Ecco la sua storia

anna vittima di stalking intervista

Non abituiamoci mai alla violenza, in qualunque forma si manifesti. L’amore non può toglierci dignità e autostima, non può annichilirci. Quando e se lo fa, non è degno di essere considerato tale. Purtroppo quando si è coinvolti psicologicamente ed emotivamente, è difficile scindere la gelosia morbosa dalle giuste e normali attenzioni che un partner ha per l’altro, ma ci sono dei segnali, dei campanelli d’allarme che, se diamo loro il giusto peso, possono salvarci dal peggio, aiutarci ad uscire da un imbuto sentimentale che sembra non lasciare scampo e, a volte, degenera in omicidio. Se chi dice di amarti ti insulta e ti minaccia in realtà non vuole il tuo bene, e quando sei vittima di violenza fai prevalere l’amore per te stessa, senza mai, mai giustificare la mancanza di rispetto nei tuoi riguardi.

Vi raccontiamo una storia di violenza, il percorso di chi ha trovato il coraggio di recidere un legame affettivo malato che le aveva tolto il sorriso, l’aveva resa insicura e vulnerabile e che tutt’oggi è costretta a convivere con la paura, il timore di ricadere in quell’incubo. Ecco l’intervista esclusiva di UrbanPost a una giovane donna alla quale daremo il nome di fantasia ‘Anna’, per tutelare la sua privacy: la sua testimonianza vuole fungere da sprone per tante altre donne che, pur trovandosi in una simile situazione di pericolo, non hanno la forza di dire ‘basta’ e riprendersi la libertà.

 

Anna, quando il tuo rapporto di coppia è degenerato, oltrepassando il confine labile che separa la ‘sana’ gelosia di un legame affettivo dalla morbosità, dall’ossessione che porta a superare il limite?

“Secondo me dipende da quello a cui siamo abituati a vivere in un rapporto. Lui aveva già passato il limite con comportamenti poco eleganti (gelosia e quant’altro) già dopo due settimane che stavamo insieme … era ‘disturbato’ – posso dire ora con sicurezza che lui ha un disturbo della personalità di tipo narcisistico – quasi patologico nei suoi comportamenti”.

Lui ammetteva di avere questo problema? Quando e come ha rivelato la sua vera natura?

“No mai. A volte ho avuto la sensazione che lui lo sapesse a che non lo avrebbe mai rivelato di suo. Andava fiero delle storie sentimentali passate, mi sbandierava la sue ex e i suoi precedenti rapporti … lui in me trovava un terreno fertile, io in quel momento forse ero predisposta ad una relazione ‘tossica’ … perché avevo avuto dei problemi di depressione, diciamo che ne stavo uscendo in quel periodo. Negli ultimi anni del liceo avevo avuto un crollo non dovuto a motivi di studio, ero molto fragile e probabilmente avevo bisogno di molte sicurezze. Lui all’inizio ti riempie di complimenti che sembrano sinceri, poi quando ottiene la tua fiducia, quando riponi in lui tutte le tue aspettative, allora mette in atto il processo di distruzione nei tuoi confronti. È a quel punto che lui cambia, si toglie la maschera e inizia ad essere quello che lui realmente è. Dopo due settimane io ne ero già consapevole però lo giustificavo continuamente. Nel senso che lo comprendevo, gli dicevo che sbagliava … e la storia è andata avanti così per un anno e mezzo”.

Un legame malato, tu non riuscivi a troncare con lui? Mi fai degli esempi di comportamenti anomali, segnali d’allarme che tradivano la sua natura violenta?

“Nei primi 3-4 mesi ancora ingenuamente ci credevo, dicevo “Vabbeh, a parte questi difetti caratteriali gli voglio ancora bene …”. Comportamenti? Lui se parlavo con qualsiasi essere di sesso maschile ovviamente mi faceva scenate di gelosia assurda … a volte capitava che era arrabbiato e io neanche sapevo il motivo perché magari avevo scambiato davvero due parole e non potevo interpretare il suo atteggiamento. Tra l’altro da parte sua il contrario: lui flirtava a destra e a manca… Appena si arrabbiava o aveva un diverbio con una qualche ragazza, anche per una questione di tipo non personale, solo perché lui doveva avere sempre ragione arrivava a sfogarsi su di me e offendeva tutte le donne: “Voi donne siete tutte …” e riempiva la frase di epiteti offensivi. Violenza fisica no, perché secondo me lui sa bene – essendo un abile manipolatore – che quella fisica è troppo ‘rozza’ e palese da carpire, quindi era molto abile dal punto di vista psicologico, non tanto poi da arrivare ad agire a livello fisico”.

Escludi davvero che un uomo violento verbalmente non possa diventarlo anche fisicamente? Se la vostra relazione fosse andata avanti, forse degenerando, chi ti dice che non avrebbe anche potuto alzare le mani su di te e tradurre in pratica la violenza psicologia che ti infligge da anni?

“Mmmh … non credo, io lo escludo. Che io sappia credo che lui non abbia mai fatto violenza fisica alle donne, di certo è un amante delle armi, inneggiava alla violenza, quindi una forte propensione per l’aggressività ce l’aveva, però era molto incanalata, questo sì. Parlava ad esempio di soluzioni ‘drastiche’ per eliminare persone che gli davano fastidio, si vantava di quanto fosse bravo a mirare con una pistola e cose di quest tipo, ecco. Faceva discorsi di questo tipo poi, di fatto, non credo che fosse in grado di metterle in pratica”.

Come hai fatto a trovare la forza e il coraggio di troncare questa relazione ‘malata’? Cosa ti ha fatto prendere la decisione di dire ‘basta’? C’è stato un episodio in particolare o ci sei arrivata progressivamente? 

“Ci sono arrivata poco a poco. Il problema con lui è stato che io, rendendomene conto già dopo pochi mesi, capii subito che con uno così non ce l’avrei mai fatta a costruire una vita insieme, ad avere un uomo così come padre dei miei figli … I miei genitori non lo avevano mai conosciuto però avevano capito il ‘personaggio’ e mi facevano continue pressioni affinché lo lasciassi, dall’altra parte c’era lui che mi faceva il lavaggio del cervello, mi elencava tutte le ragioni per cui dovevo continuare a stare con lui. Avevo quindi questa corda tirata da entrambe le parti. All’inizio ero contro i miei perché mi dava fastidio che interferissero, poi ho capito che veramente era il caso di ascoltarli e … ci ho messo un po’ di tempo, dei mesi in cui sono stata divisa tra due verità – due piani logici diversi – quindi alla fine ho deciso di mollarlo. Per me è stato difficilissimo perché avevo una forma di paura, ma non sapevo esattamente di che cosa. Perché quando avevamo una discussione lui poi ne parlava con tutti gli amici che avevamo in comune, mi metteva contro un esercito, perché manipola tutte le persone che ha intorno, quindi se discuti con lui il rischio è che dopo ti senta circondato da gente che disapprova ciò che fai… Mi sentivo io quella sbagliata. Ad aiutarmi ad aprire gli occhi è stata paradossalmente una sua ex, felicemente fidanzata e dunque non mossa da alcun interesse ‘altro’, che mi disse “Scappa!”. Il fatto poi che sia stata io a dirgli ‘Basta’, per uno come lui che si era sempre sbarazzato delle sue donne, è stato un vero oltraggio, lo ha percepito come un insulto, un’umiliazione”.

Lui, quindi, come ha reagito quando gli hai detto che tra voi era finita? 

“All’inizio, proprio perché avevo paura delle sue reazioni, l’ho lasciato prendendomi io tutte le colpe di questa fine, dicendogli che non ero più innamorata e proponendogli, se avesse voluto, di mantenere un contatto e restare in amicizia. Da allora in una sola settimana ha iniziato a trattarmi che se volesse avere un rapporto più intimo e non di sola amicizia, quindi continuava a ‘provarci’ e quando io l’ho rifiutato lui ha iniziato ad offendermi pesantemente dicendo frasi del tipo: “Vabbeh, le donne o le stimo e stanno con me oppure sono tutte delle tr…”.

Dopo questo tira e molla, quando poi sei riuscita a recidere ogni più piccolo contatto, lui come si è comportato?

“Dopo l’ennesima offesa gli ho detto “Basta, la chiudiamo qui. Non voglio più avere contatti con te”, mi aveva distrutta, ero sfinita, esaurita. L’ho bloccato ovunque sul cellulare e sui social, non volevo alcun contatto proprio perché sapevo che aveva una grande influenza su di me. Poi mi sono sentita molto meglio, sono rinata. Da lì dopo un paio di mesi di silenzio è tornato: ha cercato di telefonarmi e contattarmi, in alcuni periodi tutti i giorni, poi una volta a settimana … mi mandava sms ai quali non ho mai risposto, poi mi ha lasciato messaggi in segreteria dove mi diceva “Mi manchi, scrivimi. Rispondimi, ti prego …”, ma io non mi sono mai più fidata di lui. Ci sono dei momenti in cui insiste di più, e a me succedeva che quando trovavo una chiamata o un messaggio avevo una reazione proprio di intolleranza, andavo in bagno e vomitavo, avevo delle reazioni assurde, mi veniva la tachicardia e mi preoccupavo, avevo paura di trovarmelo davanti casa … Quando incontravo in giro per strada qualcuno che gli somigliasse mi veniva il panico. Mi nascondevo”.

Come convivi con questa paura? Da quanti anni siete separati e, soprattutto, quando è stata l’ultima volta che ha cercato di mettersi in contatto con te? 

“Ci sono dei momenti in cui ho paura che questa situazione si trasformi in qualcosa di peggio … Sono passati due anni e mezza, e l’ultima volta che ha cercato di contattarmi è stato a metà novembre. Lui continua, insiste, va a periodi … una volta al mese un tentativo lo fa. Ho bloccato il suo numero in entrata, ma un anno fa mi chiamò da numero privato, io stupidamente risposi, poi dopo aver riconosciuto la sua voce chiusi subito la telefonata ma lui fece in tempo a dirmi “Ah sei ancora viva?” … Una delle mie paure è che si faccia prestare un telefono e cerchi di contattarmi …”.

Dopo oltre due anni ancora insiste e continua a tormentarti: hai mai pensato di denunciarlo? Di chiedere dei consigli e farti supportare dalla forze dell’ordine?

“Le mie ansie si sono placate proprio quando ho parlato con le forze dell’ordine. All’inizio non volevo farlo perché temevo che denunciandolo gli sarebbe stata notificata una qualche comunicazione, avevo paura che lui potesse vendicarsi e arrabbiarsi ancora di più, avere reazioni non prevedibili e più pericolose. Poi ho deciso di rivolgermi ai Carabinieri per avere consigli, specificando che non volevo denunciarlo: ho presentato loro la situazione e mi hanno rassicurata, dicendomi “Stai tranquilla perché lui parla parla ma non è un tipo che agirebbe più di tanto”. Penso che lui non sia in grado di arrivare al ‘dunque’. La denuncia ha delle conseguenze non da poco, loro mi hanno detto che non era il caso di sporgere querla e mi hanno consigliato di cambiare il numero di cellulare, cosa che a breve farò”.

Lo hai mai più visto? Lui quanti anni ha? 

“È molto più grande di me – anche questo faceva parte della mia ricerca di sicurezze – adesso ha 48 anni e quando ci siamo messi insieme io ne avevo una ventina. Quando ci siamo conosciuti mi aveva mentito sull’età, dichiarò dieci anni in meno, solo dopo qualche giorno mi mostrò la patente e la sua vera data di nascita. Mi disse: “Ti va bene lo stesso?”. È astuto, manipolatore… io le cose le vedevo ma non riuscivo a reagire. Pensavo che fosse una sua vulnerabilità e mi dicevo “Devo stare attenta io a non inferire…” Se si discuteva anche di cose banali lui mi annientava, mi diceva “Tu non capisci niente!”, riusciva ad offendermi dal nulla. Qualunque cosa io dicessi avevo paura che si arrabbiasse, ero condizionata. Non libera di essere me stessa, dovevo pesare ogni parola. Si vantava di essere filofascista, io non gli davo peso. Era addirittura arrivato a creare falsi profili Facebook per contattarmi e mettermi alla prova, vedere come mi comportavo con gli altri uomini. Io di questa situazione non parlo mai con nessuno, perché mi vergogno un sacco di essere stata con uno così, mi vergogno del fatto della differenza d’età, se io ne parlassi con chiunque passerei come quella che un po’ se l’è cercata …”.

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