di Sabina Schiavon in , ,

Startup Italia, Brandkloud: esprimere la propria personalità attraverso i brand preferiti [INTERVISTA]


 

Luigi Rinaldi, fondatore di Brandkloud e Amministratore di Enry’s Island, racconta in esclusiva ad UrbanPost lo sviluppo della sua startup: un social network che permette agli utenti di “esprimersi attraverso i valori trasmessi dai brand preferiti”

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Dall’incubatore Enry’s Island, nasce Brandkloud: una startup italiana che propone un social network tramite il quale esprimere la propria personalità attraverso i brand che più si amano e in cui ci si riconosce. La nostra redazione ha intervistato Luigi Rinaldi, Fondatore di Brandkloud e Amministratore dello startup incubator Enry’s Island che ha “base a Dublino, Pescara e sta aprendo una sede a Menlo Park, il cuore della Silicon Valley”: prima di entrare nel merito di Brandkloud, Rinaldi si sofferma proprio sull’incubatore che spiega essere differente da tutti gli altri.

“L’unicità di Enry’s Island consiste nell’aver individuato tre ingredienti fondamentali per il successo di una startup come di ogni business in generale: idea, competenze e capitali.” spiega e continua dicendo “Il lato più creativo – l’idea, n.d.r – va contestualizzato e integrato alle competenze, manageriali o specialistiche, per farlo diventare il concept alla base di una startup”: i capitali a cui Enry’s Island si rivolge sono invece i Business Angel e i Venture Capital. Ma non è tutto: la particolarità dell’incubatore risiede anche nel ruolo attivo che ha nel fare networking, grazie anche alla partnership tecnologica con Lime5, ma anche ad una selezione molto rigida e qualitativa. “Quando arriva da noi una startup cerchiamo di farne uno screening delle idee, delle competenze e dei capitali necessari: qualora l’esito sia positivo, creiamo un percorso di formazione totalmente personalizzato”, percorso che ha attraversato anche Brandkloud.

“Brandkloud nasce dall’intuizione che ogni utente possa essere oggi rappresentato sinteticamente tramite i brand in cui si identifica” spiega Luigi Rinaldi “Anche il meno consumista può descrivere se stesso tramite i pochi brand in cui si riconosce, a prescindere dal fatto che li utilizzi veramente”: “dalla tag cloud alla brand cloud”, ad ogni utente iscritto su Brandkloud corrisponde infatti una carta di identità totalmente personalizzabile e caratterizzata dalla presenza dei loghi di tutti i brand selezionati. “Tutti i brand sono user generated: tutti i contenuti sono caricati dagli utenti che si riconoscono nel brand ma, soprattutto, nei valori che trasmette il marchio”: mission principale di Brandkloud è infatti quella di “dare il potere alla lunga code degli utenti di parlare in modo pulito, asettico e divertente dei propri marchi preferiti”. “Non permettendo la creazione di più pagine relative ad un unico brand, Brandkloud creerà uno dei luoghi più effective per capire come il mondo percepisce un marchio”: all’interno del social network ci sarà il classico “like” utilizzabile però più volte sullo stesso brand, ma anche un tasto “Use” ad indicare l’utilizzo di un marchio. La startup da poco lanciata ha già creato numerose partnership con fashion blogger che, all’interno del proprio sito/blog, hanno inserito la propria brandkloud: un widget a forma di smartphone, totalmente personalizzabile, dinamico ma soprattutto condivisibile anche sui social network o tramite mail. Brandkloud è il social network che mancava e lo dimostrano anche i dati: ad un solo mese dalla messa online sono oltre 10mila gli utenti che hanno già utilizzato brandkloud, cifra nettamente superiore alle aspettative.

Luigi Rinaldi ricorda infine a tutti i lettori di UrbanPost che Brandkloud attualmente sta reclutando i miglior “brand evangelist”: una vera e propria call to action aperta a fashion blogger o appassionati e conoscitori di un determinato marchio volta a selezionare moderatori delle pagine dei brand. Per info o per candidarsi, scrivere a evangelist@brandkloud.com.

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