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Strage Cisterna di Latina: figlia Capasso ancora viva mentre lui parlava al balcone con i negoziatori?

Strage Cisterna di Latina: Chi l’ha visto? nella puntata andata in onda ieri sera 14 marzo è tornato sul caso, poiché sono ancora tanti i punti oscuri di questa terribile vicenda. Nello specifico si è parlato delle responsabilità di chi – seppur a fronte di precedenti per truffa e sospensione dal servizio per 5 anni, maltrattamenti in famiglia più volte segnalati, aggressioni alla moglie in pubblico davanti a testimoni – ha lasciato che l’appuntato Capasso andasse in giro armato, indisturbato. L’Arma dei carabinieri sotto la lente di ingrandimento della trasmissione, poiché Antonietta Gargiulo (moglie del carabiniere morto suicida) aveva più volte segnalato ai superiori del marito le angherie subite, il terrore suo e delle figlie e l’assoluta urgenza di tenere l’uomo lontano da loro. Antonietta temeva (e a ragione) per la sua incolumità e quella delle sue figlie di 7 e 13 anni, uccise dal loro padre la mattina dello scorso 28 febbraio.

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Tra gli aspetti oscuri della vicenda, Federica Sciarelli si è concentrata su uno in particolare, dando  notizia di una indiscrezione che se confermata dagli inquirenti renderebbe questo dramma (più che annunciato, e che molto probabilmente si poteva evitare) ancora più agghiacciante, sconcertante: esisterebbe infatti la possibilità che dopo aver ferito la moglie ed essersi barricato in casa con le figlie, una di loro mentre il padre parlava con i negoziatori dei carabinieri fosse ancora in vita. Ricordiamo infatti che i carabinieri parlavano dal balcone con Capasso, affacciato in quello dell’appartamento accanto, dalla prima mattina del 28 febbraio e fin dopo le 13. I colleghi non lo hanno immobilizzato, e solo dopo che lui intorno alle 14 è entrato dentro e si è suicidato hanno deciso di fare il blitz ed entrare nell’appartamento dove hanno rinvenuto il suo cadavere e quelli delle figlie.

Quel giorno sono intervenuti anche gli uomini del reparto del Gis (Gruppo Interventi Speciali) per cercare di convincere Capasso alla resa. Erano dotati di un termo rilevatore di presenze, strumento in grado rilevare anche a distanza il calore di corpi umani in vita, e quella terribile mattina avrebbe rilevato in quell’appartamento dove Capasso era barricato la presenza di due corpi umani. In quella stanza ci sarebbero state due persone vive, Capasso e presumibilmente la figlia più grande Alessia. Esiste quindi la possibilità che quando i negoziatori sono giunti sul posto una delle due bambine fosse ancora viva e che dunque se il reparto speciale dei carabinieri avesse deciso di entrare subito in azione neutralizzando Capasso, la piccola sarebbe stata soccorsa e forse salvata. Qualora siffatta ipotesi trovasse conferma sarebbe di una gravità inaudita poiché la piccola, così come la madre, anche se soccorsa in extremis avrebbe potuto salvarsi. La domanda dunque è: era doveroso intervenire prima? Prima che Capasso, dopo 6 ore di trattative con i colleghi, decidesse liberamente di uccidersi? E in quell’appartamento in tutte quelle ore c’era una delle sue due figlie ancora in vita?

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