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Strage di Erba intervista esclusiva all’avvocato di Rosa e Olindo: perché la corte di Brescia ha negato l’analisi dei reperti?

Strage di Erba, lo scorso 30 gennaio la Corte d’Appello di Brescia ha respinto la richiesta di incidente probatorio avanzata dalla difesa di Olindo Romano e Rosa Bazzi (condannati in via definitiva all’ergastolo) su alcuni reperti trovati sulla scena del delitto e mai analizzati. La richiesta è stata infatti reputata “inammissibile” dai giudici di Brescia, sebbene nei mesi precedenti gli stessi avessero dato l’ok – accogliendo l’ordinanza della Corte di Cassazione – ad effettuare quegli accertamenti sul materiale repertato sulla scena del crimine e su cui erano stati isolati dei profili genetici di soggetti sconosciuti alle indagini e non appartenenti né alle vittime né ai coniugi Romano. Perché questa clamorosa ed incomprensibile battuta d’arresto della Corte? Come si spiega questo passo indietro dei giudici proprio nel momento in cui era già stata fissata l’udienza per il conferimento dell’incarico ai periti che avrebbero dovuto fare quegli accertamenti?

L’avvocato Fabio Schembri, uno dei legali difensori di Olindo e Rosa, in una lunga ed esaustiva intervista ha analizzato con noi la vicenda e spiegato perché è importante sottoporre ad analisi quei reperti. Ecco le sue parole:

Clicca qui per leggere l’intervista di UrbanPost alla criminologa Roberta Bruzzone, consulente della difesa di Olindo e Rosa

 

Clamoroso dietrofront della Corte d’Appello di Brescia che prima accoglie la vostra richiesta, fissa l’incidente probatorio e l’udienza per conferire l’incarico ai periti per effettuare gli accertamenti e poi la rigetta bollandola come “inammissibile”. Cosa è accaduto, avvocato?

“Beh, è difficilmente spiegabile che cosa è accaduto da un punto di vista tecnico. C’è stata una retromarcia nonostante ci fosse una sentenza della Corte di Cassazione che aveva stabilito che fosse competente proprio la Corte d’appello di Brescia ad assumere nelle forme dell’incidente probatorio gli elementi probatori appunto richiesti; quindi, analizzare i reperti alcuni dei quali non sono mai stati esaminati e altri analizzati solo parzialmente. Quindi c’era una sentenza della Cassazione che già aveva stabilito questo, su una ordinanza della Corte d’assise di Brescia che già in un primo momento aveva dichiarato inammissibile la nostra istanza … Tra l’altro c’era anche il discorso che, allorquando noi all’epoca abbiamo presentato l’istanza di esaminare questi reperti che erano custoditi presso l’Ufficio Corpi di reato di Como, non siamo stati autorizzati dalla Corte d’assise di Como, e nel contempo è stata chiesta la distruzione di questi reperti qua … Distruzione che poi la stessa Corte ha disposto, quindi abbiamo dovuto anche presentare una istanza per fermare la distruzione dei reperti che avremmo voluto analizzare. Si è creata una situazione di stallo, cioè alla difesa viene impedito di effettuare ciò che può effettuare, ovvero le indagini difensive volte a un eventuale futuro giudizio di revisione. Questo era il principio che sostanzialmente aveva espresso la Corte di Cassazione. Quando siamo arrivati a Brescia, quindi per la seconda volta, la Corte ha fissato l’udienza e nell’ambito di quella dello scorso 13 novembre è stato detto – e ci sono le trascrizioni – dal presidente della Corte d’appello che sicuramente l’incidente probatorio sarebbe stato fatto, tanto è vero che era stato anche formulato una sorta di calendario: era il 21 novembre, il 16 gennaio ci sarebbe stata un’ulteriore udienza per il conferimento, poi è stata rinviata e si è ridiscusso e poi abbiamo ricevuto un’ordinanza, il 30 gennaio, dove veniva dichiarata l’inammissibilità dell’incidente probatorio. C’è stata una vera e propria ‘manovra all’indietro’, insomma, perché il Presidente aveva già di fatto disposto che venisse espletato l’incidente probatorio, la Procura generale aveva dato parere favorevole … quindi questo dietrofront da parte nostra da un punto di vista tecnico risulta essere poco comprensibile”

E’ un diritto dei condannati

“Un diritto che aveva riconosciuto la Corte di Cassazione e quindi non ci sono motivazioni che possano sostanzialmente reggere una ordinanza di inammissibilità e le dirò di più: dal punto di vista tecnico una volta che interviene la Corte di Cassazione, il giudice del rinvio – quindi la Corte d’appello di Brescia – come in tutti i casi deve uniformarsi al principio di diritto espresso dalla Corte di Cassazione. La Corte d’appello di Brescia, quindi, non solo non si è uniformata ma ha commesso un ulteriore errore perché ha dichiarato inammissibile per una seconda volta l’istanza, e questo non può essere fatto perché quando c’è un annullamento della Corte di Cassazione non si può dichiarare l’inammissibilità di un’istanza per un motivo diverso rispetto al primo. La legge dice che se viene una volta dichiarata inammissibile e la Cassazione te l’ha annullata, non puoi addurre un ulteriore motivo di inammissibilità perché tutti i motivi di inammissibilità sono già stati esaminati dalla Corte di Cassazione”.

Vi siete dati una spiegazione? Perché non concedervi la legittima possibilità di analizzare quei reperti? 

“Tutto nasce perché c’erano dei reperti che non erano stati analizzati, e nel contempo sulla scena del crimine non avevano trovato nulla che riconducesse a Rosa e Olindo; i Ris di Parma avevano individuato dei contatti palmari di soggetti sconosciuti alle indagini. Noi avremmo voluto fare degli accertamenti a nostre spese, tramite i nostri consulenti, solo che ci era stato risposto che non era possibile farlo perché bisognava farli con il contraddittorio. Ecco perché abbiamo chiesto l’incidente probatorio, perché siccome è consentito alla difesa fare delle indagini difensive anche per una ipotetica futura revisione, questo diritto, diciamo, ci veniva precluso. La Corte di Cassazione poi aveva stabilito sostanzialmente che noi avremmo dovuto e potuto fare quel tipo di attività tramite la forma dell’incidente probatorio. Ebbene, io non so dirle per quale motivo questa attività ce l’hanno negata, attività sostanzialmente consentita dalla legge. Dal punto di vista giuridico non ce ne sono motivi. Magari si teme che dalla analisi dei reperti possa, diciamo, crearsi una situazione ambigua, che possano uscire dei profili genetici non di Olindo e Rosa, ma di terze persone … La cosa più semplice sarebbe stata quella di fare analizzare quei reperti e avremmo perso tutti meno tempo. Ormai è un rimpallo che dura da qualche anno, insomma.

Cosa farete ora? Quale sarà il vostro prossimo passo?

“Noi abbiamo fatto un altro ricorso in Cassazione; abbiamo impugnato sostanzialmente il provvedimento della Corte d’appello di Brescia. Ci auguriamo pure (per adesso la distruzione dei reperti è bloccata) che i reperti restino a disposizione fino a quando non verranno esaminati. Fino ad allora ci sarà anche preclusa la possibilità di presentare un’stanza di revisione del processo poiché non vogliamo presentarla ‘monca’. Se ci sono delle attività da poter fare prima di presentare un’istanza di revisione noi vorremmo che venissero fatte e quindi insisteremo fin quando non saranno fatte, insomma. Quando la Cassazione ha disposto che venisse fatto l’incidente probatorio sembrava ormai dato per certo, era anche stata disposta l’udienza per nominare il perito (già individuato nel Colonnello Lago); ci sarebbe stata anche una terza udienza per discutere sui quesiti, quindi sostanzialmente tutti eravamo d’accordo che certamente l’incidente probatorio, alla luce della sentenza della Corte di Cassazione, doveva essere necessariamente fatto. Cosa dopo sia cambiato io francamente non lo so … Adesso mi auguro vada tutto secondo le regole del diritto e che possa di nuovo intervenire la Cassazione e, appunto, ‘cassare’ questo provvedimento in modo tale che si possa finalmente celebrare questo incidente probatorio”.

Quali sono i tempi d’attesa? Quando si pronuncerà la Cassazione? 

“Diversi mesi e comunque si perderà altro tempo, anche perché nel caso in cui la Cassazione dovesse annullare poi dovrà essere fissata qualche mese dopo l’udienza presso la Corte d’appello di Brescia e quindi, certo, un po’ di tempo passerà. E’ un cambio di rotta che non mi spiego … Uno si interroga, poi, certamente … io non sono un complottista ma vorrei che si seguisse la Legge, tutto qui”.

Credete molto in questi reperti? 

“Noi naturalmente non abbiamo una sfera magica, possiamo solamente dire che ci sono tutta una serie di reperti  che all’epoca non vennero analizzati, e questo è un dato importante. Dall’esame potrebbero anche uscire i profili genetici di sconosciuti o, per carità, anche quelli dei condannati … Magari proprio da nuove analisi potrebbero emergere elementi che si potrebbero eventualmente porre in contrasto con quelle che sono attualmente le sentenze di condanna. Se emergessero soggetti sconosciuti alle indagini poi bisognerebbe ovviamente approfondire questa tematiche, capisco che sarebbe un ‘problema’ se risultassero altri soggetti presenti sulla scena del crimine …”.

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