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Stuprata dal branco a Roma, foto dell’orrore mostrate alla vittima dai suoi aguzzini: il racconto sconvolgente

Stuprata dal branco a Roma: i quattro mostri della Panda rossa che giovedì notte dopo l’una hanno sequestrato, ferito e violentato a turno una donna di 44 anni che attendeva l’autobus a Rebibbia, potrebbero aver fatto del male ad altre vittime prima di lei. E mentre vanno avanti le indagini degli inquirenti, la sopravvissuta all’orrore non solo ha avuto la forza di denunciare la violenza, ma ha fornito un identikit dettagliato dei suoi aguzzini, descrivendo nel dettaglio il ‘capo branco’, un trentenne straniero con i capelli neri ed un ciuffo riccio sulla fronte. “Capelli corvini, folti, una specie di ciuffetto riccio sulla fronte, non molto alto, dal fisico mingherlino eppure capace di trasformarsi in una furia indomabile”, il suo nome potrebbe già essere in mano agli investigatori. Era lui che guidava l’auto sulla quale il complice l’ha fatta salire a forza minacciandola con un coltello durante il tragitto. Erano su di giri quei delinquenti, sotto l’effetto dell’alcol, uno beveva birra. L’hanno condotta una zona isolata nei pressi del casello A1 di Guidonia dove c’erano altri due connazionali ad attenderli e dove la povera donna è stata brutalmente stuprata a turno.

Stuprata dal branco a Roma: i 4 violentatori hanno commesso un passo falso

E’ stata lei ad indicare ai carabinieri dove i suoi aguzzini hanno lasciato mozziconi di sigarette e le bottiglie di birra che avevano consumato prima di violentarla. E proprio su quei reperti il Ris ora spera di trovare il Dna degli aggressori. Purtroppo però da questa terribile storia potrebbe emergere altro orrore. La donna violentata ha infatti rilasciato una intervista a Il Messaggero in cui rivela dettagli raccapriccianti che fanno intuire che il branco potrebbe aver agito già altre volte prima di far del male a lei“Quella bestia mi mordeva le labbra, il volto, le braccia, dietro le spalle, sulle gambe, sembrava un leone famelico, puzzava di birra; io vomitavo, ma a lui non importava, bestemmiava, mi diceva: Vomita pure, tanto t’ammazzo. Mi metteva in mano un telefono per illuminare la scena, con un altro filmava lo stupro, lo metto su Facebook, rideva e io vomitavo ancora”. La vittima, che ha seriamente pensato di morire, ha poi aggiunto: “Mi sono lavata e rilavata, sterilizzata, ma quello schifo proprio non se ne va. Ho girato il mondo, viaggiando anche da sola, in Africa, in America, in Olanda, so farmi rispettare dagli uomini, ma questi erano belve”.

Lo stupro è stato filmato da uno dei quattro stranieri (potrebbe trattarsi di giovani uomini indiani, secondo le indicazioni fornite dalla donna): uno faceva luce con un cellulare, l’altro filmava la violenza. “Dal buio sono spuntati altri due uomini, ubriachi fradici. Si conoscevano, forse dormivano là in mezzo alla discarica. Mo’ che voi fa? O ci stai o, guarda, manco mi serve il coltello, ti stritolo con questa mano, e mi ha afferrato per il collo. Mi tiravano le gambe, mi hanno sfilato una parte del pantalone, mi davano schiaffi e lui mi schiacciava il volto. Io ho provato a difendermi, ma loro erano in quattro sopra di me. A un certo punto mi hanno detto: Sai quante ne abbiamo ammazzate, ora ti mettiamo dentro una busta e ti buttiamo qua. E per convincermi il capo mi ha fatto vedere i filmati che aveva sul telefonino: si vedeva la sua faccia e poi donne, straniere, che urlavano e imploravano pietà”. Chi erano quelle donne? E dove sono avvenute le violenze immortalate in quelle foto dell’orrore? Il concreto timore è che vi siano altre vittime di quel branco che per terrore non hanno avuto il coraggio di denunciare quanto subito. La caccia ai quattro va avanti.

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