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Sub italiani scomparsi in Indonesia: a tre anni di distanza, un’intervista per non dimenticare

Tre anni esatti oggi. E’ il tempo passato dal giorno della scomparsa di Alberto Mastrogiuseppe, 36 anni, della fidanzata 33enne Michela Caresani e di Daniele Buresta, 36 anni. I tre erano partiti per una vacanza in Indonesia, prevedendo di fare immersioni nel mare del Borneo, assieme alla 29enne belga Vana Chris Vanpuyvelde. A nulla erano valse le ricerche condotte dalle autorità locali per alcuni giorni e anche quelle con mezzi aerei intraprese privatamente dai familiari di Alberto. Con il passare del tempo le speranze di ritrovare i ragazzi in vita si sono affievolite, fino a spegnersi, ma solo per le autorità.

Sub italiani scomparsi in Indonesia: a tre anni di distanza, un’intervista per non dimenticare

Le famiglie, in testa quella di Alberto, non hanno mai smesso di sperare. Ora, passati tre anni da quel Ferragosto del 2015, ridotte praticamente a zero le possibilità di ritrovare i quattro ragazzi in vita, i famigliari continuano a lavorare per arrivare alla verità sulla loro scomparsa. Sì, perché di Alberto, Michela, Daniele e Vana non è mai stata trovata nessuna traccia, nemmeno una pinna, una maschera o un boccaglio. E questo nonostante le ricerche fossero state indirizzate nella zona in cui i quattro erano stati accompagnati dalla guida sub indonesiana, unico sopravvissuto a quella tragica giornata e da tempo tornato al suo lavoro.

Che fine hanno fatto i tre sub italiani? Che cosa si sta facendo per arrivare alla verità sulla loro scomparsa o almeno per saperne di più? UrbanPost ha raggiunto telefonicamente Claudia Mastrogiuseppe, sorella di Alberto, per una breve intervista da cui, oltre ad punto sulle indagini per scoprire la verità sulla scomparsa del fratello e dei suoi amici, emergono suggerimenti importanti per chi parte per vacanze avventurose e spesso rischiose senza un’adeguata preparazione.

Claudia, sono passati tre anni esatti dalla scomparsa di tuo fratello Alberto, la sua fidanzata Michela e dell’amico Daniele. Qual è la situazione ad oggi, qualcuno li sta ancora cercando?

“Sono passati tre anni, sì. A volte non mi sembra possibile, anche per come è accaduto tutto. Sembra una storia incredibile, per come è stata spiegata tutta la vicenda. La non certezza di ciò che è accaduto rende tutto più difficile, anche se noi un’idea di quello che è accaduto ce la siamo fatta. Perché quando tu hai un’evidenza, non dico che lo accetti, ma hai almeno la certezza di quello che è accaduto. Non avere questa evidenza rende la cosa sempre un po’ sospesa. Non aver chiarito i contorni di questa vicenda rende tutto più difficile, non chiudi mai. Probabilmente non lo sarebbe lo stesso anche se sapessimo come è andata davvero. Abbiamo sempre questo dubbio sulle cose che sono realmente successe e per questo non ci diamo pace. Comunque, nessuno sta più cercando Alberto, Michela e Daniele”.

Che cosa stanno facendo (se stanno facendo qualcosa) le autorità italiane e quelle indonesiane?

“La polizia ufficialmente ci ha comunicato che avrebbe continuato ad indagare sulla vicenda, anche a ricerche in mare terminate. Le autorità indonesiane si erano impegnate, nel caso in cui fossero emerse delle prove o avessero trovato qualcosa, a comunicare con noi e a prendere provvedimenti nei confronti della guida sub che fin dal primo report di polizia era indicato come colpevole di negligenza nei confronti di Alberto ed i suoi amici per averli abbandonati in mare. L’ambasciata d’Italia a Jakarta ci ha aiutato in passato e ancora ci sta dando supporto.”

Che idea ti sei fatta della scomparsa di Alberto, Michela e Daniele? Come mai non è stato trovato nulla, nemmeno un boccaglio dopo settimane di ricerche?

“Non lo so, come non lo sanno le autorità che ufficialmente continuano a indagare. So che Alberto e gli altri si sono immersi in una zona pericolosa e non lo sapevano. E questo dobbiamo dirlo, non è scritto sulle guide turistiche nemmeno sulle più famose e dettagliate. Alcuni racconti di testimoni che affermavano di aver visto i ragazzi in superficie insieme alla guida sono a nostro avviso poco attendibili. La mia sensazione è che siano rimasti sotto, perché travolti da una corrente discensionale”

Perché secondo te tuo fratello ed i suoi amici si erano affidati ad una guida che non aveva nemmeno il brevetto da sub?

“Mio fratello si era informato prima via email dall’Italia, ho trovato questa corrispondenza. Poi direttamente sul posto. Inizialmente ai ragazzi era stata proposta una guida sub dalla persona presso cui soggiornavano. Ma Alberto non era convinto di questa scelta e decise poi di rivolgersi alla guida che aveva visto di persona con la sua imbarcazione con tanto di scritta ‘diving’ sullo scafo. La guida che si è scoperto poi lavorava senza brevetto. C’è stato probabilmente un errore di valutazione da parte di mio fratello. In passato aveva sempre prenotato le immersioni dall’Italia con diver europei, comunque con persone di cui poteva effettivamente verificare la professionalità”.

C’è qualcosa che tu, la tua famiglia e quella degli altri ragazzi intendete fare per avvicinarvi alla verità su questa vicenda?

“Ci siamo mossi con alcune persone in Indonesia per verificare se fosse possibile fare qualcosa per cercare nuovi elementi. E’ molto difficile e al momento non ho elementi concreti per affermare che, insomma, avremo qualche certezza sulla vicenda.”

Articoli come questo sono pensati soprattutto per non dimenticare. Ci sono altre iniziative per commemorare Alberto, Michela e Daniele?

“Sì, ma si tratta di iniziative private che vorremmo restassero tali. Si svolgono fin dal primo anniversario e così sarà anche quest’anno.”

Molte persone scompaiono in circostanze tragiche mentre sono in vacanza. Non pensi sia il caso di sensibilizzare maggiormente chi visita paesi sulla carta “sicuri” come l’Indonesia? Banalmente, dieci giorni fa c’è stata una violenta scossa di terremoto in uno dei paradisi turistici dell’isola. Insomma la precauzioni non sono mai troppe…

“Sì assolutamente. Le precauzioni non sono mai troppe quando si parte per un paese straniero. L’opera di sensibilizzazione dovrebbe iniziare dalle Istituzioni, che dovrebbero mettere a disposizione guide con informazioni corrette e recapiti dei professionisti a cui rivolgersi nel paese di destinazione. Gli stessi editori di guide dovrebbero aggiornare i propri prodotti in questo senso: mettendo la sicurezza davanti a tutto. E’ importantissimo poter sapere chiaramente a chi ci si affida, perché ancora oggi si vedono turisti allo sbaraglio in condizioni di assoluta insicurezza. Così come il nostro paese deve assicurare ai suoi turisti standard di sicurezza adeguati.“

Insomma, la vicenda di Alberto, Michela e Daniele sia di monito e insegnamento per tutti. Torneremo e parlare di loro e vorremmo poterlo fare ben prima del quarto anniversario della loro scomparsa, per raccontarvi questa volta, finalmente, una storia di verità.

Leggi uno dei nostri articoli del 2015 sulla scomparsa di Alberto, Michela e Daniele

Written by Andrea Monaci

47 anni, fondatore e direttore editoriale di Urbanpost.it Ha iniziato la sua carriera con la cronaca locale, ma negli ultimi 20 anni si è occupato principalmente di lavoro, criminalità organizzata e politica. Ha scritto, tra gli altri, per il "Secolo XIX" e "Lavoro e Carriere". Quando non lavora le sue passioni sono la musica rock, i cani, le vecchie auto e la buona cucina.

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