di Alessandro Cirinei

Tassa sui redditi alti, gli esodati non possono esultare…


 

I lavoratori cosiddetti in bilico dovrebbero essere una priorità assoluta per il governo che però, come soluzione veloce, ha ipotizzato l’ormai famosa tassa del 3% sui redditi superiori ai 150.000 euro. Dal convegno dei giovani imprenditori di Capri arriva un deciso “no!”. Per molti si tratta di un’aliquota la cui funzione sarebbe quella di fungere […]

I lavoratori cosiddetti in bilico dovrebbero essere una priorità assoluta per il governo che però, come soluzione veloce, ha ipotizzato l’ormai famosa tassa del 3% sui redditi superiori ai 150.000 euro. Dal convegno dei giovani imprenditori di Capri arriva un deciso “no!”.
Per molti si tratta di un’aliquota la cui funzione sarebbe quella di fungere da strumento finanziario per aiutare le imprese a gestire la situazione degli esodati.

Secondo Susanna Camusso, segretario della CGIL, è giusto prelevare dei soldi da chi può con uno scopo preciso e cirscoscritto. Gli fa eco Bonanni della CISL che sottolinea come quello degli esodati sia un problema che influenza tutta l’economia.
Le parti politiche esprimono forti dubbi con Cicchitto del PDL che parla apertamente di soluzione iniqua che somiglia tanto ad un’operazione di finanza straordinaria. Anche Bersani invita il governo ad esplorare soluzioni alternative.

Tuttavia è Confindustria a fare la voce grossa sia con il Vice-Presidente Aurelio Regina, che sottolinea come il governo intenda colpire ancora una volta una fascia già vessata e che tra l’altro è quella che ha più capacità di spesa e quindi di alimentare l’economia. Come si evince dagli studi della CGIL di Mestre, questa aliquota colpirà circa 151.000 cittadini, più o meno lo 0,4% dei contribuenti Italiani con cifre annue che vanno da 166 euro per un reddito di 160mila euro a 5.800 euro per un reddito di 500mila.

Jacopo Morelli, presidente della sezione Giovani Imprenditori di Confindustria urla il suo disappunto dal convegno di Capri, partito Venerdì scorso: “Via ladri, ignoranti e incapaci dalla politica”.
Morelli è infuriato e non le manda certo a dire di fronte alla platea di imprenditori con meno di 40 anni. Il fisco non può essere una confisca e per quanto i lavoratori esodati sia un problema da prendere di petto, frugare nelle tasche di chi può spendere può rallentare eccessivamente l’economia del paese.Occorre diminuire la pressione sui redditi da lavoro e smetterla con ricette da laboratorio che guardano solo alle casse dello stato senza valutare gli impatti sul business.

Numeri alla mano, fa notare Morelli, nel 2012 le tasse rappresenterano il 45% del PIL con un peso sulle imprese maggiore del 68%. La perdita di competitività è progressiva così come la disoccupazione che è un effetto di questa situazione. Se gli effetti benefici del taglio dell’IRPEF sono compensati dall’incremento dell’IVA ed il cuneo discale assume dimensioni ben sopra la media europea, diventa difficile poter pensare di combattere l’evasione ed allo stesso tempo migliorare la condizione dei lavoratori.
La voce dei giovani imprenditori fa un appello al governo che verrà auspicandosi una legge elettorale equa.

La sensazione è che una ulteriore tassa “ad hoc”, per giunta diretta alla classe sociale più vicina all’imprenditoria possa essere una delle gocce che potrebbero far traboccare il vaso. Troppo scontata e troppo “matematica” per poter davvero risolvere una problematica che in realtà ha radici profonde. Urge una maggiore vicinanza del governo alle esigenze delle imprese e degli imprenditori. Urge, in sostanza, una spinta per risollevare la competitività e permettere alle imprese stesse di risolvere i problemi legati all’occupazione in totale autonomia.

Ecco di seguito un breve estratto dell’intervento di Morelli a Capri:

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