di Martina Pascutti in , ,

Terribilmente Mamma: mio figlio e i suoi perchè


 

E’ tempo di un nuovo appuntamento con Terribilmente Mamma, la rubrica di UrbanLife dedicata a tutte le mamme, tenuta dalla simpaticissima Martina Pascutti, anche lei, oggi, alle prese con la maternità. Questa settimana ci racconterà dei continui cambiamenti di suo figlio, in particolare sul perché i bambini continuano a chiedere “perché”.

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E’ tempo di un nuovo appuntamento con Terribilmente Mamma, la rubrica di UrbanLife dedicata a tutte le mamme, tenuta dalla simpaticissima Martina Pascutti, anche lei, oggi, alle prese con la maternità. Questa settimana ci racconterà dei continui cambiamenti di suo figlio, in particolare sul perché i bambini continuano a chiedere “perché”.

Mio figlio ha superato ormai i 3 anni e mezzo e devo dire che da quando ha incominciato ad andare all’asilo sta crescendo a vista d’occhio non solo fisicamente ma anche intellettualmente. Mai e poi mai avrei pensato di dover affrontare con lui certe dinamiche di vita quotidiana e soprattutto non avrei mai immaginato di dover dare una spiegazione logica a qualsiasi suo perché. Già..il perché! Un avverbio interrogativo che da un po’ di mesi sto sentendo insistentemente come un mantra.

Perché l’acqua è trasparente? (Aiuto!) Perché il cielo è blu? Perché camminiamo? Perché la nonna ha preparato la pasta? Perché ho le unghie dei piedi, o più semplicemente perché ho i piedi? Insomma mio figlio in questo periodo è un concentrato di “Perché” come se non ci fosse un domani e pretende inconsapevolmente che io sia il suo Bignami tascabile con la risposta sempre pronta.

L’unico momento in cui non vengo sommersa di perché è quando dorme, e li finalmente posso godermi il mio sano e meritato riposo. Quando però riapre gli occhi la mattina, preparo la memoria del mio cervello con una mini chiavetta USB che ovviamente inserisco nel mio cranio e mi trasformo in un robot parlante pronto a dargli sempre una risposta ad ogni sua domanda o curiosità.

Cominciamo dalle domande più frequenti della mattina:

1- Mamma, ma perché apriamo gli occhi?

E’ come chiedere a Trump il perché indossi il parrucchino!!

2- Perché andiamo a scuola?

Su questa domanda per fortuna riesco ancora a cavarmela piuttosto bene.

3- Perché camminiamo?

Giusto, forse sarebbe stato meglio andare a scuola con il teletrasporto, o direttamente avere un paio di ali sulla schiena e poter spiccare il volo, ma ahimè non siamo muniti di tutto ciò.

Lo accompagno finalmente all’asilo, passo la chiavetta USB “virtuale”  alle maestre della scuola, e scappo a gambe levate con la paura di essere rincorsa e travolta da altri suoi perché. Il mio cervello è a riposo, in una sorta di standby, ma pronto a riaccendersi come una schermata del computer quando devo andarlo a riprendere a scuola alle 16!

Le domande più frequenti del doposcuola:

1- Perché non andiamo al parcogiochi?

Questa è più una richiesta che ovviamente accetto subito e ci precipitiamo immediatamente ai giardini e da quel momento in poi per me la giornata si fa realmente dura perché arriva a pormi domande sulla botanica e il giardinaggio.

2- Perché le foglie sono verdi?

Cosa dovrei spiegargli in quel momento?! La fotosintesi clorofilliana?!?!

3- Perché c’è il prato?

Per farti pascolare un po’ amore mio…

4- Perché il cane fa la pipì vicino ad un albero?

Perché deve pur fare i suoi bisognini da qualche parte..no??

Finalmente l’ora comincia a farsi tarda e colgo l’occasione, visto il freschetto che incomincia a farsi sentire, di rapire mio figlio e di portarlo a fare la spesa. Altro mondo e altra tematica! Questa volta la sua concentrazione si sposta sulle persone.

1- Perché quella signora ha un porro sul mento?

In quel momento vi assicuro che vorrei solo sotterrarmi per la figura che ci faccio…

2- Perché quella signora è più vecchia della nonna?

Per fortuna la mia spesa è quasi finita e riesco a cavarmela con un lieve cenno di sorriso alla signora anziana.

3- Perché non compriamo la bibita che ha voluto anche quella bambina sul carrello?

Perché ti fa fare i rutti e ti fa gonfiare la pancina amore mio… (per questa risposta direi di essermela cavata piuttosto bene dai!)

La sera per fortuna la mente di mio figlio comincia a rilassarsi e a distrarsi con i cartoni, la bocca si ingozza del cibo che gli do, e i fatidici perché cominciano a svanire. Posso finalmente pensare a far riposare il mio cervello-Bignami, disinserire la chiavetta USB dal mio cranio e finalmente rilassarmi, senza pensare di dover rimanere perennemente sull’attenti ad ogni sua singola domanda o “perché“.

Riposiamo soldati, la battaglia con i nostri bambini è terminata anche per oggi!

Questo è essere Terribilmente Mamma!

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