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TFR in busta paga novità 2018: ecco cosa è cambiato dal 1 luglio, tutte le info utili

Novità in arrivo per il TFR in Busta Paga: dal 1 Luglio 2018 i datori di lavoro non sono più obbligati a corrisponderlo direttamente nella busta paga (cedolino) del lavoratore dipendente che ne ha fatto esplicita richiesta. Le nuove linee guida arrivano dopo il mancato rinnovo del periodo sperimentale introdotto dalla precedente legislatura e scaduto il 30 giungo 2018, l’annuncio è stato diffuso anche dall’INPS con la nota numero 2791 del 10 luglio 2018. Con il mancato rinnovo del provvedimento sperimentale i datori di lavoro a partire dal periodo di paga luglio 2018, non sono più obbligati ad erogare in busta paga la quota maturanda di trattamento di fine rapporto per i dipendenti che ne abbiano fatto richiesta.

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TFR in busta paga: cos’è, come funziona e vantaggi

Il TFR in busta paga è un provvedimento inserito nella Legge di Stabilità 2015 (Legge 23 dicembre 2014, n. 190) all’art. 1, co. da 26 a 35, sperimentale che ha introdotto la possibilità per i lavoratori che ne facessero richiesta, di ricevere il proprio TFR (Trattamento di Fine Rapporto) in anticipo maturato mensilmente direttamente in busta paga. La novità introdotta del 2016 non era valida per tutti i lavoratori ma sono quelli del settore privato, ad esclusione di quelli del settore agricolo e domestico. Uno degli aspetti positivi di questo provvedimento era sicuramente la tassazione agevolata per i lavoratori che optavano per l’accredito mensile in busta paga, in questo caso infatti la quota maturanda era assoggettata ad una tassazione ordinaria compresa quella eventualmente destinata ad una forma pensionistica complementare, mentre se il Tfr viene percepito al termine del rapporto di lavoro riceve una tassazione separata.

Come si calcola il TFR?

Il conteggio del Tfr avviene sommando per ciascun anno di lavoro una quota pari all’importo della retribuzione, dovuta per l’anno stesso, divisa per il coefficiente 13,5. Gli importi vengono rivalutati al 31 dicembre di ogni anno con un tasso fisso dell’1,5% più il 75% dell’aumento dell’indice Istat dei prezzi al consumo (inflazione) rilevato per l’anno precedente.

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