di Alessandra Solmi in ,

Tiro Libero film, intervista esclusiva a Simone Riccioni: “Amore e coraggio fanno sì che le cose possano migliorare”


 

UrbanPost ha intervistato in esclusiva Simone Riccioni, attore protagonista e produttore di Tiro Libero, il film. Ecco cosa ci ha raccontato della pellicola e degli attori che compongono il cast.

Simone Riccioni

Il 21 settembre è uscito nelle sale il film Tiro LiberoUrbanPost ha intervistato Simone Riccioni, attore protagonista e produttore di questa bellissima pellicola, per scoprire qualcosa in più su questo progetto, sulle motivazioni che lo hanno spinto a trasformarlo in un film e sul cast degli attori.

tiro libero

Nato ad Hoima in Uganda, nel 1988 da due volontari laici missionari, Riccioni è arrivato in Italia all’età di sette anni e a quindici ha iniziato a calcare le tavole del palcoscenico iniziando però anche a giocare a basket nelle giovanili della Sutor Montegranaro. Ben presto sono arrivati i primi successi sia nello sport che nella recitazione.  Da Life Bites a I soliti idioti da  3 dating al film Com’è bello far l’amore di Fausto Brizzi in cui  Simone Riccioni recita al fianco di Fabio De Luigi. Nel 2013 l’attore approda nel cast di Universitari – Molto più che amici, diretto da Federico Moccia e nel 2015  arriva Come saltano i pesci di cui è protagonista e produttore e di cui ha scritto la sceneggiatura insieme al regista Alessandro Valori.  Ora la nuova sfida si chiama Tiro Libero, dove fra i protagonisti vi sono: Nancy Brilli, Antonio Catania, Biagio Izzo, Paolo Conticini e le stelle del basket Luca Vitali, Carlo Recalcati e Carlton Myers. In contemporanea con il film è uscito anche il libro “Tiro libero” edito dalla Sperling&Kupfer.  Ecco cosa ci ha detto.

Cosa ti ha spinto a narrare la storia di Dario in Tiro Libero

Il tutto è nato da una storia vera, da qualcosa che è veramente accaduto. Un mio carissimo amico, infatti, mi ha raccontato di essere affetto da una malattia, la sclerosi multipla, che nel film però è stata ‘cambiata’ con la distrofia muscolare,  e mi ha parlato del suo dissenso nei confronti di Dio perché pensava che questa malattia gli fosse stata donata da proprio da Lui. Abbiamo quindi deciso insieme al regista di integrare questa storia e arricchirla andando ad analizzare il mondo dello sport e quello della disabilità.  Abbiamo inoltre pensato di creare il personaggio di Dario non pensando ad un ragazzo ammalato, ma ad uno di noi. Così è ‘nato’ il ragazzo  arrogante, egocentrico ed un pochino nichilista sulle sue cose, ma in grado  di andare a trovare chi sono i veri vincenti nella vita e rinascere. Nel film il momento più forte corrisponde proprio alla scoperta del protagonista di chi sono i veri vincenti nella vita e di cosa conti realmente. 

Cosa ci puoi raccontare del tuo personaggio e quali cosa avete in comune? 

Il mio personaggio è un giovane venticinquenne, arrogante, sbruffone, campione di pallacanestro di un piccolo centro di quindicimila abitanti. E’ un giovane ricco, viziato  che ad un certo punto deve fare i conti con una vera e propria ‘sciagura’. Qualcuno gli manda questa malattia che gli sconvolge la vita.  Io sono, sulla seconda parte, quella legata al momento del cambiamento, abbastanza simile a Dario. Nasco, infatti, come attore pagliaccio per i ragazzi disabili e con la sindrome di down e pertanto mi ritrovo molto in quel che il mio personaggio fa dopo essere cambiato. Nella prima parte, invece, mi rivedo un pochino  nel suo essere arrogante, ma non con le persone. Quando sei da solo ti capita di essere molto critico, di sentirti importante e via dicendo…  o almeno a me è capitato. Possiamo dire che il bel cambiamento narrato nel film  è quello che è capitato a me nella vita. Prima ero molto pieno di quello che facevo, mi sentivo molto importante, forse troppo. Poi la vita mi ha portato a fare delle tappe che mi hanno fatto cambiare. Ora sono sicuro: la vita è veramente bella e va vissuta in ogni istante. Insomma negli anni sono cambiato molto. Per girare questo film ho preso ciò che ero quando avevo diciotto anni, quando, cioè,  giocavo a basket con la serie A e mi sentivo un divo. Nella seconda parte, invece, mi sono basato sulle mie sensazioni riguardanti il cambiamento perché la vita mi ha fatto capire invece che non ero nessuno. 

Ci sono stati momenti difficili durante le riprese? 

Molti. Abbiamo girato quando ci sono state le tre scosse di terremoto. Abbiamo dovuto cambiare location più di una volta, abbiamo dovuto cambiare situazioni e cercare di essere sereni, nonostante tutto. Eravamo vicini all’epicentro, perché noi eravamo nei pressi di Macerata, vicino a casa mia. Conosco bene nella parte marchigiana tutta la zona colpita dal terremoto e i paesi come Visso che sono stati completamente spianati.  Siamo stati fortunati perché eravamo in una struttura forte e comunque distanti cinquanta chilometri dalla zona centrale coinvolta nel sisma. Ci siamo, però, riversati comunque sul mare per fare le ultime riprese. Sono stati momenti abbastanza duri, ma ci siamo uniti come cast e produzione e siamo riusciti a portare a termine questo progetto che partiva con un bellissimo spirito ed è terminato con uno spirito ancora più bello. 

Quando è nata la tua passione per la recitazione? 

La mia passione per la recitazione è nata per caso. Io ho fatto il liceo scientifico dai salesiani. Stavo giocando a ping pong quando un professore di diritto è venuto e mi ha detto: “Simone ti ho sentito cantare perché non reciti e canti nei nostri musical?” Gli ho risposto: “Prof recitare e cantare è da sf**…” e lui ha controbattuto con una ‘minaccia’: “Se non reciti e canti ti metto” …. insomma voleva darmi un brutto voto … . Ho quindi iniziato a fare teatro solo perché un professore di diritto, un sacerdote, mi ha sfidato. Da lì sono montato sul palcoscenico e non sono più sceso perché è un’arte meravigliosa, perché ti libera, perché ti rende pieno e felice.

Se dovessi scegliere fra sport, scrittura e recitazione, cosa vorresti portare avanti?

Farei basket e recitazione, una ‘combo’. La scrittura la metterei un pochino sotto, un po’ in secondo piano. 

Come è stato lavorare con il cast del film Tiro Libero

Una emozione enorme. Nancy Brilly è stata una delle mie attrici preferite sin da quando vedevo da piccino la Mandrakata di Gigi Proietti. Averla conosciuta e averci recitato insieme è stata una soddisfazione enorme. Antonio Catania è uno degli attori più bravi che abbiamo in Italia. Biagio Izzo e Paolo Conticini sono due grandi amici, due grandi attori e due bellissime persone. Appena ho visto Carlton Myers, invece, mi sono fatto fare un autografo. Myers è il  Jordan italiano. Per gli amanti del basket vedere lui è un po’, passatemi il paragone, come, per un religioso, vedere il Papa. Lui è uno di quelli che ha vinto tutto, una figura incredibile. 

Nonostante grandi personaggi come Myers non ci sono molti film sul basket? 

No, questo è il primo!

Ha influito la tua passione? 

Sicuramente ha influito la mia passione. In Italia facciamo vedere solo il calcio, che è un bellissimo sport, sono tifoso anche io, però ho detto, se dobbiamo fare qualcosa mettiamoci il basket.

Quali sono i tuoi progetti futuri? 

A settembre, ottobre dell’anno nuovo gireremo un nuovo film prodotto da me come Tiro Libero.  A novembre, invece, girerò un film con Christopher Lambert. A marzo ho in progetto un altro film da protagonista. E’ incentrato sulla seconda guerra mondiale. Si discosta un po’ da quello che sono quindi sarà una bella sfida.

Vuoi lasciare un invito ai lettori affinché vadano al cinema a vedere Tiro Libero

Certo! Se volete vedere una storia bella, che vi faccia commuovere, una storia dove l’amore e il coraggio la fanno da padrone e che finisce con la speranza che le cose possano migliorare, allora Tiro Libero è il vostro film di quest’anno.

credits foto in evidenza:  Francesco Ormando 
              locandina: Ufficio Stampa 

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