di Federico Elboni

Torna l’Ora Solare, Bye Bye Ora Legale


 

Questa domenica, il 28 settembre, le lancette dell’orologio (per chi ancora le ha) vanno 60 minuti indietro, con il ritorno dell’ora solare. Ma come funziona questo sistema di gestione del tempo?
Il concetto per noi è semplice e si traduce nel regolare tutti gli orologi di casa avanti o indietro di un’ora due volte l’anno: adesso con il ritorno dell’ora solare e a marzo del prossimo anno, con l’ora legale. Eppure a voler approfondire i concetti, si scoprono delle notizie curiose.

ora-legale-2013

Intanto va detto che l’ora solare è chiamata anche “tempo solare” perchè indica il passaggio del tempo in base alla posizione del sole nel cielo. L’unità di misurazione principale del tempo solare è il giorno. Ci sono due tipi di ora solare: l’ora solare apparente, che corrispondere effettivamente al movimento del sole nel cielo. Essa si misurava con la  meridiana, il più antico orologio, che misura il tempo proiettando l’ombra di uno stilo, chiamato gnomone, su un quadrante. Il tempo medio solare, invece, è quello misurato con l’orologio e legato a misurazioni matematiche più complesse. L’esigenza di poter misurare con precisione il tempo è diventata sempre più importante con il passaggio da una civiltà prevalentemente contadina ad una industriale, in cui i ritmi, le scadenze, le consegne dovevano essere quanto più precisi possibile.

meridiana gnomone lancetteA cosa servirebbe, allora, l’ora legale? Sembra che il primo a disquisirne sia stato l’inventore Benjamin Franklin nel 1784. La sua proposta si basava sul principio di risparmiare energia, come evidenzia il titolo del saggio che pubblicò sul “Journal de Paris” intitolato “Un progetto economico per la riduzione del costo della Luce”. Tuttavia lo scienziato non ottenne un grande seguito, in realtà è probabile che si trattasse di un pamplet semi serio, come andava di moda scrivere fra gli intellettuali del periodo.

Si riprese a discutere dell’argomento più di un secolo dopo, nel 1907, quando l’idea dell’inventore americano venne riproposta dal costruttore inglese William Willet. Di lì a poco con la Prima Guerra Mondiale e le nuove pressanti esigenze economiche di risparmio, nel 1916 la Camera dei Comuni di Londra varò il British Summer Time, che prevedeva di spostare le lancette un’ora in avanti durante l’estate. Sulla scia della Gran Bretagna molti altri paesi europei, fra cui l’Italia, adottarono il medesimo sistema, dato che in tempo di guerra il risparmio (anche energetico) era una priorità comune a tutti.

Ci furono anche episodi curiosi, ad esempio il così detto “sciopero delle lancette” a Torino nel 1920, che sfociò in una serie di successive manifestazioni della classe operaia che non voleva l’ora legale, perchè avrebbe costretto gli operai ad uscire di casa per andare in fabbrica sempre con il buio, anche in primavera ed estate.

Oggi l’ora legale è regolata da specifiche prescrizioni di legge, la cui norma più recente è la Direttiva 2000/84/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 gennaio 2001, in cui La Comunità Europea ha stabilito che:

“A decorrere dall’anno 2002 in ciascuno Stato membro il periodo dell’ora legale ha inizio alle ore 1.00 del mattino, ora universale, dell’ultima domenica di marzo e termina alle ore 1.00 del mattino, ora universale, dell’ultima domenica di ottobre.”

E’ stata scelta la domenica per favorire le persone nel passaggio, minimizzando anticipi e ritardi nelle incombenze della settimana. Questo sistema alla fine è efficace per risparmiare energia? Alcune stime hanno quantizzato che nell’ultimo cambio di ora dello scorso anno si sono risparmiati circa 650 milioni di kwh su 7 mesi, sebbene altri studi negli Stati Uniti diano pareri discorsanti.

Tuttavia, sebbene questa regola della Daylight Saving Time o DST (è il nome internazionale dell’ora legale) sia applicata in quasi tutti i paesi industrializzati dei due emisferi, ci sono anche delle eccezioni: il Giappone segue sempre e soltanto l’ora solare, nel rispetto “storico” della componente rurale della società nipponica, così come la maggior parte dei paesi dell’Africa e dell’Asia.

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