di Corinna Garuffi in , ,

Transiberiana d’Italia 2017: novità e segreti svelati dall’associazione “LeRotaie” [INTERVISTA]



 

Pronti a viaggiare nel tempo? Oggi vi portiamo alla scoperta della Transiberiana d’Italia, suggestiva linea ferroviaria da percorrere a bordo di carrozze storiche: ecco segreti, novità, suggestioni e sapori di questa terra svelati in esclusiva per noi da Claudio Colaizzo, uno degli amici della ferrovia dell’associazione “LeRotaie”

Calendario 2017 dei viaggi sulla Transiberiana d'Italia

128 chilometri di paesaggi mozzafiato, da vivere a bordo di carrozze storiche: la Transiberiana d’Italia, linea ferroviaria che congiunge Sulmona a Isernia, è uno spettacolo per tutti i sensi. Grazie all’intervento di Fondazione FS Italiane, che ha investito nel ripristino della linea, questo gioiellino tutto italiano è diventato un’eccellenza di quel turismo autentico che strizza l’occhio al recupero dei beni paesaggistici e storici. Ricordiamo ai lettori che fin dal 2007 un gruppo di appassionati di storia e cimeli residente sul territorio si era organizzato in associazione per evitarne la dismissione: stiamo parlando dell’associazione culturale “LeRotaie”, che ha dato slancio al progetto collaborando negli ultimi anni con Fondazione FS per mettere a punto, insieme, bellissimi itinerari tematici a bordo di treni storici. Ne parliamo con Claudio Colaizzo, uno degli “amici” della ferrovia.

Chi ha ribattezzato questo tratto ferroviario “Transiberiana d’Italia”? Un nome, tra l’altro, molto bello ed evocativo…
“Si tratta di una citazione estrapolata da un vecchio articolo scritto nel 1980 da Luciano Zeppegno e pubblicato su una rivista – “Gente Viaggi” – che all’epoca era molto in voga. Collezionando materiale documentario e cimeli, ci siamo imbattuti nel pezzo in cui l’autore, parlando della sua esperienza a bordo di questa linea, raccontò del giorno in cui si ritrovò nel bel mezzo di una bufera di neve, episodio che lo spinse a ribattezzare questo tratto ferroviario “la piccola Transiberiana”. E a noi piacque molto l’idea di soprannominarla “Transiberiana d’Italia”, anche perché ad alta quota si sfiorano d’inverno i -15 gradi…!”

Grazie alla collaborazione con Fondazione FS si viaggia su carrozze storiche di rara bellezza. Come possiamo immaginarcele?
“Si tratta di carrozze costruite tra la fine degli anni Venti e l’inizio degli anni Trenta, conosciute come “Centoporte” perché dotate di tantissime porte laterali da dove i passeggeri potevano scendere. Sono tutte completamente restaurate dalla Fondazione Ferrovie dello Stato: oltre a essere tecnicamente impeccabili, hanno eleganti interni in legno, dalle panche alle cappelliere, che sono impreziositi da minuzie introvabili sui treni moderni. Sembra veramente di viaggiare nel tempo. Ogni tanto abbiamo a nostra disposizione anche altre carrozze, chiamate “terrazzini”, che hanno la particolarità di avere l’uscita in testa al treno e in coda caratterizzata da una specie di balconcino da cui si esce. Normalmente viaggiamo su carrozze di II e III classe, anche se durante il ponte dell’Immacolata abbiamo avuto l’occasione di sperimentare anche una carrozza di I classe, con tanto di salottini di velluto, tendine e tavolini molto raffinati. Tante piccole accortezze che giustificano una classe superiore.”

Paesaggi ed emozioni: quali sono le vedute più belle che si possono ammirare partecipando a noi dei vostri viaggi?
“I primi 40 chilometri della linea – da Sulmona a Roccaraso – attraversano il parco nazionale della Majella. La particolarità è che in alcuni tratti non c’è la strada, ma solamente la ferrovia: si tratta di punti molto impervi e scoscesi da cui si può godere di un panorama davvero d’eccezione che abbraccia tutta la valle. Le montagne abruzzesi circostanti in linea d’aria sono molto lontane, ma si riconosce nettamente il profilo del Gran Sasso, che svetta tra gli Appennini. Arrivati nella zona di Campo di Giove, a quota 1.000 metri, si è praticamente sotto le pendici della Majella, la si può guardare dal basso verso l’alto e costeggiarla sul fianco, fino a “sbucare” quasi per magia su un altipiano che ricorda la steppa siberiana: un effetto che crea molto stupore nei viaggiatori. A quota 1.200 metri si susseguono varie stazioni, tra cui Palena, Pescocostanzo, Roccaraso; da lì inizia una lunga picchiata in discesa, molto suggestiva, che permette di abbracciare con lo sguardo la vallata di Castel di Sangro”.

E una volta arrivati nell’Alto Molise?
“Questa è una zona meno conosciuta eppure bellissima. Appena entrati in Molise la linea ferroviaria percorre una vasta area verdeggiante, con faggete e pinete, ricamando il paesaggio. Si attraversa una riserva naturale, Montedimezzo, che dal 2014 è patrimonio dell’Unesco per il suo habitat di flora e fauna ultrasecolari. Il percorso continua passando attraverso la zona dei tratturi e arrivando fino a Pescolanciano: siamo alle porte di Isernia.”

Intervista sulla Transiberiana d'Italia

Transiberiana d’Italia – ph Lorenzo Di Iorio (foto tratta dalla pagina Facebook “LeRotaie”)

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Qualche anticipazione sul programma del 2017?
“All’interno della programmazione del nuovo anno abbiamo inserito un itinerario speciale per la giornata di Pasquetta: un tempo, in questa giornata di festa, era diffusa l’abitudine di partire dalla costa, da Pescara, arrivare a Sulmona e proseguire fino a Campo di Giove, prendere il treno a due passi da casa per farsi una gita in montagna e non doversi preoccupare di nulla se non scendere alla stazione di risalita. In coincidenza con il solstizio d’estate, abbiamo pensato a una corsa in notturna (il 24 giugno) che parte al tramonto per tornare all’alba, con tanto di spettacoli teatrali e laboratori all’aperto sotto il cielo stellato, prevedendo anche la possibilità di dormire sia in ostello che in tenda. Abbiamo pensato inoltre a un viaggio per ricordare i 120 anni della linea, a settembre: speriamo in quella occasione di riuscire a far salire i passeggeri a bordo di locomotive a vapore.”

Spesso abbinate ai vostri itinerari occasioni, anche culinarie, che permettono di conoscere meglio il territorio. Cosa ci racconta dei sapori dell’Abruzzo e del Molise?
“Abruzzo e Molise sono cugini, pur avendo peculiarità  specifiche. Ad esempio il Molise è la patria del caciocavallo, formaggio di mucca dalla forma e dalla stagionatura particolari: i paesi di quella zona fanno a gara a chi lo produce più buono! Poi c’è la “pezzata”, pietanza della civiltà della transumanza a base di carne di pecora bollita, arricchita con aromi e spezie e servita in umido, e ancora la “panonda” (o “panonta”), pagnotta di pane tipica del paesino di Miranda, vicino a Isernia, che viene tagliata a strati e farcita con peperoni, salsiccia, sugna, tante uova, mentuccia e prezzemolo. A novembre imperdibile un assaggio di tartufo bianco, una delle eccellenze molisane. In Abruzzo permane la tradizione dei formaggi: oltre agli arrosticini (spiedini di pecora) va ricordata la polenta, condita con sugo di carne di maiale oppure accompagnata – nella versione bianca – dagli “orapi”, spinaci selvatici di montagna che crescono sulla Majella; a Pettorano sul Gizio la polenta si sposa, invece, con i “mugnoli”, una particolare verdura che può somigliare al cavolo broccolo. La zona montana è ricca anche di genziane, fiori dalle cui radici si ricava un liquore veramente fenomenale.”

Una curiosità: in questo periodo dell’anno c’è la neve lungo la Transiberiana d’Italia?
“Purtroppo non ci sono state perturbazioni di questo genere per il momento: aspettiamo comunque la neve per gennaio, febbraio, o magari marzo. Ricordo che nel marzo 2015 ci fu un’improvvisa nevicata che portò oltre 2 metri e mezzo di neve lungo la tratta…”

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