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Trattativa Stato-mafia, Di Pietro: «Che Borsellino doveva essere ammazzato lo si sapeva bene, è responsabilità di Stato»

«Che Borsellino doveva essere ammazzato lo si sapeva bene, è stata una responsabilità di Stato molto grande lasciarlo così, da solo». Lo ha detto oggi Antonio Di Pietro, ex magistrato e già leader dell’Italia dei Valori, intervistato da ECG, programma di Radio Cusano Campus emittente dell’Università degli Studi Niccolò Cusano. L’ex Pm di Mani Pulite ha parlato a tutto campo: delle elezioni in Molise, delle trattative tra Movimento 5 Stelle e PD per la formazione del nuovo governo. Ma soprattutto ha detto la sua sull’esito del processo sulla trattativa stato-mafia, ricordando come poco prima della strage di Via D’Amelio nella quale fu ucciso Paolo Borsellino lui stesso stava cercando di indagare sulle connessioni tra mafia e politica ai massimi livelli.

antonio di pietro dichiarazioni su trattativa stato mafia

«Una cosa è certa –  ha detto Di Pietro –  io come Di Matteo (il Pm del processo trattativa stato-mafia, ndr) sono convinto che ci vorrebbe un testimone di Stato in grado di evidenziare cosa è accaduto in quel periodo, soprattutto con riferimento alla morte di Borsellino. Che Borsellino doveva essere ammazzato lo si sapeva bene, è stata una responsabilità di Stato molto grande lasciarlo così, da solo. L’inchiesta ‘mafiopoli’ portata avanti a Palermo si stava collegando con Mani Pulite. Quando il collegamento stava per scattare, ricordo che il giorno del funerale di Falcone mi incontrai personalmente con Borsellino, che mi chiese di fare presto, perché avevamo poco tempo a disposizione. Eravamo arrivati a un collegamento tra il sistema delle imprese che trainava il Paese a Nord e il sistema delle politica, che passava attraverso un’intermediazione mafiosa. Hanno fermato le indagini, armato pistole, chi lo ha fatto va individuato».

di pietro borsellino trattativa stato mafia

Sui risultati delle elezioni in Molise Di Pietro ha detto: «Parlate del tracollo del centrosinistra in Molise? A dir la verità il tracollo è iniziato prima, viene da questi anni in cui invece di governare ha pensato a litigare. Poi è finita al punto in cui alle politiche prima mi avevano chiesto di candidarmi, poi alcuni hanno posto dei veti, alla fine sono andati divisi. Quando ti dividi, sei destinato a perdere. La colpa della disfatta in Molise, comunque, è in parte della politica nazionale, in parte della politica locale. Una politica da condominio, non da Ohio, come ho letto da alcune parti».

Sul dialogo tra Movimento Cinque Stelle e Partito Democratico Antonio Di Pietro pensa che «alla fine diranno che non si trova una soluzione e che bisogna andare ad elezioni, ma solo dopo aver fatto la legge elettorale. Quindi discuteranno cinque anni di legge elettorale. Chi è in Parlamento prima di accettare di tornare a casa fa di tutto». Infine una battuta su Silvio Berlusconi: «Ormai non è più un caso politico, è un caso umano. A un certo punto, data l’età, bisogna prendere atto che i suoi sproloqui hanno bisogno più di un medico che di una soluzione politica».

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Written by Andrea Monaci

47 anni, fondatore e direttore editoriale di Urbanpost.it Ha iniziato la sua carriera con la cronaca locale, ma negli ultimi 20 anni si è occupato principalmente di lavoro, criminalità organizzata e politica. Ha scritto, tra gli altri, per il "Secolo XIX" e "Lavoro e Carriere". Quando non lavora le sue passioni sono la musica rock, i cani, le vecchie auto e la buona cucina.

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