di Sabina Schiavon in

Trovare lavoro dopo la laurea? Per l’Istat più si studia e più il primo lavoro sarà precario


 

Trovare lavoro dopo la laurea? In Italia cresce sempre di più il rischio del precariato, almeno per il primo impiego: per l’Istat è molto più difficile trovare lavoro quanto più è alto il titolo di studio

Trovare lavoro dopo la laurea? Secondo l’Istat non ci sono dubbi: i laureati hanno molta più difficoltà di trovare un lavoro stabile rispetto ai diplomati. Il tema dell’occupazione giovanile è stato sollevato durante un’audizione della Commissione Affari costituzionali della Camera, proprio dal presidente dell’Istat: Giorgio Alleva, infatti, ha sottolineato che “l’occupazione atipica al primo lavoro è diffusa anche per titoli di studio secondari superiori o universitari e cresce all’aumentare del titolo di studio, essendo pari al 21,2% per chi ha concluso la scuola dell’obbligo e al 35,4% per chi ha conseguito un titolo di studio universitario”.

==> STUDIARE GRATIS E LAVORARE IN DANIMARCA: LA 23ENNE GIORGIANA RUSU CI RACCONTA LA SUA ESPERIENZA

Trovare un lavoro stabile in Italia è ancora molto difficile e la cosa sembra peggiorare se si è neo-laureati e alla ricerca del primo impiego. Stando ai dati Istat, presentati dallo stesso presidente, “la quota di lavoratori temporanei, già in partenza più consistente fra i giovani, aumenta dal 1997”. Entrando nello specifico, quello che Alleva ha chiamato lavoro “atipico” riguarda maggiormente i giovani dai 15 ai 34 anni, fetta di popolazione all’interno della quale ben un occupato su quattro svolge lavori con contratti a termine o collaborazioni. Il presidente dell’Istat non si è però fermato qui e, analizzando il mondo del precariato in Italia, ha sottolineato come “nel 2016 un terzo degli atipici ha tra 35 e 49 anni, con un’incidenza sul totale degli occupati dell’8,9%; tra le donne il 41,5% delle occupate con lavoro atipico è madre”.

==> CLICCA QUI PER TUTTE LE ULTIME OFFERTE DI LAVORO

Il problema del precariato in Italia, soprattutto quello giovanile, si ripresenterà però anche in futuro. Come sottolineato dal presidente dell’Istat, infatti, “Il basso tasso di occupazione dei 25-34enni – 60,3% nella media del 2016 – costituisce una grande debolezza per il presente e il futuro di queste generazioni che rischiano di non avere una storia contributiva adeguata. Ciò si rifletterà su importi pensionistici proporzionalmente più bassi rispetto a carriere lavorative regolari, cioè con salari adeguati e continuità nel versamento dei contributi”. Alleva ha poi aggiunto che “Lo scarso impiego di queste fasce di età indica, poi, una grave situazione di sottoutilizzo di un segmento di popolazione ad elevato impatto potenziale sullo sviluppo economico del Paese”.

==> CONCORSO MINISTERO DELL’INTERNO: BANDO PER 50 PREFETTI

© Tutti i diritti riservati. Vietata ogni forma di riproduzione

Metti mi piace a UrbanPost

Leggi anche

Commenta via Facebook