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Trump beccato a “taroccare” una copertina del Time mentre lotta contro le fake news: la commedia è servita

La presidenza di Donald Trump, così a naso, pare destinata a entrare nella storia e non solo della politica mondiale ma anche del costume. Vi abbiamo raccontato ieri del curioso caso di un Premio Pulitzer, un candidato Premio Pulitzer e un altro esimio collega che si sono dimessi in seguito a un servizio realizzato per la Cnn che puntava a dimostrare le connessioni tra Anthony Scaramucci – imprenditore legato al clan politico del Tycoon – e il Cremlino. La Cnn dopo poche ore ha ritirato l’articolo firmato dai tre pluripremiati professionisti e porto le proprie scuse a Scaramucci in quanto il pezzo non avrebbe avuto un solido impianto accusatorio. La fonte che avrebbe rilevato i presunti legami tra Scaramucci e la Russia sarebbe infatti rimasta anonima, l’emittente televisiva ha ritenuto l’articolo non adiacente al proprio modus operandi, mancavano le prove sufficienti per sostenere un’accusa tanto forte. Trump aveva ultimamente inveito contro la Cnn accusandola di produrre fake news, in questo clima di caccia alle streghe non è impossibile pensare che i parametri dell’emittente siano diventati ancor più severi nell’ambito del controllo dell’attendibilità delle notizie. I tre giornalisti che sono stati tacciati di aver lavorato senza basi solide diffamando uno degli yes man di Trump hanno scelto di dimettersi, al fine di difendere la credibilità del proprio lavoro e della propria reputazione. Uno di loro, del resto, ha vinto il Pulitzer quindi ben conosce l’importanza della fiducia del lettore per un giornalista.

In questo scenario abbastanza complesso Trump ha nuovamente ribadito il suo livore nei riguardi dei media che producono fake news. Contemporaneamente – però – è insorto il Time contro il Presidente intimandogli di rimuovere dai suoi club di golf una falsa copertina del settimanale con il suo ritratto. A denunciare questo tentativo di pavoneggiarsi manipolando una copertina in realtà mai uscita in edicola è stato il Washington Post. Il primo marzo 2009 non è mai stato distribuito alcun numero del Time con quella copertina celebrativa verso Trump, piuttosto il giorno 2 marzo il settimanale ha dedicato l’ambita cornice all’attrice Kate Winslet. Trump ha taroccato la copertina inventandosene una ex novo – con tanto di data di uscita sbagliata – in cui un titolo celebrativo ne tesse le lodi. Il falso non gli è riuscito nemmeno troppo bene dato che il bordo rosso della rivista è più sottile dell’originale, un codice a barre inventato fa capolino in un angolo della copertina e la posizione dei titoli è diversa rispetto a quello di una vera copia di Time. La falsa copertina troneggia in almeno quattro club di golf di Trump, dalla Scozia alla Florida. La didascalia, anch’essa totalmente inventata, recita: “Trump fa centro su tutti i fronti, anche in TV“. Il riferimento è alla versione americana di The Apprentice che ai tempi vedeva il Tycoon come boss da compiacere, mentre nella nostrana versione il ruolo di Trump era ricoperto da Flavio Briatore.

Ovviamente in seguito alle crociate di Trump contro i giornali, rei a suo dire di diffondere fake news sul suo conto, una volta avuta la prova che il Presidente manipola le copertine del Time e le appende nei suoi esercizi commerciali al fine di guadagnare credibilità sono stati in molti a tuonare: “Perché si è ridotto a decorare le sue proprietà con un esempio letteralmente falso di giornalismo?”. Ciò succede mentre la portavoce di Trump – Sarah Huckabee Sanders – durante un briefing della Casa Bianca scagliava fulmini e saette contro i media che pubblicano falsità nei confronti di Trump, Scaramucci e della Russia cavalcando propria l’onda del servizio ritirato della Cnn. Quindi, ricapitolando, un Pulitzer e un candidato premio Pulitzer si sono dimessi e devono farsi tirare le orecchie dalla portavoce del Presidente degli Stati Uniti che li accusa di generare fake news, mentre lui tarocca le copertine del Times sostituendosi a Kate Winslet con didascalie agiografiche inventate di sana pianta in cui vengono tessute le sue lodi. Il prossimo che si lamenta dell’Italia lo spediamo negli States, c’è da uscirci matti.

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