di Michele Iacovone in ,

Turchia referendum 2017: cosa cambia dopo la vittoria del sì di Erdogan?


 

In Turchia ha vinto il sì al referendum proposto dal presidente Erdogan: come cambieranno ora le cose nel paese? Ecco il punto della situazione

Referendum Turchia, vince Erdogan, ecco cosa cambia nel paese dopo vittoria

In Turchia, circa 55 milioni di cittadini sono stati chiamati a votare domenica 16 aprile per il referendum proposto dal presidente Recep Tayyip Erdogan. Con la vittoria del sì, l’assetto politico del paese è destinato a cambiare: in primo luogo, infatti, passerà da repubblica parlamentare a repubblica presidenziale. Ecco i punti salienti di questo imminente cambiamento.

Dal punto di vista del Potere Esecutivo, dopo la vittoria del sì al referendum, il presidente Erdogan sostituirà il primo ministro, una figura politica che verrà eliminata. Anche il principio di neutralità del presidente cesserà di esistere, inoltre Erdogan avrà facoltà di nominare o rimuovere di sua iniziativa il vicepresidente, i ministri e gli ufficiali d’alto livello. Lo Stato di Emergenza, se prima poteva essere dichiarato dal governo e dal parlamento, ora verrà controllato dal presidente. Il numero dei giudici della Corte Costituzionale passerà da 17 a 15, mentre l’assemblea parlamentare passerà da 550 a 600 membri e dall’età minima di 25 anni per essere eletti a quella di 18 anni. Per quanto riguarda le elezioni, quelle relative al presidente e ai parlamentari verranno tenute contemporaneamente ogni cinque anni e ci sarà la possibilità, per il presidente, di ricoprire due volte tale carica. Infine, per indire le elezioni anticipate basteranno i tre quinti del parlamento o il presidente stesso. Allo stesso modo, con il via libera del parlamento, per un presidente al suo secondo mandato sarà possibile ricandidarsi se questi viene interrotto.

Il referendum proposto da Erdogan ha vinto, ma non si tratta di una vittoria completa e unificante. Erdogan avrà in mano tutti i poteri, ma allo stesso tempo non avrà a disposizione i favori dell’intera Turchia. Metà dei suoi cittadini, infatti, ha votato no. Basti pensare che il primo partito d’opposizione, il Chp, ha chiesto espressamente alla Commissione Elettorale Suprema di rivedere e cancellare il voto del referendum a causa di sospette irregolarità. Le polemiche, quindi, non mancano e la vittoria di Erdogan è arrivata sul filo del rasoio. Sono almeno due anni che in Turchia si è instaurato un regime di per sé autoritario e la situazione è stata acuita dal tentato golpe del 2016, momento sfruttato da Erdogan per mettere in atto una ‘pulizia’ e reprimere il dissenso anche a livello mediatico. Nonostante questa tendenza, i dati del referendum indicano comunque una scissione, la parte laica e democratica della Turchia rivendica la sua libertà ed è proprio questa ‘rivendicazione’ silenziosa che rende la mano estera di Erdogan debole agli occhi di Washington, Mosca e Berlino. Il presidente turco non ha il pieno consenso del suo popolo, come alcuni sostenevano. Ma il vero problema è interno alla Turchia stessa, che rischia di trasformarsi in una vera e propria dittatura.

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