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Tutti in fila per un lavoro

Pensare di cercare lavoro all’interno di un contenitore così grande, seppure ben organizzato, come Iolavoro resta solo un buon auspicio. Momenti come la due giorni di Torino sono importanti per farsi un’idea sulla situazione dell’offerta di lavoro, in particolare per i settori cui la fiera è tradizionalmente fedele: turismo, ristorazione, benessere, grande distribuzione (con le new entry in questa edizione dei settori energie a agroalimentare).
Ma è davvero impensabile pensare di far incontrare davvero domanda ed offerta, nonostante il grande impegno profuso. Certo, è possibile iniziare il percorso: secondo gli organizzatori nei due giorni di Iolavoro sono stati svolti 15mila colloqui tra candidati, aziende, agenzie per il lavoro e servizi pubblici che hanno partecipato alla manifestazione. Una mole notevole di curriculum si è riversata sui selezionatori che ora dovranno svolgere il compito più difficile: cercare di fare il “matching” tra le candidature raccolte e le offerte di lavoro disponibili.

Quello che ho potuto constatare, oltre alle chilometriche file per accedere al Palaisozaki sede della manifestazione, è stato un grande bisogno di orientamento dei partecipanti tutti, giovani e meno giovani. A partire davvero dalle basi: “ma dovevo portare con me il curriculum vitae?” oppure ancora “a chi mi devo rivolgere per lavorare come stagionale in albergo?”. Nonostante un sito ben fatto e l’invito a registrarsi ai colloqui prima della manifestazione, migliaia di giovani sui vent’anni, trentenni e parecchi quarantenni sono arrivati a Torino piuttosto impreparati, bisognosi di una guida sul “Come fare per…”.

Tutti in fila per un lavoro insomma. Un lavoro che purtroppo in Piemonte – e non solo – latita  in particolare per i meno giovani. E’ stato sconfortante, almeno per me, vedere l’espressione di un 40enne, che mi ha chiesto “ci sono offerte di lavoro a Torino per me che ho 20 anni di esperienza in carrozzeria?” al momento della mia risposta: si ci sono offerte, sono tutte di lavoro in somministrazione (con le agenzie), da 15 giorni a 2 mesi. A parte il discorso dell’età, come si può pretendere che un padre di famiglia con due figli a carico lavori per 15 giorni e poi… chissà?

L’interrogativo che torna incessantemente, purtroppo non solo a Torino, è: che fine ha fatto il lavoro in Italia? Su UrbanPost cercheremo di capirlo insieme, giorno per giorno.

Written by Andrea Monaci

47 anni, fondatore e direttore editoriale di Urbanpost.it Ha iniziato la sua carriera con la cronaca locale, ma negli ultimi 20 anni si è occupato principalmente di lavoro, criminalità organizzata e politica. Ha scritto, tra gli altri, per il "Secolo XIX" e "Lavoro e Carriere". Quando non lavora le sue passioni sono la musica rock, i cani, le vecchie auto e la buona cucina.

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