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Tutto da rifare: nessuna multa se i negozianti non accettano le carte di credito

È arrivata una sentenza dal Consiglio di Stato a sancire una delle tante contraddizioni Made in Italy: per quanto sia ormai obbligatorio per i negozianti, da ormai quasi quattro anni, accettare la carta elettronica come strumento di pagamento quando un cliente vuole pagare l’acquisto effettuato, non capita assolutamente nulla se l’esercente si rifiuta, magari accampando scuse di malfunzionamenti. di fornire l’apposito POS all’acquirente, costringendolo a mettere mano al portafoglio e a tirare fuori il tanto amato cash.
A dire il vero in questi ultimi anni qualcosa sembra essersi mosso anche nel nostro Paese, visto che gli ultimi dati registrano un’impennata dei pagamenti elettronici, anche grazie a un adeguamento strutturale degli istituti di credito e dei vari players finanziari che hanno immesso sul mercato molti strumenti di pagamento innovativi, come la carta conto, quella dotata di IBAN, per mezzo della quale si possono fare la maggior parte delle operazioni tipiche di un conto corrente, o le App per smartphone, che trasformano il nostro ormai inseparabile telefono in portafoglio elettronico, ma siamo ancora molto distanti dai risultati di paesi come la Svezia, dove il contante è quasi sparito, solo il 2% delle transazioni viene effettuato con le banconote, e si prevede di eliminare completamente la cartamoneta entro il 2025. Questa lacuna lascia ancora troppo ampie le maglie della nostra spesso confusa burocrazia dentro le quali ci si può infilare per evadere le tasse senza troppa difficoltà.

carte con iban come conto corrente

Ricordiamo che l’obbligo per i commercianti, gli artigiani e i liberi professionisti di accettare pagamenti elettronici è stato introdotto il 30 giugno del 2014 grazie a un Decreto del Ministero dell’Economia; l’obiettivo era, e ancora è, quello di contrastare l’evasione fiscale, costringendo i commercianti a rendere tracciabili, e quindi tassabili, tutte le transazioni superiori a 30 Euro. Sinceramente la legge non ha mai avuto vita troppo facile, né sotto il profilo giuridico, né sotto quello “sociale”.
A una forte resistenza da parte dei commercianti e dei professionisti, che lamentavano le spese troppo alte che sono connesse alla dotazione degli strumenti necessari per consentire al cliente di pagare con moneta elettronica, è corrisposta, infatti, una formulazione molto lacunosa dello Schema di Regolamento proposto dal Ministero, che in origine non prevedeva nessuna sanzione nel caso in cui il contribuente eludesse la norma.
Si è cercato di porre rimedio con la Legge di Stabilità del 2016 che ha introdotto la multa facendo riferimento all’articolo 693 del Codice Penale, secondo il quale chiunque rifiuti di accettare il pagamento eseguito con una moneta che ha corso legale in Italia, e la moneta elettronica, almeno in teoria, ce l’ha, deve pagare 30 Euro per transazione negata.

multa per chi non accetta pagamenti elettronici

Eccoci arrivati ai nostri giorni e alla citata sentenza del Consiglio di Stato, secondo la quale non è possibile applicare l’obbligo, in quanto la norma originaria non prevedeva alla base le sanzioni, che, quindi, non possono essere introdotte in seguito senza andare a modificare la norma “madre”.
Tutto da rifare, dunque. La patata bollente passa nelle mani del Governo appena insediato, al quale viene consegnata la responsabilità di riscrivere, senza pericolose omissioni, una legge che potrebbe contribuire a far entrare qualche soldo in più nelle casse dello Stato. E Dio solo sa quanto bisogno ce ne sia!

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