di Alessandro Cirinei

Un referendum per la chiusura dell’ILVA di Taranto. E’ quello che ci vuole?


 

Il polverone che fluttua intorno all’ILVA di Taranto è ormai arrivato ovunque e tra schermaglie e proteste, spicca la richiesta di “Taranto Futura” a favore di un referendum che decida una volta per tutte la chiusura degli impianti inquinanti.

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Il comitato “Taranto Futura” da tempo chiedeva il referendum, per affidare al popolo locale le decisioni ma adesso la cosa è venuta fuori con maggiore forza ed il sindaco Ipazzio Stefano ha avuto la richiesta ufficiale di iniziare la consultazione popolare.
Già dal 2011 questo doveva accadere secondo il Consiglio di Stato ed oggi più che mai, Nicola Russo, colui il quale co-ordina il comitato e che da tempo combatte contro sindacati, confindustria e la stessa Ilva sa bene che questo è il momento di mettere pressione affinchè si fissi una data.

Secondo “Taranto Futura” il governo sapeva benissimo cosa stava accadendo, le prove sono tante e questo aumenta ancora la rabbia per una situazione che poteva essere evitata.

Se il referendum è al centro delle attenzioni del popolo di Taranto, sembra però che la chiusura degli altoforni rei di aver provocato l’inquinamento vada per le lunghe.
A chiedere un prolungamento non è solo l’ILVA stessa, che contesta all’AIA il fatto che non è possibile spegnere tutto entro Luglio 2015 per problematiche tecniche che necessitano di tempi di progettazione più lunghi. Oltre a ciò, ed in questo trova l’evidente conforto della CGIL, ci sarebbero ripercussioni tremende sull’occupazione locale visto che già il 1 Dicembre 2012 ben 942 addetti e tecnici saranno ricollocati.
Non è però solo l’ILVA a chiedere un prolungamento del progetto di spegnimento degli altoforni. Lo chiede la stessa Taranto Futura e la maggior parte delle associazioni cittadine tra cui “Donne per Taranto” e “Taranto respira”. Anche gli animalisti vogliono accertarsi che ci siano i presupposti per riqualificare completamente il territorio. Più possibilista Lega Ambiente che pure chiede all’AIA la verifica di molti punti elencati nel progetto mentre Comune di Taranto, il Comune di Statte e la stessa Regione Puglia hanno avanzato decine di richieste sia per quanto riguarda la valutazione del danno che per ciò che riguarda le perizie della magistratura di stato, la trasparenza dei risultati, il monitoraggio biologico, la riduzione dei cumuli e molto altro ancora.

La sensazione è che più che il tempo trascorre, più che il nervosismo delle associazioni e degli animalisti aumenta. Più questo succede e più si indaga sul comportamento del governo prima dell’esplosione dello scandalo e più che si scoprono i cosiddetti “altarini”.
E’ una fortuna che ci sia un governo tecnico ma solo lo Stato e la magistratura possono in effetti accertarsi che questo processo doloroso avvenga in modo corretto. Istutuendo comitati tecnici e di controllo rigidi, supportando il ricollocamente di chi inevitabilmente prima o poi perderù il suo lavoro e soprattutto accertandosi che la riqualificazione sia cristallina.

Sono tanti i problemi del paese e per portare a termine questi task delicati c’è bisogno di continuità. Ci saranno dei costi elevati, ILVA avrà un prezzo duro da pagare ma, a nostro modesto avviso, un’attività di “scarica barile” a scapito della chiarezza e della trasparenza sarebbe un danno incredibile non solo per la Puglia, ma per l’Italia intera e per la sua immagine a livello internazionale.

Che ne pensate?

sourcephoto: @ilfattoquotidiano

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