di Andrea Matarazzo

Una Storia d’Italia


 

Quando tornavo a casa, da scuola, mi affacciavo alla finestra ad ammirare il paesaggio. Vedevo verdi colline all’orizzonte. Qualche casa qua e là. Una montagna in lontananza. Restavo per molto tempo ad osservarle.

Mi ricordo che chiedevo a mio padre i nomi di quelle cose, di quei paesaggi che sembravano lontani e irraggiungibili per un bambino di quell’età. Qualche volta, di notte, riuscivo anche a vedere le luci di qualche macchina passare tra quelle stradine di montagna. Sembravano lucciole in un bosco.

E’ tutto impresso nella mia memoria. E’ come se potessi affacciarmi ancora oggi da quella finestra, come quando ero bambino. Sposto le tendine. Guardo dritto, alberi e colline. Gli occhi vedono a destra una piccola montagna, verde. A sinistra, tra le strade e qualche palazzo, dei terreni lasciati là, a riposare da soli.

Non ho mai smesso di spostare la tendina di quella finestra. Ancora oggi. Guardo dritto, palazzi e lampioni. Gli occhi a destra non vedono montagne. A sinistra tra le strade e qualche palazzo, cemento.

Questa è una storia d’Italia. E’ la storia di come è cresciuta la nostra nazione. Rapidamente e senza scrupoli.

Alzate la testa e provate a cercare i paesaggi della vostra infanzia, quei paesaggi che il mondo ci invidiava. Provateci se ci riuscite. Centri storici, di paesi e città, assediati da palazzoni. Vorrei conoscere tutti i costruttori di questi anni. Quelli che hanno alzato dal nulla mostri di cemento ad insultare il nostro passato. Quelli che hanno cercato di portare la loro modernità nei piccoli paesi. Distruggendoli.

Vorrei parlaci, capire se sono soddisfatti del loro lavoro o se hanno almeno un qualche scrupolo. Ci raccontano che questa è democrazia. Tutti hanno potuto avere una casa, anche chi non poteva permettersela. Vorrei sapere come hanno fatto i mie nonni, contadini, quasi un secolo fa a costruirsi la loro di casa. Piccola ma decente, coerente con una civiltà contadina e con un paesaggio che non cercava cemento ma dignità per se e per chi li viveva.

Questa estate ho provato a girare la mia terra, l’Irpinia. Ho provato a vedere se in questi luoghi ancora oggi dimenticati da tutti, riuscivo e riconoscere l’Italia di una volta. Raggiungo Cairano. Un paese dell’Alta Irpinia, o Irpinia Orientale come la definirebbe lo scrittore Franco Arminio.

Ad attraversare quei luoghi sono emozionato. Qui la modernità si vede in tv. E’ un paese che sembra cadere giù da una rupe. Mi emoziono a salirci. Arrivo in cima. Guardo il paesaggio che lo circonda, verso l’orizzonte. La luce di quelle terre mi abbaglia la vista. Resto immobile e felice.

Questa è un’altra storia. E’ un’altra Italia. Nel mezzo di una crisi economica senza precedenti è da qui che bisogna ripartire. Si può incominciare dal Sud per una volta. Non abbiamo più bisogno di costruire ma di distruggere. E’ una rivoluzione guidata dagli occhi. E’ una rivoluzione del bello.

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