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Ustica: c’è ancora una speranza per l’Italia degli onesti

Sì, è ancora possibile sperare in un futuro migliore in cui, per appurare la verità su uno dei grandi misteri di questo Paese, non si debba più attendere 32 anni e mezzo.

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I giudici della Cassazione che condannano lo Stato a risarcire i parenti delle vittime del DC9 dell‘Itavia abbattuto da un missile la sera del 27 giugno 1980 mentre volava nel cielo sopra l’isola di Ustica, stabiliscono , di fatto, che quella fu una strage di Stato. E su questo aspetto non possono esserci dubbi e non solo perché quella notte non fu garantita la sicurezza dei cieli come si legge nella motivazione della sentenza, ma anche perché in un Paese che si reputa civile non dovrebbero esistere depistaggi e insabbiamenti che invece in Italia hanno da sempre la residenza.

Oggi ricordiamo i morti del DC9, ma ricordiamo anche la lunga scia di morti sospette che hanno drammaticamente accompagnato il farraginoso dipanarsi delle varie istruttore.

Oggi il Paese degli Onesti non esulta, perché non è possibile farlo a fronte di 81 vite spezzate, ma almeno torna a sperare in un futuro migliore dove la verità possa andare a braccetto con la giustizia. Alle famiglie delle vittime sarà complessivamente liquidato un risarcimento di un milione e 240mila euro. Una spesa che dovrebbe accollarsi questa classe politica che ha condotto l’Italia sull’orlo della bancarotta.

Lo Stato paghi per Ustica e contribuisca a fare luce sugli altri misteri italiani. Da Piazza Fontana 1969 alla strage del Moby Prince, a quella di Viareggio. C’è ancora una speranza per l’Italia. O come canta Battiato ‘nel fango affonda lo Stivale dei Maiali’ nella sua sempre attuale ‘Povera Patria’.

Written by Fabrizio Pucci

Fabrizio Pucci nasce nel 1970 a Livorno, città dove risiede. Nel 1984 pubblica il primo articolo, la presentazione della partita di calcio Livorno-Ancona. Dopo il Liceo inizia una serie di collaborazioni con radio e tv che con gli anni lo porteranno fino a Tele+ e Sportmediaset. Attualmente collabora con Il Tirreno di Livorno. Appassionato di Sport, non si perde una partita del 'suo' Livorno per lavoro, ma anche per amore della maglia amaranto. Pessimista di natura, perché è sempre meglio prepararsi al peggio per poi festeggiare il meglio.

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