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Veronica Panarello e Annamaria Franzoni: stesso delitto ma trattamenti diversi, è polemica

Veronica Panarello e Annamaria Franzoni: stesso delitto ma trattamenti diversi, questo l’oggetto del dibattito nello studio di Storie Italiane durante la puntata di oggi, 13 settembre. Discussione molto accesa che è iniziata con le dichiarazioni della Panarello dal carcere di Torino, dove è stata trasferita qualche settimana fa, su sua richiesta, al fine di prendere parte ad un programma rieducativo che le permetterà di studiare e lavorare. Purtroppo per lei l’impatto con la nuova vita carceraria non è stato affatto positivo.

VERONICA PANARELLO MINACCE AL SUOCERO

“Non sto bene, voglio tornare a casa mia. Sono isolata, le altre detenute non mi vogliono. Non so più nulla di mio figlio, mi manca il mio bambino. La condanna a 30 anni è ingiusta. Voglio conoscere le motivazioni della sentenza per capire perché devo restare in carcere”, questo il suo sfogo. In studio a Storie Italiane il suo avvocato, Francesco Villardita, che ha confermato siffatta circostanza: “Lo confermo, l’ex coniuge era obbligato a dare notizie e a mandare fotografie del figlio, ma non l’ha fatto. Ci attiveremo presto perché venga fatto rispettare il provvedimento“. Secca è arrivata la risposta in diretta telefonica di Daniele Scrofani, difensore di Davide Stival, ex marito della donna e papà del piccolo Lorys: “Davide ha sempre onorato questo obbligo. Anzi, ancor prima della decisione del giudice, aveva mandato delle foto e delle lettere. Ha continuato a farlo a luglio e anche qualche giorno fa, ma il trasferimento della Panarello a Torino ha ovviamente rallentato la consegna della posta”.

Franzoni ai domiciliari – Foto inedita di Storie Italiane

Il dibattito si è poi spostato sul presunto diverso trattamento inflitto ad Annamaria Franzoni, rea come la Panarello dell’omicidio del figlio (Cogne, 30 gennaio 2002) ma poi condannata in via definitiva solo a 16 anni di carcere (30 in primo grado poi ridotti in Appello in virtù delle attenuanti generiche riconosciutele e confermati in Cassazione). Com’è noto Veronica è stata invece condannata in primo e secondo grado a 30 anni di reclusione poiché non le sono state riconosciute le attenuanti generiche. Né lei né la Franzoni hanno mai confessato il delitto, e quest’ultima anche in virtù dell’indulto si è vista ridurre ulteriormente la pena di 3 anni, scontandone realmente in carcere solo 6. Da anni è ai domiciliari e nel luglio 2019 sarà una donna libera. “Trattamento diverso rispetto alla Franzoni? Io sono abituato a rispettare le sentenze e appellarle nelle sedi giudiziarie. La differenza la intravedo nelle richieste fatte dalla difesa: noi abbiamo richiesto una prima perizia psichiatrica e ne abbiamo chiesta un’altra in appello, che non ci è stata concessa, a differenza di quanto accaduto alla Franzoni”, queste le parole di Villardita. Per la mamma di Cogne, infatti, fu predisposta una seconda perizia psichiatrica cui lei però si rifiutò di sottoporsi.

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