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Voto disgiunto in Lombardia? Molto probabile

La ricerca al voto disgiunto è auspicata, comprensibilmente, soprattutto da quelle coalizioni che sono date vincenti alla Camera e a forte rischio nell’altra ala del Parlamento. In queste elezioni politiche il PD si appella ogni giorno agli elettori perché consentano la governabilità del paese per tutto il periodo della legislatura, facendo ricorso anche al voto disgiunto.

La recente dichiarazione di  Pietro Ichino candidato con Monti per le elezioni politiche, che palesa di voler votare Ambrosoli alla regione Lombardia apre di fatto la via ad un altra possibilità del voto disgiunto. Cioè un voto differenziando le regionali e le politiche. Il Presidente Monti è assolutamente contrario a questa pratica perchè pensa di perdere voti con questo sistema non di conquistarne, essendo il suo movimento stretto tra due ganasce i Pdl da un lato che lo bersaglia e il PD dall’altro con l’appello al voto utile.

Il voto disgiunto sarà utilizzato maggiormente dalle fasce più giovani, per antonomasia più flessibili. Rappresenta inoltre, facendo una forzatura linguistica , un correttivo al cosiddetto “Porcellum”. La nostra legge elettorale di cui il primo firmatario è l’onorevole Calderoli, un lombardo, leghista, che ha escogitato il premio di maggioranza al Senato su base regionale, proprio partendo dal fatto che il suo partito e la sua coalizione è più forte nelle regioni più popolose: la Lombardia, la Sicilia. “Una porcata” ebbe a dire lo stesso Calderoli. La trovata non doveva permettere alla sinistra di poter governare nel 2006. Cosa che infatti si verificò. Servirà il voto disgiunto a riequilibrare il legislatore?

Nata e cresciuta in Sicilia. Studi classici e giuridici, lettrice appassionata di poesie e letteratura. Convinta sostenitrice che esiste una seconda possibilità in ogni campo anche per l'Italia.

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