di Corinna Garuffi in , ,

Voucher Inps 2017: cosa sono, come funzionano ora e cosa cambia con il referendum


 

Nelle ultime ore l’annuncio della data ufficiale del referendum su voucher e appalti ha tornato a porre l’attenzione sul significato e sulle modalità di funzionamento dei buoni lavoro erogati dall’Inps: scopriamo insieme che cosa sono i voucher e che cosa cambierà nel caso in cui gli italiani esprimano parere favorevole o contrario all’abolizione di questo […]

Voucher buoni lavoro: novità nel 2017?

Nelle ultime ore l’annuncio della data ufficiale del referendum su voucher e appalti ha tornato a porre l’attenzione sul significato e sulle modalità di funzionamento dei buoni lavoro erogati dall’Inps: scopriamo insieme che cosa sono i voucher e che cosa cambierà nel caso in cui gli italiani esprimano parere favorevole o contrario all’abolizione di questo strumento.

Cosa sono i buoni lavoro, più noti come “voucher”?

I voucher sono stati introdotti dalla Legge Biagi per ridurre il lavoro nero e regolarizzare forme di lavoro accessorio, difficilmente “inquadrabili” in altre forme di contratti: inizialmente lo strumento venne usato per retribuire ripetizioni, lavoretti di giardinaggio, pulizie e faccende di casa, tipicamente pagate (spesso con l’assenso del lavoratore) in nero e per questo prive di copertura assicurativa. Nel corso del tempo, però, i buoni lavoro si sono prestati ad un uso indiscriminato ed esteso a troppi settori, che ne ha reso necessaria la revisione. A quanto ammonta il valore di un voucher? Si parla di 10 euro nominali, di cui 7,50 euro netti vengono incassati dal lavoratore (il resto viene utilizzato per garantire la copertura Inps e Inail).

Come funzionano i buoni lavoro?

Famiglie e datori di lavoro possono acquistare i voucher presso gli sportelli delle banche popolari o degli uffici postali, in tabaccheria o ancora rivolgendosi all’Inps. I buoni lavoro acquistati devono essere attivati: tutte le prestazioni di cui si avvalgono le imprese devono essere “tracciate”, motivo per cui i datori di lavoro devono dare comunicazione dell’inizio della stessa all’ufficio territoriale Inps competente, via sms o per email. Esistono, inoltre, limiti precisi da rispettare nei pagamenti: una persona non può incassare attraverso i voucher più di 7 mila euro netti l’anno (9.333 euro lordi) e non oltre i 2 mila dallo stesso committente (tetto innalzato ai 3.000 euro nel caso in cui il beneficiario usufruisca di ammortizzatori sociali).

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Se vince il “sì” al referendum, cosa cambia?

Nel caso in cui si raggiunga il quorum e al referendum vinca il “sì”, i voucher non potranno più essere utilizzati: né le famiglie né le imprese, quindi, potranno avvalersi di questo strumento. Quale strumento ne prenderà il posto? Con ogni probabilità il lavoro a chiamata, di cui molte imprese fanno già ampio uso: in tal caso, però, sarà necessario rivedere i limiti stabiliti dalla legge, visto che al momento questa forma contrattuale può essere usata per tutelare lavoratori entro i 25 anni o superiori ai 55.

E se il referendum non si facesse?

Voci accreditate rivelano che il Governo stia mettendo mano al testo di un decreto legge che potrebbe rivoluzionarne lo strumento dei voucher e diventare realtà prima del referendum, mettendo in discussione lo stesso. Quali sono le modifiche in vista? La ridefinizione delle prestazioni da compensare con i buoni lavoro, che potrebbe essere limitata esclusivamente ai piccoli lavori domestici a carattere accessorio, e il tetto dei compensi, da riportare ai 5.000 euro netti originari, contro i 7.000 attuali. I voucher, infine, potrebbero essere incassati solo da determinate categorie, ovvero disoccupati, studenti under 25, pensionati, disabili, soggetti in comunità di recupero, lavoratori stranieri di paesi extra-Ue che abbiano perso il lavoro da meno di sei mesi. Qui tutte le novità ipotizzate dal Governo.

In apertura: foto di rafabordes/Pixabay.com

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