di Valeria Panzeri in

Xennial: nati poco prima dei Millenials e considerati perfetti dai sociologi, ci sei dentro anche tu?


 

Gli Xennial sarebbero una micro generazione in stato di grazia: ecco perché

Sono pochi, rari e – stando alle disamine dei professori e sociologi – valgono davvero oro. Non sono i Millenials e neppure fanno parte della Generazione X. Si tratta dei Xennial: ovvero le leve nate tra il 1977 e il 1983, che hanno conosciuto e vissuto nell’infanzia in modalità predigitale con tutto il corollario che ne consegue: telefoni fissi, biblioteche al posto di Wikipedia, televisione al posto di Youtube, lettere e cartoline al posto di mail, niente smartphone, niente social network. Durante l’adolescenza, o prima giovinezza, hanno assistito allo switch epocale dato dall’avvento democratico del cellulare e dell’introduzione fissa di internet nel quotidiano. E si sono adeguati, essendo ancora molto giovani e flessibili. Una micro generazione di mezzo che avrebbe vissuto un’esperienza pressoché irripetibile che ha conferito alla loro personalità un dinamismo e una lucidità che le due generazioni fra cui si incastonano non possederebbero, stando agli studiosi.

Non ha dubbi Dan Woodman, professore associato dell’University of Melbourne, in Australia, che ha dichiarato: “Queste persone hanno vissuto una esperienza unica. Hanno saputo adattarsi, in fretta, da un contesto all’altro. Da bambino e da adolescente non hanno vissuto tutti i problemi creati dagli abusi sui social media. Hanno organizzato incontri con gli amici solo con telefonate da telefoni fissi: si decideva un appuntamento e ci si presentava a quell’ora”. Creature che hanno saputo adattarsi adeguatamente al progresso che ha, letteralmente, scombinato le abitudini e le prassi acquisite nell’infanzia, ma non così consolidate per averne nostalgia. Essere un ponte fra due ere storiche e sociologiche ha permesso agli Xennial di assumere un approccio invidiabile e un atteggiamento estremamente funzionale e acuto. A differenza della Generazione X non vanta quel cinismo e pessimismo cronici ma, di converso, riesce a schivare i fuochi fatui di un ottimismo non corroborato dai fatti tipico dei Millenial.

Il loro sguardo sugli occhi del mondo, in virtù della doppia esperienza sistematizzata, li rende gli osservatori ideali e anche gli agenti più adatti presso la realtà attuale. Se la teoria del professor Woodman dovesse trovare ulteriori riscontri presso filosofi, sociologi e psicologi, non è affatto da escludere che questa micro generazione diventi particolarmente abita in termini lavorativi. Più complessa, potente ed estesa si rivela un’azienda maggiori investimenti è disposta a stanziare al fine di ottimizzare la ricerca del personale. Non è da escludersi che qualche multinazionale decida di indagare in maniera più sistematica il fenomeno allo scopo di garantirsi un esercito di Xennial. Se fate parte di questo range anagrafico in stato di grazia vi conviene iniziare a farlo valere.

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