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Zdenek Zeman, Storia di Allenatore Controcorrente

Prima dei friulani, aveva compiuto l’impresa il Bologna a metà settembre. La cicala Zeman, di nuovo, è rimasta vittima del proprio integralismo tattico: tutti avanti, sempre e comunque anche a rischio di compromettere il risultato e forse pure le ambizioni di primato di un gruppo che non sarà di prim’ordine, ma neanche da buttare. D’altronde il tecnico boemo è così. Prendere o lasciare.

Con buona pace del fegato dei tifosi giallorossi che, loro sì, la scelta l’hanno fatta: lo amano. Ad odiarlo che ci pensino pure altri. Per Zdenek l’attacco è una filosofia di vita. Parla poco, Zeman, ma quando apre bocca sentenzia. E lo fa da anni. Già. Mourinho, che per certi versi lo ricorda, è arrivato molto tempo dopo. Piaccia o no, il boemo è sempre arrivato primo.

Fu un innovatore con il suo Licata iper offensivo a metà degli anni Ottanta. E non fu secondo a nessuno, come tempi e modi, quando puntò l’indice contro la Juve nell’estate del ’98 con le sue accuse, neanche troppo velate di doping. E, di nuovo, è stato campione di umiltà.

Dopo aver guidato Lazio e Roma e prestigiose squadre continentali, in pochi sarebbero ripartiti dalla serie C. Da Foggia, là dove ha dovuto chiudere un cerchio della sua carriera per aprirne un altro. Pescara prima e Roma poi. In compagnia delle sue incrollabili convinzioni tattiche e delle sue esternazioni. Sempre all’attacco. Ma raramente offensive in senso stretto.

Non vincerà mai lo scudetto, ma il titolo della coerenza è suo da anni.

Written by Fabrizio Pucci

Fabrizio Pucci nasce nel 1970 a Livorno, città dove risiede. Nel 1984 pubblica il primo articolo, la presentazione della partita di calcio Livorno-Ancona. Dopo il Liceo inizia una serie di collaborazioni con radio e tv che con gli anni lo porteranno fino a Tele+ e Sportmediaset. Attualmente collabora con Il Tirreno di Livorno. Appassionato di Sport, non si perde una partita del 'suo' Livorno per lavoro, ma anche per amore della maglia amaranto. Pessimista di natura, perché è sempre meglio prepararsi al peggio per poi festeggiare il meglio.

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