di Valeria Panzeri in

Zygmunt Bauman è morto: chi era il grande filosofo e sociologo simbolo del Novecento


 

E’ morto Zygmunt Bauman: chi era e perché dovremmo esserne tutti amareggiati

chi era bauman

E’ MORTO BAUMAN
E’ morto Zygmunt Bauman: a darne notizia ufficiale è stato il quotidiano di Varsavia ” Gazeta Wyborcza “. Il sociologo, filosofo e grandissimo intellettuale del Novecento aveva 91 anni. La sua perdita è paragonabile a un’altra grande scomparsa, quella di Umberto Eco. Perché su quel terreno entrambi si muovevano e si sono mossi, analizzando con precisione certosina e intuizioni geniali gli smottamenti sociali che hanno interessato e investito il cosiddetto Secolo Breve. I saggi e le teorie di Bauman sono alla base della moderna estetica, filosofia e sociologia.

CHI ERA BAUMAN: LA SOCIETA’ LIQUIDA
Nato a Poznan in Polonia nel 1925, la sua seconda patria fu la Gran Bretagna – dove da tempo viveva e insegnava – era noto al grande pubblico per aver teorizzato il concetto di “società liquida“. Secondo Bauman a causa di una serie di dinamiche totalmente destabilizzanti – fra cui consumismo sfrenato e crollo ideologico – l’individuo vive una brutale esposizione a una serie di spinte uguali e contrarie che portano a una perdita totale di un’identità sostanziale e definita. E’ venuto il tempo della società liquida, in cui ci si fonde, confonde, si cambia struttura. Ci si scompone, ricompone e decompone senza cognizione né previsione; non sono escluse omologazioni collettive prive di senso.

BAUMAN PENSIERI E CITAZIONI
Se tutti conoscono Bauman per la sua teorizzazione in merito alla società liquida non va dimenticato che stiamo parlando di uno degli intellettuali maggiormente attivi e prolifici del Novecento. La sua produzione editoriale è pressoché sconfinata, così come sconfinata era la sua facoltà di osservare con sguardo inedito e critico il mondo contemporaneo offrendo chiavi di lettura uniche. Recentemente, in una sua intervista rilasciata a L’Espresso, aveva commentato l’evento cardine del 2016: ovvero l’elezione di Donald Trump.
Credo che stiamo assistendo all’accurato svisceramento dei principi della “democrazia”, che si presumeva fossero intoccabili. Non credo che il termine in sé verrà abbandonato, almeno come termine con cui descrivere un ideale politico, anche perché quel “significante”, come lo avrebbe definito Claude Levi-Strauss, ha assorbito ed è ancora capace di generare molti e differenti “significati”. C’è però una chiara possibilità che i tradizionali meccanismi di salvaguardia (come la divisione di Montesquieu del potere in tre ambiti autonomi, il legislativo, l’esecutivo e il giudiziario, o il sistema britannico di checks and balances) escano in qualche modo dal favore pubblico e vengano privati di significato, sostituiti in modo esplicito o di fatto dall’agglutinamento del potere in modelli autoritari o perfino dittatoriali. Le citazioni che lei ha riportato come reazioni alla vittoria di Trump indicano tutte una preoccupazione comune, sono sintomatiche di una tendenza crescente, che esiste: la tendenza a riportare – per così dire – il potere dalle nebulose vette elitarie dove è stato collocato o dove è stato trascinato verso “casa”. La tendenza dunque a riportare il potere all’interno di una comunicazione diretta tra l’uomo forte al vertice da una parte e dall’altra l’aggregazione dei suoi sostenitori e soggetti di potere, equipaggiati con i social network come strumenti di indottrinamento e di sondaggio delle opinioni.
Con la morte di Bauman se ne va uno dei grandi vigili che si frapponeva alla decadenza mentale della civiltà.

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