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I 10 film migliori del 2015: le pellicole indimenticabili, se non le avete viste dovete rimediare

C’è sempre una certa soggettività nello stilare una classifica circa le tot cose migliori dell’anno. Quello che non si considera quasi mai, al contrario, è l’oggettività che trascende il gusto personale: ci sono film che, oggettivamente, hanno un valore di rottura, bellezza, genialità, valore storico, sperimentazione impossibili da non riconoscere.

Basandoci su questi criteri non produrremo una lista di film esclusivamente d’essai o da mostra del cinema, così come non ci limiteremo alle pellicole commerciali prodotte in batteria. Ecco i 10 film migliori del 2015. Il decimo posto va a The imitation game, a proposito di prodotti super commerciali. E’ vero, ci sono delle questioni che sfiorano il ridicolo come l’assurdità del personaggio interpretato da Keira Knightley o l’autismo sfrenato, in certi casi caricaturale, nel personaggio interpretato da un Benedict Cumberbatch in grande ascesa. Ma tutto sommato, se si sta alle regole della mega produzione hollywoodiana che deve piacere a tutti e dare fastidio il meno possibile, allora il risultato è stato raggiunto. Doverosa anche la riabilitazione del genio di Turing nonché la pubblica ammenda per il trattamento vergognoso riservato a questo genio a causa della sua omosessualità. Nono posto per un film dal taglio quasi documentaristico che racconta l’ottimo lavoro svolto dalla squadra di giornalisti investigativi sotto la sigla di Spotlight. Il film, sorretto da un cast perfetto -fra cui spiccano Micheal Keaton e Mark Ruffalo – racconta la magistrale inchiesta giornalistica svolta all’inizio del 2000 a Boston che dimostrò il livello di corruzione e le responsabilità ecclesiale su un numero impressionante di bambini abusati. La cupola intoccabile salta e i giornalisti arriveranno a un meritatissimo Pulitzer.

Ottavo posto per il delirante, sperimentale e assoluto Francofonia. In corsa alla 72esima Mostra del Cinema di Venezia la folle sinfonia di Sokurov è stata data per vincitrice del Festival da critica e pubblico finché, come da tradizione, i favoriti vedono soffiati i sogni di gloria da un outsider inaspettato. La pellicola resta un esperimento riuscito che merita attenzione e una buona dose di follia. Settimo posto per il trionfatore morale, che avrebbe rischiato seriamente di vincere se solo fosse stato in concorso, alla 72esima Mostra del Cinema di Venezia. Non essere cattivo di Claudio Caligari, terminato da Valerio Mastandrea a causa della prematura scomparsa del regista, è un film che ha avuto un impatto deflagrante. Deflagrante come sempre è stata la cifra stilistica di Caligari, l’erede migliore di Pasolini nel tratteggiare periferie romane, borgate e vite violente. Ma violente per davvero e fino alla fine. Sesto posto per Il racconto dei racconti di Matteo Garrone. Cast internazionale che si muove sullo spartito della raccolta di fiabe più antica d’Europa, scritta fra il 1500 e il 1600 da cui il genio di Garrone attinge e rielabora personalmente. Una sfilata magnifica e decadente di un’umanità desolata e ambiziosa. Ma di un’ambizione così piccina e misera, in fondo…Matteo Garrone si conferma il regista migliore della sua generazione: la sua fotografia è sempre magistrale, ma ci sono anche una trama e uno spessore nella sua opera, grazie al cielo.

Quinto posto per un film che uscirà fra pochi giorni nei cinema italiani: Perfect day. Possiamo anticiparvi che vale la pena dare una chance a questa pellicola che si lega a un filone praticamente sacro, ovvero quello dell’umorismo di guerra di cui il monumentale Robert Altman detiene lo scettro con il dissacrante M.A.S.H. Non è un caso che uno dei due protagonisti sia Tim Robbins, attore feticcio del compianto Altman, perfettamente calato in questi ruoli al limite del surreale (quando serve). Suo compagno di banco è un Benicio Del Toro dal sarcasmo inarrivabile. Quarto posto per il godibilissimo Inside Out, ultima fatica cinematografica della Pixar. Intelligente, realizzato magistralmente e conforme alle aspettative, come si richiede a un film per l’infanzia. Entriamo nel podio con Carol di Todd Haynes, in corsa per la Palma d’Oro a Cannes 2015. In molti lo ritengono il vero vincitore del Festival francese nonostante il riconoscimento più ambito non sia giunto. Effettivamente si tratta di un film meravigliosamente accurato e diretto da uno dei registi più ingiustamente sottovalutati del cinema mondiale. L’amore omosessuale tra due donne in un’ epoca di rigide convenzioni: diafana e perfetta Cate Blanchett  affiancata dall’altrettanto impeccabile – e premiata a Cannes – Rooney Mara.

Secondo posto per Taxy Teheran di Jafar Panahi: un’opera importante sotto diversi, troppi, fronti per essere relegata più in basso. Una macchina da presa montata su un taxi in un giorno qualsiasi a Teheran, alla guida proprio Panahi condannato dalla giustizia iraniana (da leggersi come censura) a 20 anni di proibizione di girare film, scrivere sceneggiature e rilasciare interviste, pena la detenzione per sei anni. Anche i passeggeri sono attori che hanno “servito” questo magnifico regista che ha restituito benissimo le contraddizioni, i dolori, gli slanci di gioia e la voglia di vivere di una città tanto complessa. Primo posto per un film sconosciuto che mi auguro cercherete e vedrete: un capolavoro presentato fuori concorso alla Mostra del cinema di Venezia di quest’anno e che rischia di non avere la distribuzione che avrebbe meritato. Winter on fire, il giorno della sua proiezione a Venezia, alla presenza di cast e regista, ha visto tutta la platea di giornalisti e critici alzarsi in piedi per applaudire coloro che hanno avuto il coraggio di realizzare un’opera così importante storicamente. Io ero fra loro e come tutti i giornalisti che hanno visto questo film e constatato la mancata distribuzione consiglio caldamente a coloro che amano non solo il cinema, ma anche la verità e la storia, di guardarlo. E’ il migliore film del 2015.

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