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100 Giardini per Expo 2015: intervista esclusiva alla curatrice del progetto Judith Wade

Chi ha firmato il grandioso progetto “100 Giardini per Expo 2015”, che rende fruibile in un unico grande network la grandiosità del patrimonio paesaggistico e architettonico italiano? È Judith Wade, inglese di nascita ma italiana d’adozione, ad aver dato il “la” nel 1997 ad un progetto nato con l’ambizione di mettere in rete i giardini di eccellenza del nostro paese. Il risultato? Un circuito naturale che si è progressivamente allargato fino ad arrivare a contare 122 splendidi giardini – ma anche agrumeti e frutteti – disseminati in dodici regioni italiane e in Canton Ticino.

UrbanPost ha deciso di conoscere meglio questa imprenditrice che ha fatto dell’amore per la natura e della passione per i giardini la sua idea di business. Senza perdere l’occasione per farsi consigliare qualche itinerario naturalistico.

Mi può dire com’è nata la sua passione per il turismo culturale e in particolare per il mondo dei giardini?

Io ho sempre avuto una passione per la storia dell’arte dei giardini…il problema è che facevo sempre fatica ad accedervi in Italia: o erano chiusi, o bisognava prendere un appuntamento, oppure trovavo appeso un laconico cartello dove c’era scritto “Matrimonio in corso”…insomma, era veramente deludente! Allora ho deciso di creare questo network di giardini italiani per dare al turista – non è detto che sia un esperto di botanica o di arte, ma semplicemente qualcuno che è curioso di natura, fiori e quant’altro – uno strumento facile e pratico per visitare 120 giardini, permettendogli di vedere quale è più vicino a dove abita, oltre a consultare l’orario di apertura e a fornirgli un’anteprima di quello che vi avrebbe trovato: il tutto con la nostra certificazione.

Quindi, un itinerario accessibile a tutti.

Certo: pensiamo magari a un signore di Quarto Oggiaro, che ha un geranio sul davanzale ma vorrebbe spostarsi pochi chilometri da casa per vederne altri. L’obiettivo non è solo quello di vedere fiori e piante, ma soprattutto rispondere all’esigenza di “star bene”: qualcuno potrebbe decidere di visitare un giardino perché si siede all’ombra di un olmo secolare e semplicemente si sente bene. Poi, magari, gli potrà anche venire la curiosità di domandare il nome della pianta, ma la voglia principale che ha – e a cui questa offerta di turismo culturale vuole rispondere – è innanzitutto quella di permettergli di “vivere” un contesto naturalistico.

Ho letto che nel 2014 sono stati organizzati oltre 700 eventi nei giardini italiani: ha voglia di farmi qualche esempio degli eventi più originali e creativi che hanno avuto luogo?

Certo, il primo esempio che mi viene in mente è il primo “giardino dei gufi” all’interno del Parco del Castello di Grazzano Visconti, in provincia di Piacenza (giardino famoso anche perché ideato dal Duca Giuseppe Visconti di Modrone, padre del regista Luchino Visconti). In che cosa consiste questo evento? I visitatori arrivano nel giardino, si siedono sul prato, e intanto c’è qualcuno che mostra loro i gufi che vivono in quello stesso giardino, all’interno di un contesto paesaggistico bellissimo. Una bella trovata, tra l’altro, che risponde all’esigenza delle persone di avere un contatto “fisico” con la natura, come dimostra il successo che ha avuto l’iniziativa: basti pensare che il giardino è stato visitato da più di 12mila persone. Un altro evento strepitoso è “Messer Tulipano”: la contessa di Pralormo di Torino ha piantato più di 30mila bulbi e ogni anno organizza un evento sulla base della tipologia dei bulbi e dei colori dei fiori, creando tutto un contesto ad hoc dove i visitatori hanno la possibilità di capire da dove vengono i bulbi e come vengono piantati. Il prossimo appuntamento è dal 4 aprile al 3 maggio 2015.

I giardini spesso convivono con la cultura, con l’arte, con la scultura: qualche esempio di itinerario culturale da proporre ai nostri lettori in primavera?

In primavera sicuramente consiglierei di andare a vedere i giardini con le acidofile, i rododendri e le azalee. È imperdibile la fioritura di un’intera montagna di acidofile che appartiene alla famiglia Zegna di Biella. Sul lago di Como c’è Villa Melzi d’Eril, che ha una collezione unica al mondo di acidofile che confluiscono nel lago, per cui anche il paesaggio attorno è molto bello da vedere. Sempre di fronte al Lago di Como c’è Villa Carlotta, con il suo bosco di rododendri: noi conosciamo i cespugli, ma qui si parla di alberi. In primavera è bellissimo da visitare anche il Lago Maggiore, così come Verbania e il Parco di Villa Pallavicino a Stresa, con le sue splendide camelie. Un altro percorso da seguire è proprio quello della camelia, per questo non può mancare una visita alla Villa Reale di Marlia, in Toscana, dove c’è una delle collezioni più importanti d’Italia. Per finire, dopo le camelie, è possibile seguire un altro itinerario bellissimo che si chiama “In nome della rosa”, ovvero trenta roseti sparsi in tutta Italia: qui può trovare tutti i dettagli.

Il giardino, sempre dal punto di vista turistico, come può essere vissuto e valorizzato anche d’inverno? L’italiano, si sa, troppo spesso è “bloccato” del freddo…

E anche della pioggia, sì. Ad esempio ci sono molti giardini all’italiana – teatri di verzura – che possono essere visitati e apprezzati anche d’inverno, come la Reggia di Caserta, o i Giardini di Boboli, a Firenze, bellissimi anche a gennaio. I giardini all’italiana sono splendidi in tutte le stagioni. A Viterbo c’è un giardino, il Castello Ruspoli di Vignanello, che ha un parterre unico del Seicento che è incantevole da visitare anche quando è freddo.

Le faccio un’ultimissima domanda, approfittando del fatto che lei è inglese e appassionata di turismo culturale: qual è la differenza tra l’esperienza inglese e quella italiana?

La più grande differenza è il modo di gestire. Gli italiani pensano che avere a disposizione questa grande eredità di beni culturali sia sufficiente; invece questo non può bastare: bisogna creare posti di lavoro, offrire servizi, far sì che questo patrimonio sia ben presentato e ben mantenuto. L’Inghilterra investe perché ritiene che fare turismo culturale sia un’impresa. In Italia, purtroppo, ancora troppi giardini giganteschi vanno avanti con un solo giardiniere; in Inghilterra questo non accade: il principio è che se si fa pagare un biglietto d’ingresso al giardino, bisogna anche investire. Io, comunque, continuo a credere che, pur arrivando dopo rispetto agli altri, gli italiani abbiano tutte le potenzialità per poter gestire alla grande questo immenso patrimonio di cui dispongono.

Ora la gentile Judith Wade mi deve salutare perché ha un altro appuntamento. Anche se ci tiene a farmi un invito: quello di cogliere al volo la prima occasione per visitare in sua compagnia qualche bel giardino.

(intervista a cura di Corinna Garuffi)

L’immagine in apertura ritrae il Parco del Castello di Grazzano Visconti ed è tratta dall’Archivio dei Grandi Giardini Italiani, così come la galleria di immagini che segue. I giardini citati nell’articolo fanno tutti parte del network Grandi Giardini Italiani – 100 Giardini per EXPO (www.grandigiardini.it).

Castello di Pralormo Archivio Grandi Giardini Italiani

Castello di Pralormo (Torino), Archivio Grandi Giardini Italiani

Archivio Grandi Giardini Italiani Villa Melzi

Giardini di Villa Melzi d’Eril (Bellagio, Como), ph APT – Archivio Grandi Giardini Italiani

Giardini di Boboli Archivio Grandi Giardini ItalianiGiardini di Boboli (Firenze), giardino dell’isola – Archivio Grandi Giardini Italiani

rododendri Oasi Zegna Archivio Grandi Giardini ItalianiOasi Zegna (Biella), la conca dei rododendri- Archivio Grandi Giardini Italiani

Reggia di Caserta Archivio Giardini ItalianiReggia di Caserta, ph Francesco Canestrini

Archivio Grandi Giardini ItalianiParco Ruspoli di Vignanello (Viterbo), Archivio Grandi Giardini Italiani

Villa Carlotta Archivio Grandi Giardini ItalianiVilla Carlotta (Como), Archivio Grandi Giardini Italiani

Parco di Villa Pallavicino Archivio Grandi Giardini ItalianiParco di Villa Pallavicino, Stresa sul Lago Maggiore, Archivio Grandi Giardini Italiani

Villa Reale di Marlia Archivio Grandi Giardini ItalianiVilla Reale di Marlia (Lucca), Archivio Grandi Giardini Italiani

 

Written by Corinna Garuffi

Trentun anni, laureata in Scienze della Comunicazione, lavora da anni nel sociale. Da sempre alla ricerca di notizie inerenti al mondo del volontariato e alle opportunità offerte dell’Unione Europea, è anche appassionata di fotografia, arte e cucina. Indossa per la prima volta le vesti di blogger.

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