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1001 modi per ricordare gli anni 80

La generazione di mezzo. Ecco come tendono a chiamarci.

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Quelli dal cassetto strabuzzante di sogni e i poster di Luke Perry e Pamela Anderson ancora appesi  nell’armadio della cameretta dei nostri genitori. Quelli che “c (i) elo!” non è un nuovo canale ma un’espressione di vita dettata dalla pura soddisfazione di essere in possesso di  tutte le figurine Panini sul mercato… eccetto quell’unica che non troveremo mai. Quella che lascerà un vuoto incolmabile nel nostro album. Vuoto che tenderemo a riempire, negli anni, con un doppione. Della serie: tanto non se ne accorge nessuno ormai…

Sì, siamo proprio noi. Figli degli anni 80 e di aspettative infrante. In perenne ricerca della cabina telefonica per avvisare mamma che a sto giro no, non torniamo a cena. Comincia un nuovo telefilm, un certo Beverly Hills 90210 e voglio vederlo a casa di Marta. Le preghiere per restar fuori a dormire per poi consultare il Cioè con le amiche come fosse la Bibbia. Lui sì che aveva le risposte a tutto! Dalle sensazioni del primo bacio al timore di restare incinta con i primi accenni di petting.  Noi, che se non avevamo l’Invicta ma un simil tarocco eravamo degli sfigati. Noi. Dalla Smemo ridondante di pensieri e il Game Boy in tasca. Noi. Che ancora adesso tendiamo a riportare il prezzo delle cose in lire. Nostalgicamente noi…

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Che canticchiamo “sembra talco ma non è…” aspettandoci che il nostro compagno di tram finisca la frase invece di segnalarci alla polizia come potenziali spacciatori. Noi. Che abbiamo premuto il tasto “Y” del Grillo Parlante almeno una ventina di volte convinti che dicesse “idiota” e non “ilota. Noi. Che idolatravamo quell’essere disumano che riusciva a completare il cubo di Rubik. Noi. Che le ricerche a scuola richiedevano una settimana di preparazione sui libri incontrandosi a gruppi, sognando il giorno in cui tutto sarebbe stato a portata di mano sui computer.

Noi… Che con “Billy” intendevamo “succo d’arancia”. E parlando a cena con amici più giovani esordiamo con un “tracobetto” aspettando la risata del resto del gruppo che, inevitabilmente, tarda ad arrivare. E indagando con la dovuta calma veniamo a scoprire che I Goonies, per loro, altro non sono che un nuovo gruppo musicale, probabilmente…

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Toglietemi questa curiosità: ma voi, in quel Pisolone, stavate comodi? L’ho sempre sognato… Quello a forma di coniglio. Ho finto davanti ai trepidanti occhi del negoziante e i disillusi dei miei genitori di sguazzarci dentro come non ci fosse un domani. In realtà l’altezza non giocava a mio favore: quel Pisolone lì mi arrivava a metà coscia! Il Pigiamone invece… quello sì che mi dava grandi soddisfazioni! Mi giravo e rigiravo nel letto senza il minimo sentore di freddo. La dissenteria del giorno dopo dovuta alla pipì notturna che portava a denudarci stile visita medica non riusciva comunque a demotivarmi dall’indossare, fiera, il mio maxi-pigiama anti-sesso. Ma ai tempi, chi ci pensava???

Abbiamo segnato un’epoca, volenti o nolenti. Quella delle molle metalliche che scendono le scale, e chi arriva ultimo paga il gelato per tutti. Possibilmente un Cookie o un Cucciolone. Quella delle tartarughe del Kinder Sorpresa e dei ciucci appesi al collo. Quella dove i pannolini da cambiare erano quelli dei Paciocchini e le operazioni urgenti quelle dell’Allegro Chirurgo. Quella… Dove iscriversi a pallavolo non era per vocazione sportiva ma perché faceva figo assecondando il mood del momento di Mila e Shiro. Dove con “Urrà” non si pensava alla vittoria ma alla pubblicità del nerd con l’occhiale importante e la merendina in mano.  Dove a Indovina Chi sapevamo già di perdere con in mano Joe dalla smorfia incerta, il capello mosso e la montatura degli occhiali rossa. Beccati al secondo giro!

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Noi siamo fatti così… “Siamo proprio fatti così”. Con la collezione de “Il Cor ano”. Sì. Perché cominciavamo a prendere i primi numeri gratis in allegato, poi all’aumento del prezzo non completavamo la collana. 

Noi. Con lo stesso numero telefonico da quando andavamo al liceo. Cambia il contenitore, non il contenuto. E quel vecchio Motorola soprannominato “Highlander” lasciato più volte sul tetto della macchina e ritrovato al rosso dei semafori ora è già preistoria. Il nostro iphone cade da un centimentro, becca l’angolo sbagliato e… Crash: si vaporizza in una pioggia di cristalli. Il nostro Nokia dei tempi non osava lamentarsi nemmeno quando finiva nelle fontane dopo esser caduto dal terzo piano!

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Noi… che come compagnia telefonica avevamo “quella di Megan Gale, l’Omnitel!”. Che sfoggiavamo fieri la nostra cintura del Charro, fantasticavamo sul monopattino fluttuante del “Ritorno al Futuro”, pompavamo le Reebok prima di uscire e Balle Spaziali era il nostro credo. Divoravamo un panino volante al Burghy, mandavamo avanti la trattativa delle carte degli Sgorbions  (evitando di fissare “Starnu Tino” per un tempo prolungato al punto da toglierci l’appetito), facevamo firmare lo zaino con l’Uni Posca del nostro colore preferito alla fiamma del momento, recuperavamo lo scontrino con la mano appiccicosa vinta nelle patatine della mattina, recuperavamo due gettoni telefonici per avvisare che avremmo tardato e poi… via! 883 e Jovanotti a tutto volume nelle orecchie. Perché i miei fratelli a casa stavano tentando di passare al livello cinque di Monkey Island sperando di trovare Paolo sul fisso da mia zia a Milano per segnarsi le mosse da digitare sul Commodore 64.

Ci hanno chiamati sfigati, bamboccioni, schizzinosi. Sbagliamo se accettiamo un contratto a progetto sottopagato perché… “Così la catena non si spezzerà mai”. E sbagliamo se lo rifiutiamo perché… “Cosa pretendi all’inizio???”. Qualcuno poi ci dirà quanto deve durare, questo inizio.  Se andiamo all’estero, perché… “Così son bravi tutti! Il vero coraggio è restare!”. Se rimaniamo, perché… “E’ comodo avere la mamma vicino…”.

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Quelli eternamente giovani, che sono ancora in fila ad aspettare il loro turno. Che chissà quando arriverà… Noi –  proprio noi – ci siamo stancati di aspettare!

Senza che sia qualcun altro ad etichettarci in qualche salotto tv, lo facciamo da soli. Attraverso un documentario condiviso generazionale” spiegano così il progetto  le ideatrici, brillanti professioniste della tv nonché amiche con la A maiuscola Cristina Nucera e Valentina Rebuffo. Trentenni, ovviamente.

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Il nostro momento comincia adesso, in questo lunedì 27 ottobre ancora acciaccato dall’ora legale. Una domanda, un video e la necessità di far sentire la propria voce. Sono questi gli elementi alla base di 33trentenni, il film documentario da creare con video amatoriali di un’intera generazione. La nostra, per l’appunto. Perché noi, a differenza di molte altre generazioni, sappiamo sempre reinventarci senza aspettare che qualcuno ci venga a portare la pappa pronta.  Vale e Cri ci sono riuscite. Unconventional30.tv è la loro piattaforma web dedicata ai trentenni che usano la rete in cerca di nuovi contenuti di informazione ed intrattenimento.

Sei nato negli anni 80? Raccontati postando sul sito clip video di risposta a domande legate ai  temi più diversi, dall’attualità ai ricordi dell’infanzia, dalle preoccupazioni condivise agli intramontabili sogni personali. “Ogni settimana, il lunedì e il mercoledì, proporremo una serie di domande postandole sul sito e sui social di Unconventional.tv. Le stesse che ci facciamo tra noi amici. Dalla politica all’attualità, dalla famiglia ai nostri sogni. L’obiettivo? Mettere insieme i pezzi di un puzzle che non sempre è come raccontano…”.

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Cristina E Valentina daranno voce a chi il futuro se lo sta costruendo, senza dimenticare di condividere gusti, ricordi e tendenze dei giovani degli anni 80. Per partecipare al documentario 33trentenni, trovate tutte le indicazioni sul sito

http://www.unconventional30.tv/33trentenni

Cosa resterà di questi anni 80? Concluderebbe Raf.

I nostri video, penso. L’inguaribile voglia di spaccare il mondo. E… Una domanda che ci porteremo nella tomba: ma il Crystal Ball, alla fin fine, faceva male?!?

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