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12 giugno 1942: Anna Frank inizia a scrivere il suo diario

È il 12 giugno 1942 quando la piccola Anna Frank, all’anagrafe Anneliese Marie Frank, nata nel 1929 a Francoforte sul Meno (Germania), riceve un diario come regalo per il suo tredicesimo compleanno. Un piccolo dono che si sarebbe presto trasformato in un documento storico di preziosa importanza. Pagine bianche destinate a raccogliere la testimonianza diretta, viva e autentica dell’orrore perpetrato dal regime nazista a danno degli ebrei durante il corso della seconda Guerra Mondiale. Il destino l’ha privata dei suoi giochi di bambina, e Anna destina quei fogli ad una drammatica memoria: quella della persecuzione antisemita messa in atto dal Terzo Reich di Adolf Hitler che mirava allo sterminio del popolo ebreo. Anna Frank affida a quel quaderno i suoi pensieri, desideri, speranze e paure, indirizzandoli all’amica immaginaria Kitty.

Anna, la sorella Margot, il papà Otto Frank e la mamma Edith, che in seguito alle leggi razziali emanate nel ’33 da Hitler come molti ebrei sentono la necessità di abbandonare la Germania e trovare un rifugio sicuro che li mettesse al riparo dalle persecuzioni naziste, si trasferiscono ad Amsterdam. E fu lì che vissero in clandestinità per 2 anni, nella casa sul retro sopra gli uffici di una ditta in Prinsengracht 263. Era il 6 luglio 1942 e la famiglia Frank inizia la sua vita in clandestinità; a loro dopo pochi giorni si aggiungono la famiglia Van Pels e a novembre il dentista Fritz Pfeffer. Il diario di Anna racconta la vita nell’Alloggio segreto, due anni vissuti in silenzio, nel terrore di essere scoperti e catturati dai nazisti.

La piccola Anna annota gli avvenimenti nel rifugio, la ripetitività di una quotidianità coatta ed apparentemente ‘tranquilla’, ma nel contempo dilaniata da ansie, speranze e paure. Il diario le è di grande conforto, scrive anche brevi racconti, si dedica allo studio e annota  le citazioni di scrittori famosi che lei chiama “belle frasi”. Mai la luce del giorno in quei 2 anni, perché le finestre erano oscurate. Unica finestra sul mondo un lucernaio della soffitta dove i rifugiati custodivano i viveri ‘a lunga scadenza’ come fagioli e patate.

Quel diario divenuto documento storico è il racconto dell’orrore della Shoah vista ‘da dentro’, con gli occhi di una 13enne che ha vissuto quella tragedia in prima persona; descrive grazie alla penna di Anna la giornata-tipo di quella drammatica prigionia. È una raccolta di emozioni, umori, sconforto, speranze e paura, tanta paura. La narrazione inizia con la difficoltà di vivere la prima parte della giornata perché fino alle 12.30 era d’obbligo star zitti e fermi per non far rumori che destassero i sospetti del personale estraneo dell’ufficio sottostante. I giorni di prigionia andavano avanti e nel frattempo fuori impazzava il delirio italo-tedesco di Adolf Hitler e Benito Mussolini, e si consumava la guerra più atroce della storia dell’umanità.

La scrittura di Anna Frank si interrompe bruscamente il 1° agosto 1944 e poi il silenzio. Venerdì 4 agosto 1944 la polizia tedesca, guidata da Silberbauer, un collaborazionista olandese, fa irruzione nell’ufficio e nell’alloggio segreto dei Frank grazie ad una soffiata. Dopo il rastrellamento l’arresto dei rifugiati e di chi li aiutò in quel lungo periodo di clandestinità. Il diario di Anna Frank viene ritrovato nel disordine causato dal blitz tedesco, e messo al sicuro dalla signora Miep Gies, salvatasi miracolosamente alla furia nazista in virtù delle sue origini viennesi. E poi il tragico ed inevitabile epilogo: in un primo momento il trasferimento delle famiglie Frank e Van Daan nel campo di smistamento di Westerbork, nella regione della Drente (Olanda), e poi il 3 settembre 1944 la deportazione nel campo di sterminio di Auschwitz, in Polonia. Anna e la sorella Margot, malate di scabbia, vengono ricoverate, la madre Edith Frank le segue per non lasciarle sole. Rimane con loro fino al 28 ottobre, e muore il 6 gennaio 1945. Nel mese di febbraio le sorelle Frank vengono colpite dal tifo e si spengono di lì a poco tra lo sconforto di essere rimaste “sole, senza mamma e papà e senza a più niente” e le atroci sofferenze fisiche. Anna muore nel marzo 1945, la sorella la precede di 2 giorni. Il suo diario viene pubblicato nel 1947 su concessione di Otto Frank, scampato allo sterminio, e ha il titolo di “Het Achterhuis”, “il Retrocasa”.

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Barbara d’Urso

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