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14 arrestati per il sequestro di Silvia Romano in Kenya: “Se l’è cercata!” commenta qualcuno su Facebook.

La giornata di oggi si apre con uno spiraglio di sole, sono 14 gli uomini arrestati con l’accusa di complicità per quanto riguarda la scomparsa di Silvia Romano, la giovane italiana rapita a Chakama in Kenya. La gente del posto, dopo un tentato linciaggio, li ha indicati alle locali forze di polizia. Gli uomini sono stati prelevati e sottoposti immediatamente ad interrogatorio. Si prende in considerazione l’ipotesi che i banditi potrebbero avere avuto contatti con il gruppo di sequestratori se non proprio esserne complici.

L’ipotesi della criminalità comune

In queste ore si sta discutendo l’ipotesi più probabile, ossia che si tratti di comune criminalità, quella che ha colpito lo scorso martedì la comunità di Chakama, una località del sud del Kenya che si trova a circa 80 chilometri dalla città di Malindi, nella contea di Kilifi. Date le estreme condizioni di povertà del posto, non si scongiura, purtroppo, l’eventualità che la ventitreenne milanese possa essere venduta, passando così da un’organizzazione criminale all’altra. Tutte le piste rimangono quindi battute, nessuna esclusa, ma la convinzione più solida, ad oggi, è che i responsabili del blitz siano comuni banditi, come li ha definiti lo stesso capo della polizia Kenyota.
Si era avanzata l’ipotesi che il sequestro potesse trattarsi di un’opera degli Al Shabaab, gli integralisti islamici somali, che da anni seminano il terrore in Somalia e in Kenya. Ipotesi avvalorata dal fatto che alcuni testimoni li avrebbero sentiti parlare somalo durante il blitz armato per rapire Silvia, motivo per cui le ricerche si stanno espandendo anche nella limitrofa foresta, utilizzata soprattutto dai terroristi di Al Shabaab come nascondiglio. Un enorme dispiegamento di mezzi e uomini ha letteralmente invaso Chakama, esercito compreso.

La presidente della Onlus dichiara: “Sono andati a colpo sicuro”

«A quanto ci hanno raccontato le persone che abitano nel villaggio – ha riferito la Presidente della Onlus Lilian Sora – sono arrivati quattro o cinque individui armati che hanno lanciato un petardo, facendo sollevare la sabbia e hanno sparato più volte. Poi sono andati, a colpo sicuro, nella casa dove era la nostra volontaria, probabilmente perché lì sapevano che c’era una italiana, anche se non so spiegarmi il motivo di quello che è successo. In quel momento era da sola, perché altri erano partiti e altri ancora arriveranno nei prossimi giorni».

La rivolta sui social: “Se l’è cercata!”

Aberranti le notizie che ci arrivano dai social, dove molti italiani si sentono a proprio agio nell’emettere sentenze assolutamente non pertinenti su quella che è la notizia della dolorosa scomparsa, di cui ancora non ne si conosce l’esito, ricordiamocelo, di una giovanissima ragazza.
Al grido di “Se l’è cercata!” si scatenano i commenti sempre più bigotti ed agguerriti di chi, probabilmente senza sapere nemmeno dove sia allocata geograficamente l’Africa, giudica la scelta altruistica ed assolutamente umana di Silvia, scelta compiuta in un mondo in cui l’umanità è in via d’estinzione e c’è una desolante perdita di altruismo.
Probabilmente Silvia avrebbe fatto meglio a restarsene a casa ad organizzare il sabato sera con gli amici. Anche se, ancora più probabilmente, Silvia aveva già capito da tempo che le azioni di una sola persona possono – eccome – cambiare il quadro generale.

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