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14 gennaio 1976: in Italia esce per la prima volta in edicola il quotidiano “La Repubblica”

Nell’Italia degli “anni di Piombo” appare in edicola, per la prima volta il 14 gennaio del 1976, il quotidiano “La Repubblica” che si propone, fin dal primo numero, di far riflettere sui fatti piuttosto che raccontarli. E questa diventa una pagina importante del giornalismo italiano, ancora oggi voce autorevole, sia nel linguaggio che nel formato. L’ideatore di questo quotidiano è il giornalista 52enne Eugenio Scalfari, già Direttore del settimanale L’Espresso (dal 1963 al ’68) e Deputato del Psi. Scalfari vuole con sé alcuni colleghi che stima: Gianni Rocca, caporedattore centrale, poi Giorgio Bocca, Sandro Viola, Mario Pirani, Miriam Mafai, Barbara Spinelli, Natalia Aspesi e Giuseppe Turani. Di questo gruppo doveva far parte anche Andrea Barbato con il ruolo di vicedirettore, ma il giornalista lascia alla vigilia del primo numero, perché chiamato alla direzione del TG2 post-riforma. Le vignette satiriche sono affidate alla matita preziosa di Giorgio Forattini e la redazione occupa solo quattro stanze, in via Po 12 a Roma, sede anche dell’Espresso. Il progetto piace all’editore Carlo Caracciolo e alla Mondadori che finanziano per metà l’impresa.

L’obiettivo è di dare al giornale un deciso carattere politico, che s’inquadra nella sinistra laica e progressista, prendendo posizione su aspetti fondamentali della società italiana e creando un’opinione pubblica che rispecchia l’ideologia del giornale e del suo ideatore. L’impostazione è quella di un giornale nazionale che si vuol contrapporre al primato del Corriere della Sera. Questo giustifica la scelta del nome “La Repubblica” che richiama il senso patriottico e istituzionale del termine stesso.

Il giorno della prima uscita in edicola vede in prima pagina un’intervista dello stesso Scalfari con il segretario del PSI, Francesco De Martino, sulla crisi di governo e sui rapporti con il PCI di Enrico Berlinguer. Al centro la notizia dell’incarico di Governo dato ad Aldo Moro e sotto c’è un articolo firmato da Bocca sul rischio del fallimento della fabbrica Innocenti. All’interno delle 20 pagine notevole spazio alle notizie di politica internazionale, punto di forza del giornale, di economia e di cultura. Lo sport apparirà solo nel 1979 a cura di Gianni Brera. L’esordio è un successo con 300mila copie e il formato tabloid è molto apprezzato dai lettori che lo avvicina alla stampa anglosassone. I titoli hanno un ruolo centrale perché ‘catturano’ l’attenzione di chi legge sia per il carattere tipografico originale (il Bodoni) che nelle scelte del lessico con giochi di parole e termini che influenzano l’opinione pubblica. Un altro aspetto importante che farà scuola è la vignetta che dopo un inizio in sordina si guadagna la prima pagina e a curarla è Giorgio Forattini, specializzato nella satira politica, priva di scritte e tutta affidata alle immagini.

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