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1500 opere d’arte confiscate da Hitler ritrovate a Monaco di Baviera

Circa 1500 opere d’arte confiscate dal regime nazista durante il Terzo Reich, e che si temevano perse per sempre, sono state ritrovate in una casa di Monaco di Baviera. Tra di esse ci sono quadri di pittori come Picasso, Renoir, Chagall e Matisse. Secondo quanto riporta il Mail online, le opere sono state rinvenute nella casa di Cornelius Gurlitt, figlio di un gallerista, stipate dietro a barattoli di vettovaglie.

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Il regime nazista e i suoi organi di propaganda si diedero un gran da fare nel dettare le linee di una nuova arte che dovesse rispecchiare l’ideologia nazionalsocialista. Quest’opera di omologazione dell’arte passò anche attraverso la confisca delle opere ritenute non conformi al modello nazista, come quelle cubiste, dadaiste, espressioniste e astrattiste. Alcune di esse furono distrutte, altre vendute a musei statunitensi e svizzeri, altre ancora esposte al pubblico ludibrio nella mostra d’arte degenerata tenutasi proprio a Monaco di Baviera. In totale furono più di seimila le opere d’arte, tra dipinti e sculture, che subirono l’epurazione del regime nazista.

Qui di seguito vengono riportate le folli parole che Adolf Hitler pronunciò nel 1935 e che ben spiegano come i nazisti abbiano tentato di distruggere tutto ciò che non era loro gradito e conforme alla loro ideologia: “Sono certo che pochi anni di governo politico e sociale nazionalsocialista porteranno ricche innovazioni nel campo della produzione artistica e grandi miglioramenti nel settore rispetto ai risultati degli ultimi anni del regime giudaico. [..] Per raggiungere tale fine, l’arte deve proclamare imponenza e bellezza e quindi rappresentare purezza e benessere. Se questa è tale, allora nessun’offerta è per essa troppo grande. E se essa tale non è, allora è peccato sprecarvi un solo marco. Perché allora essa non è un elemento di benessere, e quindi del progetto del futuro, ma un segno di degenerazione e decadenza. Ciò che si rivela il “culto del primitivo” non è espressione di un’anima naif, ma di un futuro del tutto corrotto e malato. […] Chiunque ad esempio volesse giustificare i disegni o le sculture dei nostri dadaisti, cubisti, futuristi o di quei malati espressionisti, sostenendo lo stile primitivista, non capisce che il compito dell’arte non è quello di richiamare segni di degenerazione, ma quello di trasmettere benessere e bellezza. Se tale sorta di rovina artistica pretende di portare all’espressione del “primitivo” nel sentimento del popolo, allora il nostro popolo è cresciuto oltre la primitività di tali “barbari”

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