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16 febbraio 1959, Fidel Castro diventa primo ministro di Cuba

16 febbraio 1959, un giovanissimo Fidel Castro (allora trentatreenne) diventa primo ministro di Cuba, carica che manterrà fino alla sua abolizione, avvenuta il 2 dicembre 1976. In realtà, anche dopo questa data, Castro conserverà il potere, cambiando solamente il nome della propria carica, che diventerà quella di Presidente del Consiglio di Stato e Presidente del Consiglio dei ministri (nonché, ovviamente, primo segretario dell’unico partito del paese, il Partito Comunista Cubano).

Oltre cinquant’anni di “monarchia comunista“, come alcuni hanno chiamato la strana formula del mantenimento del governo di Cuba da parte della famiglia Castro: date le proprie gravi condizioni di salute, infatti, nel 2008 Fidel Castro ha lasciato la presidenza del consiglio in favore del fratello Raul e nel 2011, invece, si è dimesso dalla segreteria del partito. Ecco che dopo tantissimi anni di embrargo, chiusura serrata delle frontiere e repressione del dissenso, il paese sta vivendo alcune piccole aperture per mano di Raùl Castro, il quale sta lentamente avviando alcune riforme liberali a favore della popolazione e dell’economia locale. Non ultimo, in questo senso, anche il disgelo con gli Stati Uniti.

Ma chi è Fidel Castro? Nato il 13 agosto del 1926 da una famiglia benestante, il leader maximo vide svanire le proprie ambizioni di impegno politico dopo che il colpo di stato del generale Fulgencio Batista, avvenuto il 5 settembre 1933, aveva rovesciato il governo di Carlos Prio Socarras e aveva portato alla cancellazione delle elezioni. Dopo aver denunciato Batista per “violazione della costituzione” ed aver organizzato un rovinoso assalto armato alla caserma di Moncada il 16 luglio 1953, fu imprigionato e condannato a quindici anni di prigione. Rilasciato nel 1955 grazie ad un’amnistia generale, esiliò in Messico e negli Stati Uniti.

Tornato clandestinamente insieme ad altri esiliati, si riunì in un gruppo politico di ossposizione al regime di Battista, il “Movimento del 26 luglio” e dopo essere sopravvissuto- unico insieme ad altri undici uomini, tra cui Ernesto “Che” Guevara e Camillo Cienfuegos– alla ritirata sulle montagne della Sierra Maestra, cominciò la guerriglia contro il regime. Il gruppo crebbe a riuscì a cacciare Battista, anche grazie alla diserzione di massa che aveva colpito gli uomini del regime.

Nel febbraio del 1959 Fidel Castro assunse la guida del paese, in seguito alle dimissioni del primo governo post-Battista: inizialmente gli Stati Uniti furono rapidi a riconoscere il nuovo governo, ma gli attriti non tardarono ad arrivare. Il nuovo governo di Cuba, infatti, cominciò ad espropriare le proprietà delle compagnie statunitensi proponendo risarcimenti molto bassi, basati sulle stesse valutazioni fiscali che le compagnie avevano stabilito negli anni precedenti. Ma non fu bollato da subito come “comunista“: l’allora vice presidente degli Usa Richard Nixon, dopo averlo incontrato alla Casa Bianca, disse che fosse “naif“, ma non necessariamente comunista.

Dovette ricredersi in fretta: nel febbraio del 1960 Cuba firmò un accordo con l’Unione Sovietica per l’acquisto del petrolio ed espropriò le raffinerie cubane, fino ad allora di proprietà americana. Gli Stati Uniti interruppero subito le relazioni diplomatiche con il governo Castro, che iniziò a ricevere aiuti umanitari e militari dall’Urss. Il 17 aprile 1961, gli Stati Uniti tentarono un fallimentare attacco a Cuba, facendo sbarcare nella Baia dei Porci, a sud dell’Avana, circa 1.400 dissidenti finanziati ed addestrati dalla Cia. Secondo le previsioni degli stessi servizi segreti americani, l’invasione avrebbe dovuto innescare una sollevazione popolare contro Castro, cosa che però non avvenne.

Il 2 dicembre di quell’anno, invece, in un famoso discorso alla nazione Fidel Castro si dichiarò “marxista-leninista” ed annunciò che Cuba avrebbe adottato il comunismo. Al centro delle politiche di Fidel Castro l’alfabetizzazione della popolazione, tanto che ad oggi Cuba resta il paese con il minor tasso di analfabetismo, e la diffusione della cultura; le nazionalizzazioni e le collettivizzazioni a favore dei lavoratori; la sanità di alto liello ed accessibile a tutti: contrariamente alla situazione riscontrabile in molte altre nazioni latino-americane e caraibiche, nessun bambino cubano vive infatti per la strada ed i tassi di mortalità infantile sono i più bassi delle americhe (Cuba è seconda solo al Canada), il livello della sanità è elevato e tutti i cubani ricevono latte quasi gratis fino all’età di sette anni.

Ecco perché, nonostante le dure limitazioni alla libertà di stampa e di espressione, questa sottilissima striscia di terra viene ad oggi considerata da molti come esempio e come ispirazione. Fidel Castro ha avuto il merito di trasformare un’isola, portando la sua popolazione ad avere livelli di vita medio-alti, a dispetto della tradizione storica che l’aveva relegata a paradiso per turismo e sfruttamento- anche sessuale- per pochi avventori americani.

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