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16 settembre 1970: scomparsa Mauro De Mauro, un mistero che dura da 46 anni

È un delitto ancora senza colpevoli quello di Mauro De Mauro, il cronista de L’Ora di Palermo, nato a Foggia nel 1921, sequestrato presumibilmente da un commando mafioso la sera del 16 settembre 1970 a Palermo.

De Mauro vittima della mafia? Sono passati 46 anni da quel giorno ma da allora solo ipotesi investigative e nessuna verità processuale si è avuta sulla scomparsa del giornalista palermitano. Polizia e Carabinieri batterono la pista legata all’inchiesta fatta dal cronista sulla morte del presidente dell’Eni, Enrico Mattei, secondo la sua interpretazione dovuta a omicidio e non incidente. Venne in un primo momento tenuta altresì in considerazione anche la cosiddetta pista del ‘golpe Borghese’, tentativo di colpo di Stato (fallito) in Italia, ordito da Junio Valerio Borghese (Fronte Nazionale) la notte tra il 7 e l’8 dicembre 1970, che prevedeva il rapimento dell’allora capo dello Stato, Giuseppe Saragat.

Nel giugno del 2015 è stata la Cassazione a mettere la parola ‘fine’ al Caso De Mauro’, facendo calare il sipario processuale su questa oscura vicenda, caratterizzata da una spinosa inchiesta che subì depistaggi da parte dei servizi segreti e da un lunghissimo processo chiusosi senza colpevoli, con l’assoluzione dell’unico imputato, Totò Riina, accusato di essere stato il mandante del delitto. Il ‘Capo dei Capi’ fu assolto per non aver commesso il fatto, come anche stabilito precedentemente dai tribunali della Corte d’Appello e di Assise. Secondo la sentenza di primo grado, De Mauro fu sequestrato e ucciso “perché si era spinto troppo oltre nella sua ricerca della verità sulle ultime ore di Enrico Mattei in Sicilia”.

Tutto ebbe inizio quando gli fu affidato l’incarico dal regista Franco Rosi, intenzionato a realizzare un film proprio su Mattei, deceduto nell’ottobre del ’72 mentre si trovava a bordo di un piccolo aeroplano che, decollato da Catania e diretto a Milano, andò a schiantarsi a Bascapè, vicino Pavia. De Mauro doveva indagare sugli ultimi due giorni di vita del presidente dell’Eni, trascorsi in Sicilia; ricostruirli e metterli nero su bianco in una sceneggiatura che poi il registra avrebbe inserito nella sua pellicola. Dopo un attento e certosino lavoro di investigazione e raccolta delle informazioni nei luoghi battuti da Mattei, De Mauro scrisse la sceneggiatura e la inserì in una busta gialla che – secondo l’inchiesta – il cronista ebbe in mano fino al giorno della sua morte.

In quella busta sarebbe stata contenuta secondo gli inquirenti la verità sulla fine di Mattei, morto non in un incidente ma a causa di un piccolo ordigno piazzato sul velivolo in cui viaggiava. E il mistero di quella morte è legato a doppio filo con la scomparsa del cronista siciliano. De Mauro la sera in cui sparì aveva appena posteggiato la sua Bmw accanto al portone di ingresso della casa in cui abitava, in viale delle Magnolie a Palermo. L’ultima persona a vederlo fu la figlia: scorse il padre accompagnato da tre individui dall’aspetto sinistro ordinargli di rientrare in macchina al grido di “Amuninni!” (Andiamo). Da quel momento il giornalista sparì per sempre. La sua auto poche ore dopo fu rinvenuta in via Pietro D’Asaro a Palermo, del suo corpo nessuna traccia. Secondo il pentito Francesco Marino Mannoia, i resti del cronista rimasero sepolti per anni sotto un ponte del fiume Oreto, e solo successivamente sciolti nell’acido.

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