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19 marzo 1994, don Giuseppe Diana ucciso dalla camorra: la storia e le sue frasi, oggi

Era il 19 marzo 1994, quando don Giuseppe (“Peppe”) Diana viene assassinato nella sacrestia della sua parrocchia di San Nicola di Bari a Casal di Principe: si conclude così, con sei proiettili andati a segno, l’esistenza umana del prete-coraggio, famoso per il suo impegno religioso e civile contro la camorra.

Il sacerdote, che svolgeva anche il ruolo di assistente ecclesiastico del Gruppo Scout di Aversa e lavorava come insegnante in alcune scuole del territorio, è passato alle cronache per aver aiutato la gente nei momenti resi difficili dalle infiltrazioni della camorra casalese nell’imprenditoria locale e dalle vessazioni del boss Sandokan (Francesco Schiavone).

All’assassinio, eseguito un puro stampo camorristico, è seguito un processo in cui si è cercato dapprima di infangare il nome del sacerdote, accusandolo di essere pedofilo, affiliato del clan e frequentatore di prostitute. Ma la giustizia ha fatto il suo corso, portando a galla la verità: il 30 gennaio 2003 è stato condannato all’ergastolo il mandante dell’omicidio Nunzio De Falco, l’anno successivo condannati all’ergastolo anche i coautori dell’assassinio, ovvero Francesco Piacenti e Mario Santoro.

Quale l’insegnamento di don Peppe, oggi? Il sacerdote ha affidato il suo pensiero sulla camorra e sul dovere dei cristiani nella lettera-manifesto “Per amore del mio popolo”, diffusa nel Natale del 1991 in tutte le chiese di Casal di Principe e nell’Aversano. Nel documento la Camorra è stata definita una “forma di terrorismo che incute paura, impone le sue leggi e tenta di diventare componente endemica nella società campana”, un “laboratorio di violenza” che impone “regole inaccettabili”, come tangenti al 20% per gli imprenditori, sfruttamento della manodopera, traffici illeciti per lo spaccio delle sostanze stupefacenti, scontri tra fazioni opposte che flagellano le famiglie. Il cristiano, di fronte a questo sistema che nient’altro riempie che un “vuoto di potere dello Stato”, è chiamato ad essere un esempio di povertà e ad adottare nuove forme di comportamento, la Chiesa stessa è invitata ad adottare una posizione meno neutrale, a parlare “chiaro” nelle omelie, perché “le comunità avranno bisogno di nuovi modelli di comportamento: certamente di realtà, di testimonianze, di esempi, per essere credibili.”

In apertura: olio su tela raffigurante Don Peppe Diana, G. Guida 2009 – Ph omnia/Wikipedia Commons

Miriam Leone Le Iene

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